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Aggiornato: 1 ora 41 min fa

Regionalizzazione, Pittoni (Lega): non è vero che i docenti del Sud guadagneranno di meno

Dom, 17/02/2019 - 19:47

In realtà era stato il Governatore della Campania ad anticipare la possibilità che i docenti del Sud potevano perdere fino a 300 euro al mese di stipendio.

De Luca ha commentato le parole del Ministro che hanno offeso i docenti del Sud. “Quello che ha detto il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, – ha detto De Luca – è il senso comune che circola nel nord rispetto ad un sud che non fa nulla. Abbiamo una percentuale significativa di figli di buona donna in tutti i settori, ma l’idea che il sud sia la terra dove non ci si sacrifica è una immagine infame del sud che dobbiamo sconfiggere e la sconfiggiamo con l’esempio”.

Per quanto riguarda la regionalizzazione ha così affeermato, “Una delle possibili conseguenze per il Sud se va avanti l’ipotesi Veneto e si regionalizza la scuola, è il divario di retribuzione tra nord e sud spaventoso. I nostri docenti perderanno 300 euro al mese e l’offerta formativa rischia di esse dequalificata”.

Il Senatore Mario Pittoni non è d’accordo e parla di “Terrorismo mediatico”: “Giornale specializzato della scuola – scrive – “spara” titolo sul rischio (ovviamente inesistente) che con l’autonomia i docenti del Sud perdano 300€ al mese, per poi ammettere nel testo che non è vero nulla. Terrorismo mediatico solo per attirare l’attenzione?”

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Sciopero, 27 febbraio per personale docente ATA. Nota Miur

Dom, 17/02/2019 - 18:00

Regionalizzazione, no grazie. La scuola sciopera il 27 febbraio

Il Miur ha ufficializzato lo sciopero con nota n. 4722 del 13/02/2019.

Lo sciopero riguarda il personale docente e ATA a tempo sia determinato che indeterminato. Sono esentati i DSGS facenti funzioni, in quanto sciopereranno il 22 febbraio.

Essendo l’istruzione un servizio pubblico essenziale, lo sciopero va esercitato in osservanza delle regole e delle procedure fissate dalla normativa vigente (articolo 1 della legge 12 giugno 1990, n. 146 e successive modifiche ed integrazioni  e norme pattizie definite  ai sensi dell’art. 2 della legge medesima).

Le scuole devono comunicare lo sciopero alle famiglie e agli alunni; devono inoltre comunicare tramite SIDI le seguenti informazioni:

  • numero dei lavoratori dipendenti in servizio;
  • numero dei dipendenti aderenti allo sciopero anche se negativo;
  • numero dei dipendenti assenti per altri motivi;
  • ammontare delle retribuzioni trattenute.

nota

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Fratoianni (SI-LeU): “fiume di viaggi in missione ministeriale verso casa del titolare dell’Istruzione”

Dom, 17/02/2019 - 17:47

La vicenda un po’ penosa e imbarazzante del fiume di viaggi in missione ministeriale verso casa del titolare dell’Istruzione rivelata dall’inchiesta del settimanale L’Espresso fa venire rabbia e tristezza.
Per non parlare della corte, come rivela l’inchiesta giornalistica – che circonda il titolare di Viale Trastevere“

Lo afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali.

“Il Presidente del Consiglio dei ministri – prosegue il leader di SI – dovrà venire in Parlamento a spiegarci quale cambiamento intende apportare per evitare in futuro questi ripetuti episodi di malcostume, che gettano discredito sulle Istituzioni.”
E francamente il silenzio imbarazzato su quanto accade in Viale Trastevere da parte dei vestali dell’anticasta ovvero i M5S – conclude Fratoianni – fa davvero pensare sul loro impegno per la sobrietà e per il cambiamento…”

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“Settimana nazionale della musica a scuola”, 13-19 maggio

Dom, 17/02/2019 - 17:42

Il Miur ha diramato la nota n. 203 del 12/02/2019, avente per oggetto “Settimana nazionale della musica a scuola: dal 13 al 19 Maggio 2019”.

Cos’è

L’Amministrazione, nello specifico, comunica l’organizzazione anche per il 2019 della “Settimana nazionale della musica a scuola” che viene fissata dal 13 al 19 Maggio 2019.

Le scuole, durante la succitata settimana, hanno l’occasione di testimoniare l’importanza delle attività musicali che realizzano nel corso dell’intero anno scolastico e che trovano in essa il punto di arrivo di ordinari percorsi di apprendimento.

Eventi

Le scuole organizzano autonomamente gli eventi che ritengono più opportuni e che potranno svolgersi sia a scuola che fuori.

Nella nota si invita a coinvolgere genitori e  forze sociali e culturali esterne alla scuola, sia pubbliche che private, al fine di sviluppare quella collaborazione necessaria per dar valore alle singole manifestazioni.

Rassegna Nazionale degli ensemble orchestrali e cori

Nel corso della medesima settimana (13-19 maggio), il Miur promuove a Cremona  l’organizzazione della XXX Rassegna Nazionale degli ensemble orchestrali e cori delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado e del settore AFAM.

La Rassegna è organizzata dal Liceo musicale statale “A. Stradivari” di Cremona, capofila della Rete musicale scolastica della provincia di Cremona “Piazza Stradivari” e l’USR per la Lombardia, in collaborazione con il Comune di Cremona, assessorato alle Politiche Educative, la Camera di Commercio di Cremona e con il MIUR- Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti, che hanno predisposto pertanto l’allegato Regolamento.

nota

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Premiare per motivare i bambini, sistema non sempre efficace. Ecco perché

Dom, 17/02/2019 - 17:24

Così sostengono, come riferisce il Corriere.it, gli insegnanti inglesi, il cui sistema mira a motivare gli studenti tramite dei premi.

Punire con brutti voti: sistema inefficace

Tutti gli esperti sono d’accordo sul fatto che punire o umiliare i bambini con brutti voti non sia un sistema efficace.

Premiare: non sempre è efficace

Secondo i docenti, che hanno segnalato la problematica, il sistema dei premi rischia di dar vita ad una competizione non sana e i bambini sono stimolati solo perché attendono la ricompensa.

Il sistema, inoltre, esclude i bambini svantaggiati che non riescono ad ottenere la ricompensa.

A ciò si aggiungano le reazioni di bambini e genitori on premiati.

Altra critica mossa al sistema, riguarda il fatto che non si riesce a sviluppare lo spirito di comunità della classe.

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Pensione quota 100, Anief: docenti scoraggiati dalla riduzione dell’assegno

Dom, 17/02/2019 - 16:44

Marcello Pacifico (Anief): Il pre-prepensionamento è davvero troppo penalizzante. Perché ti manda in pensione a 62 anni con 38 di contributi anche con poco più di mille euro al mese. Ciò malgrado si tratti di un lavoro usurante ed il personale scolastico meriti di accedere all’Ape Social.

Per comprendere i meccanismi di calcolo della riduzione dell’assegno con quota 100 è possibile rivolgersi a CedanS.r.l.s.: c’è tempo fino alle ore 23.59 del 28 febbraio.

Procede a gonfie vele la richiesta di accesso a quota 100. Ma non tra il personale scolastico:l’Inps ha comunicato che delle 49.922 domande presentate,solo 17.077 arrivano da lavoratori pubblici. Quelle dei dipendenti della scuola, scrive oggi Orizzonte Scuola, sarebbero quindi appena 6.000. “Il numero è ricavato dalla proporzione fra il numero delle domande arrivate all’Inps (poco) e il peso del personale scolastico sul pubblico impiego che è di circa un terzo”, spiega la rivista specializzata.

“Anche se dal comparto scuola, le stime parlavano di circa 50.000 domande potenziali, va ricordato che c’è ancora un po’ di tempo per presentare le richieste”, ovvero fino al 28 febbraio prossimo. “Inoltre, il testo è ancora in discussione in Parlamento per la conversione in legge e comunque per i dipendenti della scuola l’uscita dal lavoro si concretizzerà non prima dell’inizio del prossimo anno didattico”. Ma perché, a pochi giorni dalla scadenza, sono così pochi gli insegnanti e i lavoratori Ata ad avere aderito all’anticipo pensionistico introdotto dal governo giallo-verde con il decreto n. 4 del 28 dicembre scorso ed entrato in vigore un mese dopo?

Il punto è che “il ricorso alla quota 100 per lasciare la scuola con qualche anno di anticipo comporta la percezione a vita di un assegno più basso.La riduzione dell’importo è dovuta a una questione meramente matematica: con il sistema contributivo, la pensione è in relazione ai contributi versati. Quindi se si decide di uscire prima dal lavoro, si decide nello stesso tempo di smettere di versare contributi e quindi la pensione più bassa di quella di chi decide di lavorare (e versare contributi) ancora per qualche anno”.

Erano corretti quindi i calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio che, in tempi non sospetti, ha reso pubbliche le possibilità per tanti dipendenti di aderire a quota 100 ritrovandosi con una pensione decisamente light, con un il taglio dell’assegno che varia «da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a valori oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni», erano quindi più che veritieri. L’importo mensile del pensionato che aderisce a questa opportunità, varia quindi tra il 5% in caso di anticipo di un anno sino ad“oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni”.

“Premesso che non vi sarà alcun turn over se il Ministero dell’Istruzione non dovesse riaprire subito le GaE e stabilizzare i precari con 36 mesi di servizio – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, va ricordato che quota 100 risulta davvero troppo penalizzante. Perché ti manda in pensione a 62 anni con 38 di contributi anche con poco più di mille euro al mese. E questo non è giusto”.

“Stiamo parlando di una professione particolare: chi opera nella scuola è sottoposto ad uno stress psico-fisico derivante dal rapporto diretto con gli studenti. È un lavoro usurante, non solo per chi opera nei nidi e nella scuola dell’infanzia: anche i docenti della primaria e della secondaria dovrebbero accedere all’Ape Social. Dando così loro la possibilità di lasciare il servizio a 62- 63 anni così come avviene ancora oggi in Europa. E senza alcuna decurtazione”, conclude il presidente Anief.

Per qualsiasi informazione relativa alle pensioni – si ricorda che lacircolare ministeriale n. 4644 chiarisce i requisiti per lasciare il servizio – è possibile presentare domandafino al 28 febbraio attraverso il sistema Polis; si consiglia di contattare la sede Cedan S.r.l.s. più vicina e visitare il sito internet della struttura. Chiedi un’informazione o una consulenza anche via e-mail all’indirizzo   info@cedan.it oppure chiama il numero 091 7098356.

È inoltre possibile aderire al ricorso predisposto per Radamante, al fine di recuperare la liquidazione sottratta tra il 2011 e il 2012 al momento del suo versamento, cioè il 2,69% dell’importo previsto nel biennio.

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Docenti “ingabbiati” incontrano Pittoni (Lega): percorsi abilitanti in vista?

Dom, 17/02/2019 - 16:40

E’ questo un post presente, insieme ad una foto pubblicata dal Sen. Pittoni, nella suo profilo FB, in riferimento ad un incontro avvenuto tra lo stesso  e i docenti ingabbiati, ossia coloro i quali non riescono a rientrare dopo l’assunzione nelle regioni del Centro-Nord.

Dai contenuti del post, si evince che il Senatore abbia aperto a dei percorsi abilitanti per i docenti di ruolo, in modo da ampliare le loro possibilità di rientro nelle regioni di residenza. Conseguendo un’altra abilitazione, infatti, i predetti docenti potrebbero parteciapre non solo alla mobilità territoriale ma anche a quella professionale (passaggi di ruolo/cattedra).

Gli stessi percorsi abilitanti, si comprende dal post, dovrebbero essere organizzati anche per i precari di terza fascia, tuttavia gli alleati di Governo della Lega, ossia il M5S, si sono sempre mostrati totalmente contrari, affermando che ci si entra in ruolo solo tramite concorso ordinario.

Si tratta soltanto di un post, attendiamo eventuali notizie ufficiali.

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Scatti stipendiali, Anief: spettano anche ai precari. Altre vittorie in tribunale

Dom, 17/02/2019 - 15:45

Nelle ultime settimane i successi ottenuti sia in primo grado (Tribunali di Arezzo, Brescia, Catania, Cremona, Forlì, Pordenone, Roma) sia in secondo grado (Corte d’Appello di Bologna) dagli Avvocati Fabio Ganci e Walter Miceli, in collaborazione con i nostri legali sul territorio, fanno condannare il Ministero dell’Istruzione al riconoscimento delle progressioni stipendiali mai corrisposte al personale precario e al risarcimento del danno nei casi di reiterati contratti su posti vacanti. Marcello Pacifico (Anief): “Le nostre azioni legali restituiscono dignità al personale precario della scuola”. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief per ottenere gli scatti di anzianità e il risarcimento del danno per il periodo di precariato svolto oltre i 36 mesi di servizio su posto vacante

Il Tribunale del Lavoro di Forlì, ad esempio, con ben cinque sentenze di identico tenore accoglie senza riserve le tesi sostenute dall’Avv. Tiziana Sponga, ed evidenzia come “la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto di lavoro a tempo determinato recepito dalla direttiva 99/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere l’anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai C.C.N.L. succedutisi nel tempo”, accordando in favore dei cinque lavoratori precari che si erano affidati al nostro sindacato per la tutela dei propri diritti, il riconoscimento “dell’anzianità di servizio maturata nei periodi di lavoro effettivamente prestato con contratti di lavoro a tempo determinato e il relativo diritto alla progressione retributiva corrispondente all’anzianità di servizio maturata e, per l’effetto, condanna il M.I.U.R. al pagamento delle relative differenze tra la retribuzione percepita e quella dovuta, maturate, in ragione della posizione stipendiale prevista dal C.C.N.L. applicabile in base alla riconosciuta anzianità di servizio”.

Anche i Tribunali del Lavoro di Arezzo (Avv. Simona Fabbrini), Brescia (Avv. Lara Bianzani), Catania (Avv. Marco Di Pietro), Cremona (Avv. Lara Bianzani) e Roma (Avv. Salvatore Russo) danno piena conferma del diritto del personale precario della scuola a percepire le medesime progressioni stipendiali riconosciute dal Miur solo al personale assunto a tempo indeterminato, evidenziando “l’inidoneità della contrattazione collettiva e dei contratti individuali succedutisi nel tempo a legittimare un trattamento non conforme al richiamato principio di non discriminazione potendo tale trattamento trovare idonea giustificazione esclusivamente in “motivazioni oggettive” che in ipotesi non sussistono. Ed invero, il servizio garantito dal personale docente e non docente assunto a termine è sostanzialmente assimilabile al servizio svolto dal personale assunto a tempo indeterminato, tant’è che l’assunzione a tempo indeterminato avviene per effetto del riconoscimento delle prestazioni complessivamente rese in forza dei contratti a termine succedutisi nel tempo”.

Identico successo presso la Corte d’Appello di Bologna (Avv.ti Irene Lo Bue e Tiziana Sponga) dove si ribadisce non solo il diritto agli scatti di anzianità per il personale precario docente e non docente, ma anche la “sussistenza di una illegittima reiterazione per stipulazione di contratti superiori ai 36 mesi rispetto a supplenze che ancorché di fatto devono essere reputate su organico di diritto”, confermando il diritto al risarcimento del danno in favore di altri sei ricorrenti.  Il Tribunale del Lavoro di Pordenone, infine, su ricorso patrocinato sul territorio dall’Avv. Fortunato Niro, evidenzia l’illegittimità dei rapporti di lavoro a termine stipulati oltre i 36 mesi di servizio su posto vacante e constata come “la comprovata prestazione (come avvenuto nel caso di specie) di attività ad opera di soggetti rientranti nel corpo di personale docente, ovvero amministrativo, tecnico ed ausiliario per un periodo temporale eccedente il triennio comporta inconfutabilmente l’illegittimità dell’apposizione del termine ai contratti di lavoro” riconoscendo al ricorrente “a titolo d’indennità risarcitoria 7 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”.

“Ancora una volta il MIUR – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che persevera nella reiterazione di contratti a termine in palese contrasto con le prescrizioni eurounitarie, è stato condannato in tribunale grazie alla precisa azione legale promossa dal nostro sindacato e ha pagato lo scotto dell’abuso perpetrato con delle condanne esemplari che restituiscono dignità all’impegno e alla professionalità dei lavoratori precari della scuola”.

Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi Anief clicca qui

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Formazione obbligatoria docenti, Anief: rientra tra le 40 ore. Oltre scatta retribuzione o esonero

Dom, 17/02/2019 - 15:30

Il disorientamento è scaturito dall’approvazione del comma 124 dell’art.1 della Buona Scuola che definisce una condizione di perentorietà e di continuità sul tema della formazione in servizio, facendo rientrare l’aggiornamento professionale annuo all’interno degli adempimenti della funzione docente. È il caso di un insegnante di Taranto, che chiede lumi in proposito, a seguito di una diversa interpretazione della norma all’interno del suo istituto scolastico. Anief ricorda che l’obbligo della formazione, introdotto con la Legge 107, è di per sé “vuoto”, poiché non prevede un limite orario. Detto questo, la formazione obbligatoria va necessariamente somministrata in orario di servizio. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Fuori dal servizio (obbligatorio) il docente va esonerato o retribuito per la quota eccedente. È bene, tuttavia, che gli insegnanti in fase di quantificazione delle ore da svolgere nell’annualità esplicitino in tale delibera le modalità per l’effettuazione delle attività di formazione”.

Sulla formazione in servizio dei docenti permangono dei dubbi su come si realizzi tale adempimento. In particolare, se è obbligatoria la partecipazione a tali corsi di formazione, ma anche se esiste un limite orario annuo di formazione a cui l’insegnante di ruolo non si può sottrarre e se, infine, tale formazione obbligatoria al di fuori delle ore di attività didattiche per i docenti è gratuita o va retribuita.

È il caso di un insegnante di Taranto, che chiede lumi in proposito, a seguito di una diversa interpretazione della norma all’interno del suo istituto scolastico. Anief ricorda che l’obbligo della formazione, introdotto con la Legge 107, è di per sé “vuoto”,poiché non prevede un limite orario. Quindi, partendo da questo presupposto, due ore di formazione annua possono andare bene. Ma anche 100 ore. Il quantum orario può solo stabilirlo il collegio docenti, sulla base di una serie di variabili espresse dallo stesso organo collegiale.

Una volta che ciò avviene, la formazione obbligatoria va necessariamente somministrata in orario di servizio. Poiché è chiaro che non è possibile utilizzare le ore di insegnamento per fare formazione: si creerebbe, in questo caso, un gratuito danno alla didattica e al diritto all’istruzione degli studenti. Pertanto, le ore di servizio utili all’aggiornamento professionale dei docenti sono solo quelle delle attività funzionali all’insegnamento. Stiamo parlando, in particolare, delleore previste dall’articolo 29 del Ccnl, il quale prevede l’utilizzo di 40 ore complessive annuali, oltre la didattica frontale, di norma utilizzate per collegi docenti e colloqui con le famiglie. Superato tale limite, le ore devono essere necessariamente retribuite come attività straordinaria o, in alternativa, deve decadere l’obbligo della prestazione per la quota oraria eccedente.

Se ci sono dei dirigenti scolastici che, anche in sede di contrattazione sindacale con le Rsu, cercano di giustificare le ore che vanno oltre questo limite, sostenendo che ci sono altre attività funzionali che non prevedono limiti orari, stanno dicendo delle inesattezze. Perché le uniche attività che non hanno limite orario (né come massimo ma nemmeno come termine minimo) sono quelle individuali della funzione docente: si tratta della correzione degli elaborati, della preparazione delle lezioni e delle verifiche, dei colloqui individuali con le famiglie. Tutti gli altri impegni, compresa la formazione, rientrano nel limite orario di 40+40 ore, con l’eccezione dei soli scrutini ed esami che, non a caso però, sono esplicitamente tenuti fuori dal computo delle 40 ore di riferimento.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non ci sono dubbi: la formazione se obbligatoria va fatta in servizio. Fuori dal servizio (obbligatorio) il docente va esonerato o retribuitoper la quota eccedente. È bene, tuttavia, che gli insegnanti in fase di quantificazione delle ore da svolgere nell’annualità esplicitino in tale delibera le modalità per l’effettuazione delle attività di formazione, prevedendo da subito lo svolgimento in servizio, da collocare nelle 40 annue previste dall’articolo 29 del contratto,e anche l’esonero (visto che la retribuzione è sicuramente più complicata da ottenere) per la quota oraria eventualmente eccedente”.

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Concorso Dsga a rischio blocco, 150 Assistenti Amministrativi facenti funzione ricorrono al Tar

Dom, 17/02/2019 - 15:23

Questo nonostante tutte le lotte, gli incontri con le forze politiche e sindacali. Dopo quasi 20 anni, nei quali nei posti vacanti sono stati utilizzati gli Assistenti Amministrativi con incarico funzioni superiori, si vuole provvedere alla loro liquidazione come stracci vecchi usati e buttati via.

Questo è stato il ringraziamento da parte di un’amministrazione (si amministrazione con la a minuscola, e non solo) che ha violato la legge e che passa sopra di noi, sopra le nostre vite, sopra la nostra dignità come una ruspa a distruggere tutto senza distinzioni. Noi che abbiamo permesso alle scuole di continuare a funzionare coprendo le carenze d’organico e investendo energie e il nostro tempo libero per formarci.

Preparati al concorso a DSGA

Senza più riconoscimento economico, anzi rimettendoci parte del nostro stipendio, i soli a non percepire, tra tutti i comparti del  pubblico impiego, un riconoscimento per le funzioni superiori svolte grazie alla norma graziosamente dedicataci nella finanziaria 2013 così da contribuire al risanamento delle casse pubbliche.

Tutti quelli che sono venuti a conoscenza della situazione, a parole, si sono scandalizzati . Non è possibile, bisogna fare qualcosa, bisogna cercare una soluzione che ponga rimedio a questa vergogna…

Invece nulla, a testa bassa verso il diniego del riconoscimento di una professionalità acquisita sul campo, verso la mortificazione di un impegno che ha permesso alle scuole italiane prive di DSGA titolare, sono più di 1700, di continuare ad operare.

Ci hanno promesso un percorso dedicato e riservato ma niente di tutto questo. Nel Bando invece hanno aggiunto la beffa, si sono presi pure questa soddisfazione, inserendo una quota di riserva posti impossibile da esercitare dato il diabolico e limitato sistema di calcolo del numero massimo degli ammessi alla graduatoria finale e per la tagliola architettata per la prova preselettiva.

Ormai il tempo delle chiacchere è di fatto terminato.

E’ stato depositato al Tar Lazio un bel ricorso collettivo di 521 DSGA FF, finalizzato a far valere i nostri diritti e, di conseguenza, a bloccare il concorso.

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“Insegnanti mamme”, la rovina degli alunni. Lettera

Dom, 17/02/2019 - 15:22

Si fa invidia, pertanto, negli ambienti scolastici ad avere insegnanti comprensive, dolci e materne che in classe hanno tanti piccoli angioletti santi e immacolati che proteggono fino all’inverosimile perché non si subiscano traumi, non si facciano male, non si impauriscono o tremano davanti alle difficoltà, che superano brillantemente tutti gli ostacoli.

Insomma le “insegnanti mamme” istruiscono tanti piccoli bambocci, come se fossero in una “campana di vetro”. E questi alunni quando diventeranno grandi? Quando capiranno come è fatto il mondo? E quando impareranno a camminare con le proprie gambe.

La domanda nasce spontanea e la risposta è altrettanto spontanea: “Mai”.

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Pensioni quota 100, accesso con anticipo 3 anni se figlio disabile

Dom, 17/02/2019 - 12:56

Lo prevede un emendamento al testo di conversione in legge del così detto “decretone” in discussione alla commissione Lavoro del Sentato.

Se la misura venisse approvata senza modifiche durante l’iter parlamentare, per queste donne la quota 100 diventerebbe una quota 97.

Come già scritto due giorni fa su Orizzonte Scuola, un emendamento presentato dal M5S prevede anche il riscatto agevolato della laurea ai fini pensionistici per chi ha superato i 55 anni di età.

Il costo del riscatto salirebbe con l’aumentare dell’età, secondo quattro fasce:

  • 5.000 euro per ogni anno da riscattare per gli under 45;
  • 7.500 euro da 45 a 50 anni;
  • 10.000 euro da 50 a 55 anni;
  • 12.500 euro per chi ha più di 55 anni.

I fondi necessari alla misura, pari a 150 milioni di euro l’anno, a partire dal 2019, arriverebbero da un taglio al Fondo del Mef.

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Assistenti alla comunicazione e tiflologi: Riconoscimento necessario

Dom, 17/02/2019 - 12:39

Ma a 42 anni di distanza dall’approvazione della legge 517/77, architrave del sostegno in Italia, il processo d’inclusione degli alunni con disabilità appare ancora incompleto e discontinuo e, malgrado il recente Decreto Legislativo 66/17 sull’inclusione, attuativo della Legge 107/15 (cosiddetta La Buona Scuola), conserva dei coni d’ombra importanti.

Nel sistema attuale notiamo i seguenti punti deboli: la carente e insufficiente formazione specifica di molti insegnanti specializzati; la diffusa impreparazione dei docenti curricolari, del personale ATA (Ausiliario Tecnico Amministrativo) e del contesto scolastico nei confronti degli allievi con disabilità. A ciò si aggiunga l’ormai consolidata e “perversa” delega al solo docente per il sostegno degli stessi alunni e studenti con disabilità. In vista dell’imminente riforma del sostegno preannunciata nelle settimane scorse dall’attuale Esecutivo, occorrerebbe dunque insistere sui seguenti focus: 1) un’adeguata formazione dei futuri docenti per il sostegno sulla Didattica Inclusiva e sulla Pedagogia Speciale. Al riguardo, mi sento di sposare in toto il recente accorato appello lanciato dalla Consulta delle Società Pedagogiche Italiane, affinché queste discipline trovino spazio adeguato e dignitosa collocazione in ambito universitario e vengano proposte, curate e insegnate da docenti competenti, al fine di formare insegnanti che possano essere efficacemente preparati e pronti ad accedere a concorsi “specifici” per i posti di sostegno;
2( un’idonea e specifica azione formativa di massa di tutto il personale scolastico e non solo dei docenti specializzati sulle singole disabilità;
3) una reale continuità didattica che passi però dalla previsione di un ruolo “separato” per gli insegnanti specializzati, da un piano serio e strutturale di assunzione dei docenti di sostegno, con un loro definitivo transito nell’organico di diritto e dal loro vincolo all’intero segmento formativo dell’alunno. Con queste mie riflessioni, tuttavia, voglio ribadire la mia ferma convinzione che alla succitata prossima riforma del sostegno non basterà prevedere concorsi “specifici” per il ruolo magari “separato” di sostegno, un’adeguata formazione universitaria sulla Didattica Inclusiva e sulla Pedagogia Speciale dei docenti specializzati e curricolari ed un’effettiva e “sacrosanta” continuità didattica per gli studenti con disabilità, se queste nostre non più rinviabili istanze avanzate al Governo del cambiamento non saranno accompagnate anche dall’ormai indifferibile passaggio dalla distorta logica della “delega” al solo docente per il sostegno a quella del “sostegno diffuso”. Ed a mio modesto avviso, ciò sarà possibile soltanto garantendo contesti veramente “flessibili”, dotati di ambienti, strumenti e materiali resi accessibili anche grazie alla presenza costante di figure educative di riferimento. Proprio per tale motivo, una delle Associazioni storiche aderenti alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), vale a dire l’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), insieme ai suoi Enti collegati, riuniti nel NIS (Network per l’Inclusione Scolastica), ha ultimamente elaborato una proposta formativa basata su Master Universitari di Primo e Secondo Livello, per fornire un’efficace ed appropriata preparazione rispettivamente agli assistenti alla comunicazione e ai pedagogisti esperti in Scienze Tiflologiche. Tale proposta del NIS dell’UICI è scaturita dall’amara considerazione che, attualmente, gli assistenti alla comunicazione (ex art 13 comma 3 della legge 104/92) ed i tiflologi operano in condizioni di precarietà di ruolo, funzionale e di formazione, a causa del loro mancato riconoscimento giuridico all’interno del nostro Sistema Nazionale di Istruzione. Ma, mentre per il riconoscimento dell’assistente alla comunicazione, dopo 27 anni di estenuante e spasmodica attesa, pare che il MIUR stia cercando ultimamente di dare risposta con la definizione di una bozza di nuovo profilo da portare presto in Conferenza Stato-Regioni (come tra l’altro previsto dall’art 3 del D. Lgs 66/17), per l’inquadramento del tiflologo, la strada sembra invece ancora lunga, per l’assenza di una norma specifica che ne disciplini il ruolo ed il percorso formativo. Come se non bastasse, in seguito alla perdurante crisi dell’Istituto Romagnoli (unico centro di formazione tiflologica nel nostro Paese), paghiamo oggi pure lo scotto della mancanza di una vera e propria “generazione” di esperti in tiflologia, cui occorre porre necessariamente rimedio. La soluzione può e deve consistere solo nell’“istituzionalizzazione” della nuova figura professionale dell’esperto in scienze tiflologiche che, integrandosi con quell’altrettanto preziosa dell’assistente alla comunicazione e salvaguardando e sanando le conoscenze e competenze acquisite in questi anni dagli operatori degli Istituti dei Ciechi e dei Centri di Consulenza Tiflodidattica della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi e della Biblioteca per i Ciechi Regina Margherita di Monza, possa essere maggiormente al passo con i tempi e possedere una formazione più adeguata e idonea a promuovere il processo di inclusione degli alunni/studenti con disabilità visiva. In tal senso, c’è grande soddisfazione per quell’emendamento alla Legge di Bilancio del 2018 che ha consentito a circa 200.000 educatori e pedagogisti di vedere finalmente riconosciuta la loro professione. A questo punto l’auspicio è che, in sede di Decreti Attuativi, si possano effettuare interventi correttivi al predetto provvedimento, affinché venga riconosciuto pure il profilo del pedagogista esperto in Scienze Tiflologiche, operatore strategico ed essenziale, per una proficua inclusione degli alunni e studenti disabili visivi. Riconoscere il Pedagogista Esperto in Scienze Tiflologiche, infatti, non significherebbe voler eliminare i docenti per il sostegno o ridimensionare l’insostituibile ruolo “inclusivo” dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione, quanto piuttosto ri-proporre e ri-affermare definitivamente la necessità della specificità tiflologica nel processo di educazione e di istruzione dei ciechi e degli ipovedenti, anche e soprattutto nel Terzo Millennio. Consigliere della Federazione Nazionale delle Istituzioni Pro Ciechi

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Laureati all’estero vanno inseriti in graduatoria d’istituto. Ordinanza

Dom, 17/02/2019 - 12:30

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con l’ordinanza n.670 dell’11 febbraio 2019.

Il caso, come si legge sul sito Diritto Scolastico, riguarda i docenti che si erano abilitati all’insegnamento per le secondarie in uno degli stati membri dell’Unione europea, ma che non avevano ottenuto il riconoscimento della loro abilitazione da parte del Miur.

Oggetto del contendere in tribunale è stato proprio il respingimento ministeriale al valore abilitativo del titolo. La richiesta è stata respinta dal Tar Lazio e la diatriba è arrivata fino al Consiglio di Stato che ha dato ragione ai docenti.

Anche in attesa della valenza del titolo, i docenti dovranno essere inseriti in graduatoria di istituto.

Il principio riconosciuto dal Supremo Organo Amministrativo è stato quello della libera circolazione dei lavoratori e dell’equipollenza dei titoli, come da Direttiva europea 2005/36.

In particolare, il Consiglio di Stato ha sostenuto che: “l’esigenza cautelare prospettata dagli appellanti, ferma la clausola del possesso del titolo abilitativo entro il 1° febbraio 2018 può essere soddisfatta con l’inserzione, con riserva, degli appellanti nel solo elenco aggiuntivo della II fascia delle GI…“.

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Soprattutto le donne ritengono le competenze acquisite utili per il lavoro

Dom, 17/02/2019 - 12:04

A porsi questa riflessione è stato il Sole 24 Ore che ha spulciato i dati di Almadiploma.

Dopo aver esaminato l’approccio mentale al conseguimento dei voti ottenuti, l’autore dell’articolo si è soffermato su due quesiti che riguardano la considerazione dello studio verso il mondo del futuro lavoro.

Il 69% delle ragazze dice di voler proseguire gli studi a livello universitario per avere la formazione necessaria al lavoro di loro interesse. Dello stesso avviso è solo il 59% dei ragazzi.

La conferma di questa domanda arriverebbe anche da un altro quesito preso in considerazione che presenta una differenza percentuale identica. Il 45% delle studentesse pensa che sia rilevante poter utilizzare al meglio le competenze acquisite, mentre per tale convinzione è presente solo nel 35% degli studenti.

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Accesso selettivo alle scuole superiori non piace ai genitori

Dom, 17/02/2019 - 11:28

Ma i genitori non gradiscono questa barriera all’ingresso e si domandano: perché non dare anche all’alunno che non è stato “il primo della classe” la possibilità di accedere all’istituto migliore?

A mettere in risalto la polemica è il quotidiano Repubblica che ha dato voce ai genitori degli alunni rimasti fuori.

Partendo dal fenomeno dei licei scientifici prestigiosi di Milano, preso in considerazione dal quotidiano, il problema è esteso a tutte le situazioni in cui sono previste barriere di accesso all’istruzione.

La domanda ricorrente da parte dei genitori riguarda il metodo selettivo: il  test di ingresso, la media dei voti ottenuti alla secondaria di primo grado e altri parametri (come la residenza e la presenza di un fratello nella scuola) che sono stati spiegati ai genitori non bastano a convincerli.

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Rete Genitori dice no all’autonomia differenziata

Dom, 17/02/2019 - 11:00

La ratio che ha spinto noi genitori al fianco degli studenti ,gia’ da tempo, in un impegno condiviso, parte dai valori ben definiti anche nella nostra Carta Costituzionale.

Per noi, la scuola pubblica e’ un bene comune condiviso e partecipato, e l’istruzione pubblica valore aggiunto in questo paese.

La nostra scelta di campo e’ una battaglia di civilta’, senza parzialita’ e/o strumentalita’, esclusivamente per i nostri figli ,gli studenti di questa nazione.

Da anni portiamo avanti un percorso di partecipazione attiva , anche ai tavoli istituzionali, che con la dovuta tempistica, porti a scuole sicure , “efficienti”, di “qualita’”.

In questo paese non dobbiamo mai avere figli di un Dio minore, mai studenti di serie B.

L’istruzione -formazione-acquisizione di competenze-cultura- sono gli unici strumenti virtuosi che creano le giuste opportunita’ per i nostri figli, di costruirsi un futuro .

Noi crediamo che quando non vi sia una visione d’insieme ,anche in materia di istruzione , si corra il serio rischio , “dividendo”,di lasciare indietro qualcuno ,ed il sud in particolare, che non alzando la testa, ha permesso una velocita’ “differenziata”.

I genitori una posizione devono prenderla , e quelli meridionali in particolare,senza nessuna vocazione ideologica ,solo ed unicamente , a tutela del sacrosanto diritto ad una istruzione pubblica dei nostri figli, mai differente ed autonoma, nel senso negativo dei termini,e sempre unica e di livello superiore , da Domodossola a Lampedusa.

Questa e’ la modalita’ “complessa ed articolata” che vogliamo per i nostri ragazzi.

La ratio e’ quindi condivisa a 360°.Alziamo la testa tutti, il silenzio e’ soccombenza sempre!!

Per questo aderiamo e condividiamo gli appelli in tal senso , e diamo sin d’ora piena disponibilita’ ad ogni iniziativa che vada nella direzione della tutela della scuola pubblica , perche’ da sempre siamo dalla parte dei nostri figli e di nessun “altro” ,che voglia in qualsiasi modo provare a ledere il diritto dovere all’istruzione degli studenti italiani .

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Concorso infanzia e primaria, la preparazione farà la differenza. Lettera

Dom, 17/02/2019 - 10:53

L’apprendimento è proficuo nella misura in cui coinvolge operativamente il soggetto stimolandone potenzialità e sviluppandone la personalità in tutte le direzioni, le discipline di studio non devono essere considerate rigide e insolubili paradigmi culturali, complesse e predefiniti di nozioni ma, manifestazioni di capacità logiche, creative del pensiero umano, abitudini mentali, mezzi per organizzare la conoscenza , questo vuol dire che utilizzare le discipline come modelli di pensiero e come mezzi d’indagine della realtà può consentire di ordinare e semplificare i dati nella realtà e valorizzarne le circostanze.

L’apprendimento per essere funzionale deve prevedere raccordi interdisciplinari in tutte le situazioni che vanno calibrate a misura degli alunni.

Predisporre apprendimenti significa conoscere gli alunni , i loro bisogni formativi le caratteristiche del loro ambiente, lo stadio di sviluppo psicologico ed ogni altro elemento ai fini della maturazione.

Il riconosciuto dell’autonomia funzionale DPR 275/1999, va considerato per le scuole dell’autonomia, organizzando una progettualita’ formativa in cui le scuole possono ottimizzare le risorse del territorio come elemento strategico per il conseguimento della destinazione di scopo.

Il territorio come risorsa organizzativa rinvia al concetto interistituzionale e al dirigente scolastico e al docente e quindi non può mancare la consapevolezza della componente sociale e alla società come destinatario dell’espressione della cittadinanza attiva da parte dei soggetti alla fine della frequenza della scuola.

La componente sociale dei processi educativi riguarda la famiglia, il territorio di appartenenza, il territorio nazionale, il contesto europeo, il contesto mondiale europeo e quindi ne deriva che Stato, Regioni ed Enti territoriali elaborano una politica formativa al servizio degli alunni e famiglia che sia radicata nel territorio , empirica, ma che non perda unitarietà e il coordinamento con le politiche formative nazionali.

E in tutto questo i docenti devono progettare campi di esperienza in curricolo verticale e sviluppare competenze necessarie per il cittadino del domani.

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Contro ogni forma di bullismo, abbassare impunibilità da 14 a 12 anni. Lettera

Dom, 17/02/2019 - 10:51

Si tratta di una misura efficace per contrastare il bullismo nelle scuole e soprattutto per far capire ai genitori che non sanno adeguatamente educare i propri figli che se questi ultimi commettono cose gravi all’interno della comunità scolastica devono essere puniti e sanzionati anche con pene detentive.

Purtroppo i ragazzi quando commettono azioni lesive contro la persona e la dignità umana da causare fatti criminosi, a volte, non si rendono conto di quello che fanno e inconsapevolmente vogliono essere giustificati. Certi episodi di una certa gravità non possono essere tollerati se avvengono all’interno di una comunità educante qual è la scuola che è il luogo deputato ad insegnare l’educazione.

Spesso i genitori o chi detiene la patria potestà sui minori tende a definire certi atteggiamenti violenti facendoli passare come “ragazzate”, ma così non è. Se non si interviene tempestivamente in modo forte e risoluto la “ragazzata” assume le connotazioni di una vera e propria violenza contro la persona.

Anche se la personalità dell’adolescente è ancora in costruzione è necessario intervenire in maniera decisa per evitare situazioni di deriva sociale o meglio di persona pericolosa per la comunità onde salvaguardare l’incolumità degli altri alunni.

Oggi la legge non sanziona i minori al di sotto dei 14 anni e questa impunibilità sta diventando una piaga sempre più marcata perché il dodicenne è consapevole di farla franca perché la legge non lo può punire. Per i minori al di sotto dei 14 anni intervengono i Servizi sociali dei comuni di residenza con gli assistenti sociali che possono, in casi estremi, arrivare a situazioni di allontanamento del minore dal contesto familiare inadeguato.

Come si vede alla base di qualsiasi comportamento dei minori c’è sempre la responsabilità della famiglia e della “culpa in educando” che viene meno.

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Anief: Sostegno, 270 mila alunni disabili; i servizi latitano e l’inclusività passa per i tribunali

Dom, 17/02/2019 - 10:32

Così si garantisce il diritto all’istruzione e la continuità didattica, non certo con inutili blocchi quinquennali sui trasferimenti.

Ma per i ricercatori “i dati visti finora ancora non ci informano sulla effettiva inclusione delle ragazze e dei ragazzi con disabilità nelle scuole italiane”, con fenomeni compensativi tra docenti di sostegno e assistenti all’autonomia e comunicazione. Così “l’inclusione del minore con disabilità rischia di restare solo sulla carta”. Marcello Pacifico (Anief): È l’ennesimo abuso nei confronti di alunni che meriterebbero ben altre attenzioni. Proprio per denunciare queste situazioni, con l’inizio del 2019 abbiamo lanciato il progetto Operazione verità. E continuano i ricorsi gratuiti per le famiglie con l’iniziativa Anief “Sostegno, non un’ora di meno!”.

Hanno raggiunto quota 272.167 gli alunni con diritto all’insegnante di sostegno che frequentano la scuola italiana, da quella d’infanzia alle superiori, il 46% dei quali per una disabilità intellettiva: complessivamente si tratta del 3,1% degli allievi che frequentano le scuole italiane. Non sempre hanno il docente di sostegno e l’assistente previsti dalla legge e in questi casi in loro soccorso, anziché l’Amministrazione, intervengono i tribunali. È quanto risulta dal report nazionale dell’Osservatorio sulla povertà educativa, pubblicato in queste ore, dal titolo “L’inclusione degli alunni con disabilità nelle scuole”, realizzato su dati ufficiali Istat e dall’associazione “Con i bambini” e “Fondazione Openpolis”.

Entrando nel dettaglio delle disabilità tra iscritti ai vari cicli scolastici, i ricercatori hanno rilevato che “la metà degli studenti con sostegno (48%) presenta più di una disabilità o disturbo. In particolare gli alunni con disabilità intellettiva nel 61% dei casi hanno anche altri problemi di salute”. Inoltre, “l’11% degli alunni con sostegno ha una disabilità motoria”. Dopo avere ricordato che la Legge 104/1992, art. 12, a tutela dei disabili, prevede che l’esercizio del diritto all’educazione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né di altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap, il report si sofferma su come gli alunni disabili certificati siano notevolmente aumentati nel corso degli ultimi 30 anni, a testimonianza della maggiore inclusività del sistema.

Le norme a loro tutela, purtroppo, non sono ancora sufficientemente adeguate e a garantire tale principio sovrano sono state principalmente le aule di giustizia. A tal proposito, nel report viene realizzato un focus sugli interventi normativi per l’inclusione, nel quale si sottolinea come “dal punto di vista giuridico, un passaggio importante è stata una sentenza della Corte Costituzionale (n. 215/1987). Quel pronunciamento ha ribadito con chiarezza il diritto incondizionato per tutti gli studenti portatori di disabilità di poter frequentare le scuole di ogni ordine e grado”. “Da allora – continua il rapporto – si sono succeduti diversi interventi normativi con l’obiettivo di assicurare (e non solo facilitare) la frequenza della scuola da parte degli alunni disabili. Ma i dati visti finora ancora non ci informano sulla effettiva inclusione delle ragazze e dei ragazzi con disabilità nelle scuole italiane. Come e quanto viene garantito l’accesso a scuola e la partecipazione alle attività didattiche?”. Inoltre, permangono dei problemi sulla formazione dei docenti: dallo studio risulta che nel “13% delle scuole con alunni con sostegno nessun insegnante ha frequentato corsi sulla didattica inclusiva”.

PERSONALE A SUPPORTO.PARAMETRI DA RISPETTARE

Su questo punto, che rimane fondamentale per un efficace “percorso educativo e di formazione degli alunni con disabilità”, i ricercatori dicono che “è affidato principalmente a due figure professionali: gli insegnanti di sostegno e gli assistenti all’autonomia e comunicazione. I primi vengono assegnati alla classe dell’alunno disabile e, insieme agli altri insegnanti, elaborano la programmazione didattica per l’allievo e per la classe. Sono il fulcro del percorso di inclusione, perciò la legge prescrive che non si possa scendere sotto la quota di almeno un insegnante di sostegno ogni due alunni disabili”.

PERSONALE A SUPPORTO: PARAMETRI DA RISPETTARE
Il riferimento sui parametri da rispettare è sempre la Legge 244/2007, art. 2 comma 413, secondo la quale “tali criteri e modalità devono essere definiti con riferimento alle effettive esigenze rilevate (…) in modo da non superare un rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due alunni diversamente abili”. Inoltre, “gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione coadiuvano l’attività dell’insegnante di sostegno, in particolare nelle relazioni tra il bambino e i compagni di classe e nella partecipazione alle attività della scuola. A differenza degli insegnanti di sostegno, questo servizio è generalmente finanziato dagli enti locali. Rispetto alla presenza di queste due figure, emergono delle differenze tra i territori”.

Si sottolinea, poi, che “il rapporto di 2 alunni per insegnante viene rispettato in quasi tutte le regioni italiane. Allo stesso tempo però i dati rilasciati da Istat indicano come gli insegnanti effettivamente specializzati per il sostegno siano poco meno di 2/3 del totale. Ciò pone un tema di formazione ineludibile, che varia molto tra le diverse regioni. Le carenze maggiori di insegnanti specializzati si rilevano nelle regioni del nord, mentre il fenomeno è più contenuto nel mezzogiorno”.

“Altro aspetto da rilevare è che, nonostante le due figure professionali abbiano ruoli distinti, si nota una certa complementarità tra la presenza di insegnanti di sostegno e gli assistenti. La presenza di insegnanti di sostegno è relativamente più diffusa nelle regioni del sud (ad esempio in Molise, 1 ogni 1,1 alunni)”. Una tendenza su cui si erano soffermati, ad inizio 2019, anche i ricercatori dell’Istat, per i quali “nel complesso sembra verificarsi un fenomeno compensativo: dove persiste una carenza di figure a supporto degli alunni offerte dagli enti locali, come nel caso del Mezzogiorno, le scuole sopperiscono con un maggior numero di insegnanti per il sostegno”. Ma esiste, come ben sappiamo, anche il processo contrario.

GLI OBIETTIVI MANCATI
Poiché “senza servizi non ci può essere inclusione”, nel rapporto si auspica che le prerogative a tutela dei disabili si concretizzino “in precise attività e servizi che devono essere garantiti a queste ragazze e ragazzi, definiti dai documenti ufficiali “alunni con sostegno”. Come “l’eliminazione delle barriere architettoniche, che precludono l’accesso a scuola. L’affiancamento di insegnanti di sostegno, docenti specializzati che possono aiutare l’alunno nel suo percorso di apprendimento, con percorsi didattici personalizzati” e “la presenza di assistenti all’autonomia, che supportino non solo nella didattica ma anche nella partecipazione alle attività della classe, per favorire l’inclusione anche a livello relazionale e sociale. Senza questi servizi e altre tutele, l’inclusione del minore con disabilità rischia di restare solo sulla carta. Perciò è importante monitorare, dati alla mano, quali misure vengono adottate per l’integrazione nelle scuole di questi bambini e adolescenti”.

MARCELLO PACIFICO (ANIEF): LA VERITÀ VA PORTATA A GALLA
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, questi dati confermano la tendenza del Miur a sopperire in tutti i modi alla mancanza di insegnanti di sostegno specializzati. Non solo, una cattedra ogni tre continua ad essere affidata a docenti precari: ora si scopre che ci sono delle aree del Paese dove gli assistenti all’autonomia e comunicazione vengono utilizzati per coprire le ore di mancata presenza dei docenti specializzati e viceversa, visto che l’Istat parla di compensazione sostanzialmente reciproca. Si tratta, chiaramente, dell’ennesimo abuso nei confronti degli alunni che meriterebbero ben altre attenzioni dall’amministrazione centrale e periferica”.

“Anche per denunciare queste situazioni – continua il presidente nazionale Anief – con l’inizio del 2019 abbiamo lanciato il progetto Operazione verità, , con l’obiettivo di andare proprio a verificare la situazione in ogni istituto italiano dove sono state elette le nostre RSU per capire quale sia la vera situazioni degli organici, ad iniziare da quelli di sostegno che si ripercuotono in modo diretto sul diritto allo studio e all’inclusione degli alunni disabili. Nel frattempo continuano i ricorsi gratuiti per le famiglie in caso di attribuzione illegittima di ore inferiori a quelle necessarie e previste dal PEI con la nostra iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”.

L’AZIONE DELL’ANIEF IN TRIBUNALE
Anief, infatti, ricorda che anche per quest’anno è stata riproposta l’iniziativa gratuita “Sostegno, non un’ora di meno!” che solo lo scorso anno ha prodotto centinaia di vittorie in tribunale a tutela dei diritti degli alunni disabili ottenendo l’aumento, spesso il raddoppio delle ore di sostegno riconosciute. Famiglie, docenti e dirigenti scolastici possono segnalare – senza affrontare spese – ogni mancata tutela dei diritti degli alunni sul numero di ore di sostegno attribuite scrivendo all’indirizzo sostegno@anief.net.

Il giovane sindacato, infine, rammenta che con il Decreto n. 92/2019, il Miur ha fissato le norme per partecipare al corso di specializzazione (ex Tfa) per il sostegno agli alunni disabili: viene confermata l’esclusione degli insegnanti Afam, i dottori di ricerca e gli educatori. Il sindacato contesta anche la soglia di sbarramento nel test pre-selettivo utile all’accesso alle prove scritte. Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi Anief per il TFA Sostegno, clicca qui.

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