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Aggiornato: 5 min 10 sec fa

Incontro al MIUR del 16 gennaio sulla vertenza diplomati magistrali: comunicato unitario

Mar, 16/01/2018 - 18:52
Nel corso dell’incontro di oggi al MIUR sulla questione dei docenti diplomati l’amministrazione in apertura ha reso nota una prima serie di dati desunti da un monitoraggio tuttora in corso e che si concluderà nei prossimi giorni, quando gli uffici regionali avranno risposto a un’ulteriore serie di quesiti contenuti in una circolare in corso di invio. Queste al momento le risultanze dell’indagine:
  • i docenti assunti a tempo indeterminato con clausola risolutiva sono 6.669 a livello nazionale
  • gli iscritti in GAE con riserva a seguito di una sentenza cautelare 43.534
  • gli iscritti in GAE a pieno titolo 26.252
Le supplenze che coinvolgono docenti inseriti in GAE con riserva sono:
  • 23.356 incarichi al 30/6 o 31/8
  • 20.110 supplenze brevi
Ultimato il monitoraggio, il MIUR ne trasmetterà gli esiti, per avere opportune indicazioni operative, all’Avvocatura dello Stato, che difficilmente potrà pronunciarsi prima della metà di marzo, periodo previsto in linea di massima per una nuova convocazione dei sindacati sulla questione. Fino ad allora, quindi, non è ipotizzata da parte del MIUR alcuna iniziativa volta a dare applicazione alla sentenza, i cui effetti peraltro non riguardano assolutamente coloro che sono interessati alle 7 sentenze passate in giudicato (5.000 persone, la cui posizione di inserimento nelle GAE deve pertanto ritenersi definitiva) né tanto meno chi è stato assunto in passato, per concorso o dalle graduatorie per soli titoli, essendo in possesso del solo diploma magistrale. Dovrebbe essere superfluo, ma è il caso di precisare che quel diploma conserva in via permanente il suo valore legale come titolo abilitante (requisito confermato anche dalla recente sentenza del CdS) il cui possesso dà diritto di partecipare ai concorsi per l’accesso all’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia. “Occorre fare il possibile per trovare una soluzione politica, lo abbiamo ribadito oggi al MIUR segnalando l'urgenza di interventi che consentano di ricomporre con giustizia ed equilibrio gli interessi e i diritti in gioco in questa vicenda, sulla quale va fatta una vera e propria operazione verità". Così Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, che prosegue: "Tante volte le informazioni diffuse sui media sono state date in modo approssimativo, lacunoso, inesatto. Peggio ancora, c’è chi strumentalizza vicende così drammatiche e pesanti prendendole per fare campagna acquisti di candidature per le imminenti elezioni RSU. E questo sarebbe il nuovo modo di fare sindacato? Riceviamo ogni giorno appelli e comunicati di chi, su fronti opposti, rivendica il diritto a mantenere il posto su cui è stato assunto con riserva, o quello di riaverlo perché a suo tempo indebitamente negato. Chi ha interesse a lasciar andare avanti una così triste guerra tra poveri? Noi certamente no. Per noi l’assistenza legale è un servizio agli associati, non uno strumento di propaganda o di proselitismo. Siamo e facciamo sindacato, l’obiettivo è una soluzione politica che rispetti i diritti di tutti e non lasci a casa nessuno”. La FLC CGIL ha sollevato fra l’altro il problema della tempistica. “L’alto numero delle persone coinvolte - afferma il segretario generale Francesco Sinopoli - pone con forza l’esigenza di individuare una soluzione in tempi brevi e, nonostante la fase di transizione che si vive a livello politico è necessario cominciare da subito a lavorare a una soluzione che dia risposta ai tanti lavoratori interessati, in modo da non escludere nessuno. Il parere dell’Avvocatura – prosegue Sinopoli - dovrà servire a dare rassicurazioni sulle situazioni pendenti, al fine di garantire la conclusione dell’anno scolastico ed evitare che i tanti docenti destinatari di una sentenza cautelare possano esser preda di operazioni speculative e strumentali. I numeri che oggi l’amministrazione ci ha consegnato sono la base da cui partire per definire un piano programmatico di assunzioni nella scuola primaria e dell’infanzia, che risponda alle esigenze diversificate dei docenti e dei territori, evitando le contraddizioni che ha generato la Legge 107”. "I dati ricevuti dal Miur - dichiara Pino Turi segretario generale Uil Scuola - non risolvono di per sé il problema, ma aiutano a definirne i contorni. Bisogna mandare messaggi di chiarezza alle persone attraverso un'informativa trasparente e oggettiva; chi ha responsabilità di gestione della scuola pubblica ha il dovere di prendere in mano la situazione e governarla. Solo un intervento legislativo può dare le risposte alle diverse situazioni determinate dalla sentenza. La fase è molto delicata, occorrono parole e idee chiare da parte dell'amministrazione. Soprattutto, indipendentemente dal colore del Governo, bisogna iniziare a lavorare a soluzioni politiche che siano risolutive del problema. E’ acclarato - conclude Turi - che la via giudiziaria è ormai preclusa e comunque non può dare risultati di natura collettiva: occorre un provvedimento specifico che solo la politica può ed ha l’onere di fare con soluzioni che debbano tenere conto delle diverse posizioni giuridiche e geografiche senza lasciare i lavoratori in balia degli eventi”.  “È apprezzabile l’impegno dell’amministrazione per aver fornito, su richiesta delle OO.SS., gli esiti di un monitoraggio complessivo sulla situazione numerica riguardante tutte le regioni coinvolte in tale problematica - afferma Elvira Serafini segretaria generale dello Snals Confsal - Ma non può essere l’Avvocatura dello Stato, con il proprio parere, a risolvere una situazione così complessa e con risvolti conflittuali all’interno della stessa categoria. Non possiamo assolutamente trascurare nessuna parte interessata che riguardi il personale della scuola dell’infanzia e della scuola primaria: occorre, pertanto, una soluzione politica condivisa con le parti sociali”. Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della GILDA-UNAMS, esprime preoccupazione perla latitanza della politica rispetto ad una situazione che rischia di danneggiare la conclusione dell’anno scolastico, coinvolgendo migliaia di docenti. E fra non molti mesi - aggiunge - scatterà anche quanto previsto dalla legge 107/15, cioè coloro che avranno lavorato per un periodo di 36 mesi, anche non continuativi, rischieranno il licenziamento definitivo, in assenza di un rimedio legislativo. Da parte nostra esprimiamo serie perplessità nei confronti di chi tenta di perseguire vie giudiziarie lunghe ed improbabili. Chiediamo al Governo di predisporre con urgenza una soluzione politico-legislativa (anche se dovesse cambiare l’Esecutivo, almeno si abbrevieranno i tempi) che affronti la situazione, salvaguardando i diritti di tutti, compresi quelli non trascurabili degli alunni, tenendo anche presente che le graduatorie della Scuola Primaria sono esaurite in molte province. Una situazione grave che non deve essere sottovalutata”. Nel corso dell’incontro i sindacati
  • hanno posto all’attenzione del MIUR la necessità di individuare soluzioni atte a rimuovere analoghe ragioni di contenzioso che potrebbero riproporsi anche sul versante degli insegnanti tecnico pratici;
  • hanno infine ribadito come la situazione che si sta determinando per i possibili effetti della sentenza del Consiglio di Stato, unita al compiersi del terzo anno di vigenza della legge 107, renda ancor più evidente la pericolosità delle disposizioni contenute nel comma 131 della legge stessa, che prevede la non reiterazione dei contratti a termine per oltre un triennio. Disposizioni al limite del paradosso, con le quali un giusto obiettivo – contrastare l’abuso di lavoro precario – viene perseguito ponendo a carico dei lavoratori, e non del datore di lavoro, le sanzioni che da tale abuso derivano. Un’assurdità, ma prima ancora una palese ingiustizia che va assolutamente impedita, rimuovendone alla radice la causa prima che i suoi effetti abbiano a verificarsi.
Roma, 16 gennaio 2018 FLC CGIL - CISL SCUOLA - UIL SCUOLA RUA - SNALS CONFSAL - GILDA UNAMS

Rinnovo CCNL: nota sindacale unitaria sull'incontro all'Aran del 15.1

Mar, 16/01/2018 - 18:14
L’incontro di prosecuzione del negoziato all’ARAN di lunedì 15 gennaio si è incentrato prevalentemente su tre questioni: le modalità con cui definire gli incrementi economici, le procedure disciplinari e le relazioni sindacali. La discussione si è svolta ancora sugli aspetti di metodo, la cui rilevanza non è di poco conto soprattutto sulle questioni di carattere normativo. Per quanto riguarda gli incrementi retributivi, l’ARAN ha illustrato i criteri con cui si sta elaborando la proposta che verrà portata al tavolo di trattativa: al fine di sostenere i trattamenti retributivi più bassi rispetto all’obiettivo di incremento medio fissato nell’accordo di palazzo Vidoni, si ipotizza l’introduzione di un elemento perequativo sotto forma di “una tantum” che verrebbe corrisposta dal mese di marzo e fino al mese di dicembre 2018 in aggiunta all’incremento base, anch’esso decorrente dal 1° marzo. Prevista anche la corresponsione di arretrati relativi agli anni 2016 e 2017 e ai primi due mesi del 2018. L’indennità di vacanza contrattuale attualmente percepita si conserva e verrà conglobata nei nuovi stipendi. Prevista anche la rivalutazione di tutte le indennità a carattere continuativo attualmente corrisposte (CIA, RPD, indennità DSGA) e delle altre dotazioni finalizzate all’erogazione di salario accessorio (fondo di istituto). Per quanto riguarda gli aspetti disciplinari, a fronte di un approccio dell’ARAN tendente a uniformare la materia in tutti i comparti e settori del lavoro pubblico è stata sottolineata, da parte di tutte le sigle sindacali, la necessità di tenere conto delle specificità riguardanti la scuola, avendo a riferimento quanto contenuto nel decreto legislativo 297/1994 (testo unico delle disposizioni riguardanti la scuola). I nodi politici di più difficile soluzione si sono rivelati anche in questo incontro quelli relativi alle materie affidate alla contrattazione. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la richiesta di un’esplicita attribuzione alle sedi negoziali di questioni che investono direttamente la gestione del rapporto di lavoro (articolazione dell’orario di lavoro, attribuzione della sede di servizio, ecc.), in coerenza a quanto previsto nell’accordo del 30 novembre 2016 e all’impegno di riequilibrare a favore del contratto il rapporto tra norme di legge e norme pattizie. Su questi aspetti, di rilevante valenza politica, è quanto mai indispensabile che si passi immediatamente alla puntuale individuazione delle problematiche su cui sviluppare il confronto, che non può continuare a svolgersi su mere affermazioni di principio. Serve dare più concretezza al tavolo di trattativa se si intende favorire, come nelle attese di tutti, una conclusione positiva e in tempi brevi del negoziato. La ripresa dei lavori è già stata fissata per il pomeriggio di mercoledì 17 gennaio, ripartendo dal tema delle relazioni sindacali. Roma, 16 gennaio 2018 Flc CGIL, Francesco Sinopoli 
CISL Scuola, Maddalena Gissi
UIL Scuola Rua, Giuseppe Turi
SNALS Confsal, Elvira Serafini

Pensionamenti dal 1° settembre 2018, forte aumento delle domande

Mar, 16/01/2018 - 17:05
Sensibile aumento delle domande di cessazione dal servizio presentate dal personale della scuola. I docenti che chiedono di andare in pensione sono 25.246, così suddivisi tra i diversi gradi: 3.074 nella scuola dell'infanzia, 7.210 nella primaria, .5733 nella secondaria di I grado e 8.300 nella secondaria di II grado. Sono complessivamente 929 i docenti di sostegno.
Per il personale ATA le domande sono state in tutto 7.936, di cui 3.750 riguardano il profilo di collaboratore scolastico, 2.848 quello di assistente amministrativo, 612 quello di assistente tecnico. Chiedono di lasciare il servizio 696 dsga.
Lo scorso anno le domande erano state 20.102 per quanto riguarda i docenti e 5.743 per il personale ATA. Quindi l'incremento percentuale è di oltre il 25% per i docenti e addirittura del 38% per il personale ATA.
Dati che riflettono sicuramente l'elevata età media del personale in servizio, ragion per cui cresce il numero di coloro che stanno maturando i requisiti richiesti per la cessazione, ancorché siano stati nel tempo ripetutamente innalzati. Ma incide senz'altro anche la scarsa disponibilità a permanere in servizio, sia per il timore di ulteriori ritocchi dei requisiti di accesso alla pensione, sia per l'accresciuta gravosità delle condizioni di lavoro.

Fiducia - La lezione di Antonio Genovesi

Mar, 16/01/2018 - 12:13
Antonio Genovesi, maestro riconosciuto della Scuola di economia della seconda metà del Settecento oltre che primo cattedratico della disciplina, inaugura una stagione feconda del pensiero economico italiano. Pur all’interno di una visione ispirata a forme di utilitarismo settecentesco, Genovesi è profondamente influenzato dalle impostazioni neoplatoniche (Shaftesbury) e dalle filosofie del senso morale (da Gershom Carmichael a Francis Hutcheson), il cui insegnamento è raccolto anche da Adam Smith. È altresì influenzato dalla concezione tomista del bene comune e dell’etica delle virtù. L’idea della eterogenesi dei fini, da un lato, e dall’altro l’idea antropologica di animal civile (ispirata a Giambattista Vico), entrambe al centro del suo pensiero, rendono per la prima volta esplicita una concezione cooperativa del mercato concorrenziale. È una linea argomentativa di questo genere che induce Genovesi a rovesciare il celebre adagio di Thomas Hobbes (homo homini lupus) nel suo contrario: homo homini natura amicus. ...... L'approfondimento curato da Luigino Bruni è questa volta particolarmente corposo, per cui viene proposto solo nella versione pdf disponibile in allegato.

Come in Germania ripartire da lavoro, fisco e famiglia. Articolo di Annamaria Furlan su Avvenire

Dom, 14/01/2018 - 12:22
È un segnale positivo anche per il futuro dell’Europa l’accordo di governo per una grande coalizione in Germania che punta a rilanciare il ruolo dello stato sociale, aumentare gli aiuti alle famiglie più deboli con bambini, investire nel sistema della formazione e della ricerca, garantendo anche l’accoglienza ai migranti. La Germania spenderà circa 46 miliardi in più nei prossimi quattro anni, restituendo dal bilancio pubblico più risorse alle famiglie. Lo farà con una seria politica fiscale redistributiva, con più investimenti pubblici e politiche sociali, senza cifre vaghe e senza deficit, con progetti per sostenere la natalità, l’alternanza scuola - lavoro per gli studenti, la digitalizzazione e portando il finanziamento per la ricerca al 3,5% del prodotto lordo. Si tratta di una vera “agenda” di governo espansiva che non punta a cancellare ciò che è stato fatto negli anni precedenti. Una dimostrazione di unità di intenti, di serietà e di coesione sociale che dovrebbe essere presa in questa fase come un esempio da tutti gli schieramenti politici italiani. Il lavoro e la sua tutela rappresentano «la prima e la più grave questione sociale» del Paese, come ha detto il Presidente della Repubblica. Ma questo obiettivo si può raggiungere con il rilancio del dialogo sociale, con un impegno collettivo delle istituzioni, delle imprese e del sindacato. Nessuno può pensare di essere autosufficiente o di farcela da solo. Per questo non servono nuove norme dirigistiche calate dall’alto, come la proposta di un salario minimo per legge che rappresenta un vulnus e una involuzione nelle relazioni industriali, visto che più dell’80% dei lavoratori in Italia oggi è già coperto dalla contrattazione. Questo è uno dei terreni specifici della soggettività autonoma del sindacato, come contiamo di fare anche con l’accordo sul nuovo sistema contrattuale che speriamo di siglare nei prossimi giorni con la Confindustria. Lo abbiamo detto più volte: il lavoro per i giovani si crea favorendo una maggiore crescita economica, con una politica industriale innovativa e rispettosa dell’ambiente e cambiando a livello europeo le regole troppo rigide del fiscal compact in modo da consentire maggiori investimenti pubblici in infrastrutture, ricerca, innovazione, tutela del territorio. Bisogna ricomporre le antiche fratture occupazionali, sociali e infrastrutturali tra il Nord e il Sud (un tema finora completamente assente nella campagna elettorale italiana) superando tutti quei veti politici, burocratici e culturali che ostacolano la costruzione trasparente e rapida delle opere pubbliche. Dobbiamo tutti porci l’obiettivo di far decollare finalmente le politiche attive del lavoro e una vera alternanza scuola – lavoro in modo da incrociare la domanda con l’offerta dei nuovi lavori. E approvare finalmente una normativa che favorisca la partecipazione dei lavoratori non solo ai risultati aziendali ma anche all’indirizzo e nel controllo degli investimenti delle imprese. La democrazia economica e una contrattazione moderna (non antagonistica) sono gli strumenti indispensabili per realizzare una maggiore produttività e qualità nelle aziende. Ecco perché il futuro Governo dovrà continuare a detassare gli accordi aziendali, riducendo le tasse anche sui fondi contrattuali e previdenziali, in modo da sdoganare per gli investimenti quei 200 miliardi di fondi contrattuali e previdenziali che oggi vengono investiti prevalentemente all’estero. Il punto centrale da cui bisogna partire rimane proprio la riforma fiscale, che è il principale fattore in grado di dare una spinta forte a tutto il sistema economico e produttivo. Ci sono varie proposte in campo. Ma l’obiettivo deve essere una riforma fiscale funzionale allo sviluppo e alla contrattazione, attraverso un taglio strutturale delle aliquote fiscali, partendo dai ceti più deboli, in modo da alzare i salari e le pensioni, premiare le imprese che assumono, combattere l’evasione attraverso l’introduzione del contrasto d’interesse, come avviene negli Stato Uniti. Bisogna sostenere, soprattutto, i nuclei familiari con un nuovo assegno che superi accorpandole le detrazioni attuali per il coniuge e i figli a carico e l’assegno al nucleo familiare. Sull’esempio tedesco, anche noi abbiamo bisogno di un patto per la natalità, aumentando anche le risorse per contrastare la grande area di povertà presente nel paese. Una scelta politica, sociale e culturale su cui tutto il paese deve scommettere. Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl, su Avvenire del 14 gennaio 2018

Contratto istruzione e ricerca, il confronto continua. Trattativa aggiornata a lunedì 15 gennaio

Gio, 11/01/2018 - 21:08
L’incontro che si è da poco concluso all’ARAN sui temi attinenti il settore scuola nell’ambito della trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto istruzione ricerca è rimasto sostanzialmente circoscritto a pur importanti questioni di metodo, avendo a riferimento la proposta del Presidente dell’Agenzia, Sergio Gasparrini, di incentrare il confronto sulla parte normativa non su un testo complessivo redatto ex novo, ma sulle sole clausole contrattuali integrate o modificate rispetto al CCNL vigente. Su questa impostazione si è convenuto di continuare la trattativa in modo che, partendo dai testi dell’attuale contratto, si possa giungere quanto prima alla firma del contratto. Sulla parte economica, invece, l’ARAN si è dichiarata non ancora in grado di formulare una sua proposta, dovendo ancora prendere visione delle annunciate integrazioni all’Atto di Indirizzo, riguardanti gli stanziamenti aggiuntivi contenuti nella legge di bilancio per il 2018 ma anche la possibilità di riportare all’ambito negoziale parte delle risorse destinate al personale per effetto della legge 107/2015. La posizione dell’ARAN appare ancora segnata, in generale, da un atteggiamento di rigida e inaccettabile chiusura rispetto alla richiesta di ricondurre pienamente alla disciplina contrattuale le materie attinenti la gestione del rapporto di lavoro fatte oggetto negli anni scorsi di interventi legislativi; un atteggiamento che mal si concilia con gli impegni esplicitamente assunti e sottoscritti dalle parti nell’accordo quadro di Palazzo Vidoni. Ampliare e valorizzare gli spazi di confronto e negoziato resta uno degli obiettivi da perseguire, insieme a quello di un più adeguato riconoscimento del lavoro e delle professionalità operanti nel settore. Per quanto riguarda in particolare le relazioni sindacali è stato consegnato all’ARAN un testo, redatto da Flc Cgil, Cisl FSUR e Uil Scuola RUA ma sul quale hanno espresso condivisione anche tutte le altre sigle presenti al tavolo negoziale, contenente integrazioni e modifiche rispetto una bozza precedentemente elaborata dall’Agenzia. Al termine dell’incontro si è convenuto di riprendere la trattativa nella giornata di lunedì 15 gennaio; la convocazione all’ARAN è per le ore 15.00. Roma, 11 gennaio 2018 FLC CGIL, Francesco Sinopoli
CISL SCUOLA, Maddalena Gissi 
UIL SCUOLA RUA, Giuseppe Turi

Gissi: sul contratto i tempi dipendono dai contenuti, difficile chiudere in poche ore

Mer, 10/01/2018 - 20:22
Riprenderà domani, 11 gennaio, alle ore 14, il tavolo di trattativa all’ARAN per il rinnovo del contratto affrontando i temi specifici del settore scuola. Nei giorni precedenti hanno avuto luogo gli incontri degli altri tre settori compresi nel comparto Istruzione e Ricerca (Università, Ricerca e Afam). “Siamo anche noi interessati ad una conclusione in tempi brevi del confronto, ma è chiaro che ciò è possibile solo se vengono sciolti positivamente i nodi su cui si sta sviluppando la discussione. Una discussione che non può essere affrettata, ci prenderemo i tempi necessari per approfondire come è giusto e normale che sia tutte le questioni, economiche e normative, ancora sul tappeto”. Così Maddalena Gissi, nella sua veste di segretaria generale della Federazione Scuola, Università e Ricerca della Cisl, che risponde in questo modo alle voci circolanti su una possibile firma del contratto entro la fine di questa settimana. “Mi sembra un’ipotesi poco realistica – conclude – anche se per quanto ci riguarda la questione dei tempi è direttamente legata ai contenuti di un possibile accordo. Su quelli valuteremo e decideremo, come è nostro costume da sempre”. Roma, 10 gennaio 2018

Diplomati magistrali, sindacati convocati nuovamente al MIUR martedì 16 gennaio

Mer, 10/01/2018 - 14:31
Come convenuto nel corso del precedente incontro svoltosi il 4 gennaio scorso, la dott. De Pasquale, Capo Dipartimento Istruzione, ha riconvocato i sindacati al MIUR per martedì prossimo, 16 gennaio, alle ore 10 al fine di proseguire il monitoraggio e il confronto sulla situazione determinatasi dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha negato il diritto ad essere incluso nelle GAE a moltissimi docenti in possesso del solo diploma di abilitazione magistrale.
Come affermato nel comunicato unitario diffuso al termine dell'incontro di giovedì corso, in attesa di verificare modalità e tempi di un'eventuale prosecuzione del contenzioso e stante l'impossibilità di prevederne con certezza gli esiti si rende indispensabile una soluzione poltica che, in presenza di diffusi interessi e controinteressi, "riconosca i diritti di tutti e non lasci a casa nessuno".
In questa direzione prosegue l'impegno della Cisl Scuola, in coerenza con le posizioni più volte manifestate in materia di reclutamento del personale: a partire da una politica degli organici che risponda efficacemente al fabbisogno di posti per il buon funzionamento delle nostre scuole, ridurre al minimo indispensabile il ricorso a lavoro precario, assumere a tempo indeterminato su tutti i posti vacanti e disponibili, valorizzare l'esperienza di lavoro acquisita stabilizzando i reiterati rapporti di lavoro precario.

Rinnovo RSU, si vota il 17-18-19 aprile. Il protocollo firmato oggi da ARAN e Sindacati

Mar, 09/01/2018 - 20:03
È stato firmato oggi il protocollo tra ARAN e Sindacati che fissa tempi e modalità per l'elezione delle RSU in tutti i comparti dl pubblico impiego. Le votazioni avranno luogo nei giorni 17, 18 e 19 aprile; entro il 9 marzo dovranno essere presentate le liste dei candidati. Lo scrutinio avverrà per tutti i seggi nella giornata del 20 aprile e vi sarà tempo fino al 27 per la pubblicazione dei risultati.

Valorizzare il merito senza cadere nella meritocrazia. Seminario della Cisl Scuola con i teorici dell’economia civile

Mar, 09/01/2018 - 18:52
La Cisl Scuola si interroga su uno dei temi più controversi nel dibattito in corso sulla scuola e sul lavoro pubblico in genere, la valorizzazione del merito. Lo fa in un seminario destinato al proprio gruppo dirigente (segreteria nazionale, responsabili regionali e territoriali dell’organizzazione) che si tiene domani, 10 gennaio 2018, al Ripa Hotel di Roma, con prosecuzione dei lavori il giorno successivo. A orientare la riflessione sul tema intervengono Luigino Bruni, ordinario di economia politica all’Università LUMSA di Roma, Alessandra Smerilli della PFSE Auxilium di Roma, Matteo Rizzolli professore associato alla LUMSA di Roma. Sarà affidata a Monica Bolognani, della segreteria regionale Cisl Scuola, la presentazione dell’esperienza di valorizzazione del merito realizzata in Trentino.
La questione che affrontiamo – afferma la segretaria generale Cisl Scuola Maddalena Gissiin questi ultimi tempi è stata quasi sempre posta nei termini di una contrapposizione secca fra egualitarismo e meritocrazia. Una posizione, impostata così, molto ideologica e per questo poco concreta e poco sensata, che ci piacerebbe smontare, riportando il ragionamento e il confronto dentro delle linee culturali e di politica sociale serie e ben fondate. Crediamo che questo sia possibile facendo riferimento ai contributi della ‘economia civile’ e di aggiornate teorie dell’organizzazione”.
L’orizzonte in cui ci muoviamo – prosegue la Gissi – è quello di una scuola comunità, non dominata da elementi di esasperata concorrenza interna ma, al contrario, fondata su pratiche di condivisione e cooperazione, in cui possano trovare posto anche fattori di positiva emulazione”.
Luigino Bruni e i suoi colleghi e collaboratori lavorano da tempo, in un’ottica di economia civile, sulla distinzione tra merito, premio e incentivo: un lavoro cui fare riferimento per costruire una piattaforma concettuale sulla quale agganciare posizioni sindacali intelligenti, corrette e solide.
Se, come auspicato – conclude la segretaria generale Cisl Scuola - l’imminente rinnovo del contratto segnerà anche il punto di ripartenza per una complessiva rivisitazione di temi legati alla valorizzazione professionale e del lavoro di scuola, sarà fondamentale per il sindacato non limitarsi a giocare di rimessa, ma al contrario stare in campo con intelligenza e qualità di proposta”. Roma, 9 gennaio 2018

Contratto, report sull'incontro del 4 gennaio all'ARAN

Ven, 05/01/2018 - 15:24
Il 4 gennaio le trattative per il rinnovo del contratto del comparto istruzione sono entrate nel vivo. Al centro della discussione sono state infatti due tematiche estremamente rilevanti, la consistenza delle risorse economiche e le relazioni sindacali. Le OO.SS. hanno chiesto il rispetto dell’Accordo di Palazzo Vidoni che prevedeva un aumento medio minimo di 85 euro. Tale importo medio, complessivamente corrisponde a una percentuale di incremento della massa salariale dell’intero pubblico impiego pari al 3,48%; se meccanicamente applicato nel ricalcolo delle singole retribuzioni, quel valore percentuale può determinare in molti casi un consistente ridimensionamento dell’aumento spettante rispetto agli 85 euro dell'intesa del 30 novembre. Da qui l’esigenza di individuare meccanismi correttivi che intervengano a tutela delle situazioni retributive più svantaggiate, criterio indicato dallo stesso accordo di palazzo Vidoni. Al riguardo, costituisce un punto di riferimento importante anche quanto previsto nell’intesa del comparto Amministrazioni centrali, nel quale sono stati introdotti elementi compensativi per i redditi più bassi.
A questo aspetto, che sarà centrale nella prosecuzione della trattativa, in avvio della quale l’ARAN si è attenuta rigidamente ai contenuti dell’atto di indirizzo, si aggiunge quello legato alla richiesta delle organizzazioni sindacali di far confluire nelle risorse contrattuali anche i fondi stanziati nella legge 107/2015 (riconoscimento del merito dei docenti e il bonus per la formazione). Su quest’ultima questione l’Aran ritiene necessario un passaggio di confronto col Miur, non essendo questa eventualità prospettata nell’Atto di indirizzo.
Altrettanto complessa, stando alla posizione su cui in avvio di confronto si attesta l’ARAN, è la questione della ridefinizione delle relazioni sindacali. Il dlgs. 75/2017 (modifiche al Testo Unico sul Pubblico Impiego – dlgs 165/2001 - in attuazione della riforma cd. Madia), apre nuove prospettive di rilancio e valorizzazione delle prerogative contrattuali che le OO.SS. intendono utilizzare pienamente.
I rappresentati sindacali hanno sottolineato come il modello utilizzato per definire il modello delle relazioni sindacali nel Comparto delle Funzioni centrali non possa essere automaticamente traslato nel Comparto istruzione, anche per la specificità di alcuni settori tra cui quello scolastico. L’Aran ha comunque consegnato una bozza di articolato che sarà ora oggetto di esame da parte delle OO.SS.
La trattativa riprenderà il prossimo lunedì, 8 gennaio, a partire dal settore Università per proseguire in settimana con un confronto che si annuncia molto intenso e serrato.

Benjamin, il millennial che ama il latino

Ven, 05/01/2018 - 14:43
In un articolo pubblicato sul Financial Times e divenuto immediatamente virale, cioè condiviso da migliaia di persone, Benjamin Auslin — studente presso la Montgomery Blair High School in Maryland — ha tessuto un'inattesa lode dell'insegnamento del latino nella scuola americana. Lode inattesa sia perché il FT non è la rivista Latinitas, sia perché il medesimo Benjamin, evidentemente amato dal giornale della City, l'anno scorso vi aveva pubblicato un altro articolo in cui lamentava che in America la scuola superiore non dà spazio all'insegnamento delle materie economiche. Benjamin, dunque, non ha l'aria di uno di quegli studenti ciecamente votati agli studi umanistici. Quali sono gli argomenti portati da Benjamin? Innanzi tutto quelli formulati da uno studente che (lo dice lui stesso) si è iscritto al corso di latino per un errore nella compilazione dei moduli — ma è stato un happy mistake, aggiunge subito, parafrasando il felix culpa di Sant'Agostino non saprei quanto consapevolmente. A parere di Benjamin, infatti, lo studio del latino giova molto a migliorare il possesso della lingua e a potenziare le capacità intellettuali. Questo per due motivi: in primo luogo perché, essendo una lingua flessiva, il latino costringe a smontare e rimontare ciascuna parola all'interno della frase, per comprenderne la specifica funzione sintattica. Pratica che costituisce già di per sé un utilissimo esercizio mentale. In secondo luogo, perché i grandi prosatori latini, da Cesare a Cicerone, usavano comporre secondo le regole della retorica, mettendo cioè il massimo impegno nel rendere ricco, articolato, sfumato e soprattutto persuasivo il proprio discorso. Ragion per cui traducendo i testi classici, o anche solo leggendoli in traduzione, le proprie capacità discorsive se ne avvantaggiano moltissimo. Almeno in apparenza si tratta di argomenti non nuovi, che un po' tutti i fautori del latino hanno usato o usano per difenderne l'insegnamento scolastico. Essi però riacquistano tutto il loro peso se solo li si misura sul backdrop che lo stesso Benjamin suscita davanti ai nostri occhi: ossia le forme di comunicazione che i social media, gli sms, Whatsapp e così via hanno reso oggi pervasive, dominate come sono da frasi smozzicate, frammenti di idee, emoji, hashtag, e così via, senza più alcuna preoccupazione di costruire ragionamenti o argomentazioni che abbiano una qualche complessità. La mia generazione, dice Benjamin, parla ormai un "dialetto inglese" nato su internet, che si degrada di tweet in tweet; e ancora: immaginate che il genere di "dialogo" politico, cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale del 2016, diventasse la norma per i prossimi dieci anni — quando toccherà alla mia generazione prendere in mano le leve del potere, sarà quello l'unico linguaggio che useremo. Coloro che avranno permesso al discorso social di invadere il dibattito politico (rendendolo il meno civile possibile), raccoglieranno quello che avranno seminato. Si tratta di un tipo dibattito in cui, quando va bene, a dominare è il semplicismo delle polarità, con strutture binarie del tipo "mi piace" "non mi piace". A tale proposito, si potrebbe aggiungere che questo infausto genere di polarità si affaccia ormai anche in contesti che dovrebbero esserne immuni. Dopo che alla radio è stato trasmesso un concerto di Mozart, per esempio, può accadere che il povero conduttore sia costretto a leggere lo sms di Peppino da Udine che dice «il pianoforte non mi è piaciuto». Cosa che almeno in me provoca non solo una reazione del tipo «che me ne importa»; ma anche una riflessione sconsolata, al pensiero che Peppino da Udine ormai crede che, quando si tratta di dare un giudizio, basta dire "mi piace" / "non mi piace", senza sforzarsi di argomentare perché. Lo spunto più interessante, però, offerto dalle riflessioni di Benjamin, sta per me in questa frase: «Leggete i classici e vi scoprirete un lascito letterario la cui ricchezza farà apparire la maggior parte dei twitter feeds altrettante pitture da caverna preistorica». Benjamin ha ragione, la complessità delle nostre forme comunicative sta regredendo paurosamente a qualche migliaio di anni fa. I nostri emoji non somigliano forse a quelle figurine incise o dipinte con cui i nostri remoti antenati cercavano di comunicare non si sa bene che cosa? Per questo non dobbiamo assolutamente permettere che la nostra scuola, e le nostre istituzioni culturali in genere, si arrendano alla pittografia o alla twittografia dilagante. È questa la battaglia da vincere, o almeno da combattere: una battaglia in cui anche il latino, con il suo bagaglio intellettuale e culturale, può svolgere un ruolo fondamentale. Come dice Benjamin.

Una soluzione politica che ricomponga i diritti di tutti. Nota unitaria dopo l'incontro al MIUR su sentenza CdS

Gio, 04/01/2018 - 20:44
Al termine dell'incontro chiesto dai sindacati e svoltosi oggi 4 gennaio al MIUR sugli effetti della recente sentenza del Consiglio di Stato, è stato diffuso un comunicato unitario sottoscritto da tutte le organizzazioni rappresentative (Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA, Snals Confsal, Gilda Unams). Redatta anche, a cura dell'Amministrazione, una nota di sintesi dei contenuti dell'incontro. Questo il testo del comunicato unitario: Si è aperto oggi, 4 gennaio, in seguito alla richiesta dei sindacati, il confronto con il Ministero della Pubblica Istruzione in merito alle conseguenze della decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che nega il diritto ai diplomati magistrali prima del 2001-2002 ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. 
Unitariamente FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams hanno posto sul tavolo le loro richieste, considerando come priorità:
  • salvaguardare l’anno in corso, tutelando la continuità didattica e la serenità del lavoro dei tanti docenti che in forza delle sentenze cautelari stanno operando con serietà nelle scuole
  • riaprire le graduatorie d’istituto per permettere l’inserimento dei docenti che, collocati in GAE e quindi in prima fascia d’istituto, erano stati esclusi dalla seconda fascia
  • salvaguardare i punteggi acquisiti mediante il servizio svolto in questi anni in forza delle sentenze cautelari
  • A regime prevedere una norma ad hoc al fine di ricomporre i diritti dei docenti a vario titolo interessati al contenzioso in questione
Il Ministero, ritenendo necessario acquisire un preventivo parere dell’Avvocatura dello Stato sulle modalità con cui gestire una vicenda con aspetti di rilevante complessità giuridica, si è detto pronto a riconvocare i sindacati non appena conclusa tale fase di approfondimento. Ha inoltre convenuto sulla necessità di una riflessione generale sui meccanismi di reclutamento da utilizzare per la scuola dell’infanzia e primaria, anche alla luce delle soluzioni già adottate dal Governo per i precari della secondaria di primo e secondo grado. 
Occorre pensare ad una soluzione politica del problema” sostengono i segretari generali Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi, Giuseppe Turi, Elvira Serafini e Rino Di Meglio. “Ci troviamo di fronte ad un quadro complesso ma bisogna tutelare gli interessi di tutti. Non si può pensare di cancellare un’intera categoria di lavoratori e lavoratrici che in molti casi operano già da anni nella scuola. L’Amministrazione dovrà trovare una soluzione che riconosca i diritti di tutti e non lasci a casa nessuno”. Roma, 4 gennaio 2018 FLC CGIL Francesco Sinopoli 
CISL SCUOLA Maddalena Gissi 
UIL SCUOLA RUA Giuseppe Turi 
SNALS CONFSAL Elvira Serafini 
GILDA UNAMS Rino Di Meglio

Legge di bilancio 2018, le disposizioni che riguardano la scuola

Mer, 03/01/2018 - 19:32
In una scheda di lettura predisposta dall'Ufficio Sindacale della Cisl Scuola Nazionale vengono evidenziate le disposizioni riguardanti la scuola contenute nella legge di bilancio per il 2018 (Legge 27 dicembre 2017, n. 205 - Pubblicata in G.U. il 29 dicembre 2017).
È in fase di elaborazione e verrà successivamente resa disponibile una scheda specifica dedicata alle misure relative alla previdenza e alle pensioni.

Sentenza Consiglio di Stato, sindacati convocati il 4 gennaio per incontro politico al MIUR

Mar, 02/01/2018 - 22:06
È giunta oggi la convocazione dei sindacati per un incontro che si terrà giovedì 4 gennaio al MIUR, con la presenza del sottosegretario Vito De Filippo, per esaminare la situazione determinatasi a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato nell'adunanza plenaria n. 11/2017.
Viene così accolta la nostra richiesta di affrontare immediatamente la questione in sede politica, essendo difficilmente prevedibili i tempi e gli esiti di un'eventuale riproposizione del contenzioso ad altro livello.
Trovano così la più netta smentita le fake news messe in circolazione in queste ore sui social, nelle quali si sosteneva che non vi sarebbe stato alcun incontro il giorno 4. Di tutto hanno bisogno le lavoratrici e i lavoratori coinvolti in questa vicenda meno che di comportamenti sui quali ogni commento è superfluo.

CISL e CISL FSUR, valorizzare col nuovo contratto un comparto di rilevanza strategica per il Paese

Mar, 02/01/2018 - 21:37
Si è da poco concluso all'Aran l’incontro di ripresa delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, un appuntamento importante con l'obiettivo di recuperare una situazione di stallo durata nove anni.
La CISL, presente con il livello confederale e con le segreterie nazionali di federazione, ha ribadito la valenza di un passaggio fondamentale per l'iniziativa del sindacato, dopo il buon esito del negoziato sulla legge di stabilità 2018 che ha già consentito importanti conquiste su temi sociali, previdenziali, del lavoro, per il Mezzogiorno, recuperando anche un’attenzione specifica per i giovani. 
Negoziare un nuovo CCNL per il comparto Istruzione e ricerca per la CISL e per le federazioni di categoria è un fatto politico estremamente importante per la regolazione degli aspetti normativi ed economici riguardanti circa un milione e duecentomila lavoratrici e lavoratori italiani. 
Il contratto dovrà anzitutto restituire dignità, oltre che risorse economiche, ai tanti lavoratori e lavoratrici che col loro impegno in condizioni spesso difficili hanno garantito livelli di efficacia e qualità dell'intero filone della conoscenza nei settori della scuola, dell'università e AFAM e della ricerca. 
Nel caso specifico la Cisl e la federazione Scuola, Università e Ricerca hanno dato atto del percorso importante fatto in sede ministeriale dalle Categorie, che dovrà dare frutti nell’attuale fase negoziale. 
Per la Cisl, il Contratto in questione dovrà delineare un percorso virtuoso di valorizzazione per tutti i lavoratori di un comparto delicatissimo, colpevolmente dimenticati da uno Stato datore poco attento ai suoi dipendenti; un settore di importanza strategica per il nostro Paese, per il suo futuro e per le attese delle giovani generazioni a cui è doveroso dare risposte. Roma, 2 gennaio 2018

Assenze per malattia, dal 13 gennaio le nuove fasce orarie per le visite di controllo

Mar, 02/01/2018 - 10:18
Sulla Gazzetta Ufficiale - serie generale n. 302 del 29 dicembre 2017 è stato pubblicato il decreto della presidenza del consiglio dei ministri n 206 del 2017 con cui sono state regolamentate le modalità di svolgimento delle visite fiscali nonché di accertamento delle assenze per malattia dei dipendenti pubblici. L'art. 3 del decreto, rubricato "fasce orarie di reperibilità", prevede che "in caso di assenza per malattia, le fasce di reperibilità dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L'obbligo sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi". 
Le disposizioni entreranno in vigore il 13 gennaio 2018.

Il messaggio di fine anno del Capo dello Stato

Dom, 31/12/2017 - 20:49
Care concittadine e cari concittadini, un saluto cordiale e un grande augurio. A tutti coloro che sono in Italia e agli italiani che si trovano all'estero. Tra poco, inizierà il 2018. Settant'anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti. Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni. Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere. E' stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione. Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere. Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese. Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese. Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta. Questo mi induce a condividere con voi una riflessione. Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto. In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo. Assistiamo, persino, al riaffacciarsi della corsa all'arma nucleare. Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti. Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle. Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il rapporto con la realtà. La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro. Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere. Un'era che pone anche interrogativi sul rapporto tra l'uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti. Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi. Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono. In questo tempo, la parola "futuro" può anche evocare incertezza e preoccupazione. Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un'idea positiva di progresso. I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità. L'autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre. La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita. L'orizzonte del futuro costituisce, quindi, il vero oggetto dell'imminente confronto elettorale. Il dovere di proposte adeguate - proposte realistiche e concrete - è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese. Non è mio compito formulare indicazioni. Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E' necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano. Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell'Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti. Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L'impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi. Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e della alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell'anno, hanno attraversato momenti di dolore. Un pensiero particolare va ai nostri concittadini vittime dell'attentato di Barcellona. Il loro ricordo, unito a quello delle vittime degli attentati all'estero degli anni precedenti, ci rammenta il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo. Riguardo a questo impegno, vorrei ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell'Ordine, dei nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate, ripetendo le stesse parole di un anno fa: "Anche nell'anno trascorso hanno operato, con serietà e competenza, perché in Italia si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire". Si è parlato, di recente, di un'Italia quasi preda del risentimento. Conosco un Paese diverso, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle. I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica. Vorrei rivolgere, in chiusura, un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza. A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare. Auguri a tutti; e buon anno.

Capodanno

Dom, 31/12/2017 - 17:08
L’estate del 1874 sprigionava i primi tepori, quando Vittorio Emanuele II si ritirò in una delle residenze di caccia dei Savoia, il castello (in realtà una palazzina a un piano) di Sant’Anna, Cuneo. Lì il 23 giugno «per grazia di Dio e volontà della nazione», il re d’Italia «sanzionò e promulgò» una legge di una riga: «All’elenco dei giorni festivi è aggiunto il primo giorno dell’anno». Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’11 luglio, il Capodanno diventò festa per gli italiani. L’iniziativa era partita da due ministri del governo Minghetti II (ultimo della destra storica), ormai dimenticati dai più: Gaspare Finali (Agricoltura, Industria e Commercio) e Paolo Onorato Vigliani (Grazia, Giustizia e Culti). Entrambi di antica fedeltà massonica. Si trattò di quello che le odierne cronache politiche definirebbero un blitz: una laconica legge di conversione infilata nel calendario parlamentare pochi giorni prima della chiusura estiva, che allora cominciava a metà giugno. L’obiettivo era dare certezza di legge all’annosa questione delle feste religiose e civili. Prima si festeggiavano solo «Natale, Epifania, Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, Concezione, Natività e Assunzione della Beata Vergine Maria, Santissimo Corpo di Cristo, Beati Apostoli Pietro e Paolo, Ognissanti e Celeste Patrono di ciascuna diocesi, città o terra». Così recitava il Regio Decreto 5342 del 1869 che aveva «esteso per gli effetti civili a tutto il Regno il calendario dei giorni festivi già in uso nelle antiche Provincie dal 6 settembre 1853 in appresso». Unificazione difficile 
Era stato il congresso delle Camere di Commercio, riunito a Genova nel 1869, a sollecitare un intervento del governo per disboscare la giungla delle festività del neonato Regno. A dispetto dell’Unità, ogni territorio aveva conservato i suoi usi. Se i morigerati sabaudi festeggiavano 10 giorni l’anno oltre alle 52 domeniche, altrove si largheggiava. «Le feste - scrivevano i ministri nella relazione al re - sono tanto numerose che in alcuni luoghi giungono persino al numero di 30», il che comportava «abuso e detrimento economico». Il re ne fu convinto e appose la sua «augusta firma» sul decreto. Il calendario del 1853 era stato frutto di una lunga trattativa segreta tra lo Stato sabaudo e la Chiesa romana. Era stato chiesto al Pontefice di «tagliare» il consistente numero di festività. Infine l’elenco fu ridotto «senza offendere le popolazioni». Papa Pio IX diede il suo assenso scritto con un Breve apostolico consegnato al vescovo di Saluzzo. Il Capodanno, sebbene di origine religiosa (la Chiesa celebra la solennità della Madre di Dio), ne uscì sacrificato. Rapporti mutati 
All’epoca le festività erano tutte religiose e rappresentavano un delicato bilanciamento fra Stato, Chiesa e tradizioni popolari. Lo Stato (confessionale, a norma di Statuto, ma con un’anima liberale) pretendeva di fissare i calendari amministrativi. La Chiesa rivendicava l’ultima parola. Il popolo, va da sé, amava festeggiare il più possibile secondo le mille tradizioni di una nazione e cento città. Ogni modifica del calendario veniva attentamente soppesata. «La competenza era mista, si agiva con particolare cautela secondo la via diplomatica», scrive Maria Rosaria Piccinni, autrice del libro «Il tempo della festa tra religione e diritto» (Cacucci). Eppure, con la famosa leggina ad hoc, nel 1874 spunta il Capodanno, una festa tipicamente napoleonica. Perché? Gli atti parlamentari non aiutano. Secondo Aldo A. Mola, storico della monarchia, «la risposta non va cercata nel 1874 ma nel 1869, che segna rottura piena tra Regno d’Italia e Stato Pontificio». Rottura militare (dopo la battaglia di Mentana nel 1867) e politica, con gli intralci che Pio IX poneva alla vita privata di Vittorio Emanuele II (a partire dal matrimonio morganatico con Rosa Vercellana), che sarebbe culminata nell’apertura della breccia di Porta Pia nel 1870. Celebrata ogni anno il 20 settembre con una nuova festività, istituita senza bisogno di una legge «essendo già tale nel cuore degli italiani». Il clima era pessimo. Così, con atto unilaterale, nel 1874 governo e re introdussero il Capodanno nell’elenco delle festività, riconoscendo al primo giorno dell’anno un particolare valore nella tradizione popolare. Valore certificato diversi anni dopo, nel 1911, anche da Pio X. Con un Motu Proprio ridusse il numero dei giorni festivi da 36 a 8 per fronteggiare l’accresciuto costo della vita, ma salvò il Capodanno. Politica e burocrazia 
Del resto è destino del Capodanno essere festa soggetta al mutare dei regimi politici. Fu Giulio Cesare con il suo calendario nel 46 a.C. a spostare l’inizio dell’anno da marzo a gennaio. Ma per consolidare questa data, almeno in gran parte dell’Occidente, si dovette attendere il calendario Gregoriano e soprattutto la riforma di Innocenzo XII del 1691. In altre parti del mondo il Capodanno ha date diverse, a partire da quello cinese collegato al novilunio di gennaio. Ma dal punto di vista della burocrazia l’aspetto più curioso è il periodico tentativo di modificare i calendari per legge, soprattutto a seguito di rivoluzioni e cambi di regime. Il caso più noto è la Francia illuminista. Il nuovo calendario scritto da scienziati e basato sul sistema decimale, decristianizzato e ispirato ai valori della agricoltura, lo fissò nella terza decade del nostro settembre, che corrispondeva al 1° Vendemmiaio. Entrato in vigore nel 1793, fu abrogato da Napoleone il 22 fruttidoro anno XIII (il 9 settembre 1805). Anche Lenin provò a cambiare il calendario per legge. Dal 1929 introdusse una modello basato su settimane di 5 giorni, al chiaro scopo antireligioso di bandire la domenica. Tutti i lavoratori furono divisi in cinque gruppi basati sui colori. Il riposo turnario evitava l’interruzione della produzione industriale, ma alimentò il malcontento perché complicava le relazioni familiari. Fascismo e Repubblica 
Mussolini decise di contare «il tempo dell’Era fascista» a partire dalla marcia su Roma del 1922. Primo giorno dell’anno il 29 ottobre. L’obbligo di aggiungere in numero romano l’anno dell’era fascista accanto a quello cristiano, disposto da una circolare del capo del governo, entrò in vigore nel 1927. Come se non bastasse, nel 1930 la marcia su Roma diventò festività solenne anche del calendario gregoriano. Ovviamente per legge, la numero 1726, intitolata «Modifica dell’elenco delle feste nazionali, dei giorni festivi a tutti gli effetti e delle solennità civili». Abbiamo dovuto attendere la Repubblica per fare pace col Capodanno, ed è servita un’altra legge. Anzi due. La numero 260 del 1949, «Disposizioni in materia di ricorrenze festive», che lo colloca al primo posto. E la 121 del 1985, che recepisce la revisione del Concordato Stato-Chiesa e lo riconosce come festa anche religiosa. E così il Capodanno è festa per tutti gli italiani. Unificati, nel primo giorno dell’anno, anche se con un secolo di ritardo.

Corso concorso per la dirigenza scolastica, le domande sono 35.044

Sab, 30/12/2017 - 18:54
Il MIUR ha reso noto i dati relativi agli aspiranti che, alla scadenza del termine stabilito dal bando, hanno presentato domanda di ammissione al corso concorso per 2.425 dirigenti scolastici. Sono state 39.264 le domande presentate, di cui 35.044 effettivamente inoltrate. Il lungo comunicato pubblicato sul sito del Ministero precisa che delle 35.044 domande inoltrate, il 70,7% sono state inviate da candidate donne, il 29,3% da uomini, e che l’età media degli aspiranti è di 49 anni. Vengono anche riportati alcuni dati riguardanti la distribuzione per area geografica dei candidati, evidenziando che la Regione nella quale sono state presentate più domande è la Campania (7.039), seguita da Sicilia (5.595), Lazio (3.887), Puglia (3.719) e Lombardia (3.051). 
Come si legge nel comunicato, “il calendario della prova preselettiva del concorso, comprensivo del giorno e dell’ora dello svolgimento della prova stessa, sarà reso noto sul numero del 27 febbraio 2018 della 4^ Serie Speciale, Concorsi ed Esami, della Gazzetta Ufficiale. Su quello stesso numero della Gazzetta sarà resa nota anche la data di pubblicazione dell’archivio di 4.000 domande da cui saranno estratti i quesiti della prova preselettiva. La banca dati dei quiz sarà comunque pubblicata sul sito del Miur almeno venti giorni prima dell’inizio della prova. L’elenco delle sedi della prova preselettiva e le ulteriori istruzioni operative saranno comunicati almeno 15 giorni prima della data di svolgimento delle prove, tramite avviso pubblicato sul sito internet del Ministero”. 
La ripartizione per genere delle domande presentate riflette sostanzialmente la situazione attualmente esistente per quanto riguarda il personale dirigente in servizio, costituito per il 68,2% da donne. L’età media dei dirigenti scolastici è oggi di 55,6 anni. 
Nel comunicato del MIUR viene anche descritta in dettaglio l’articolazione della procedura concorsuale, che prevede una prova preselettiva unica a livello nazionale nel caso in cui le candidature siano almeno tre volte superiori ai posti messi a bando. Prevista la somministrazione di una batteria di 100 quiz volti a verificare le conoscenze di base per l’espletamento delle funzioni dirigenziali. La prova sarà svolta al computer. Sarà ammesso allo scritto, in base al punteggio ottenuto (il massimo è 100), un numero di candidate e candidati pari a tre volte il numero dei posti disponibili per il corso di formazione dirigenziale. 
Seguirà una prova scritta che prevede: 
- cinque domande a risposta aperta su: normativa del settore istruzione, organizzazione del lavoro e gestione del personale, programmazione, gestione e valutazione presso le scuole, ambienti di apprendimento, diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato, sistemi educativi europei 
- due domande a risposta chiusa in lingua straniera (livello B2) su: organizzazione degli ambienti di apprendimento, sistemi educativi europei. Accederà all’orale chi ottiene il punteggio minimo di 70 punti. Previsti fra l’altro la risoluzione di un caso pratico e un accertamento del livello delle conoscenze informatiche e di lingua straniera. 
Superando sia le prove scritta che quelle orali si viene ammessi al corso di formazione dirigenziale e di tirocinio selettivo, finalizzato all’arricchimento delle competenze professionali. Il corso prevede due mesi di lezione in aula e quattro di tirocinio a scuola, che potranno essere integrati anche da sessioni di formazione a distanza. Al termine si dovrà affrontare una valutazione scritta e un colloquio orale.

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