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Aggiornato: 1 ora 46 min fa

Procedure riservate per facenti funzione DSGA e valorizzazione ATA, primo incontro al MIUR

5 ore 21 min fa
In attuazione dell’intesa del 24 aprile 2019 si è svolto oggi, 20 giugno 2019, il primo incontro sulla valorizzazione del personale Ata.
In premessa i sindacati hanno richiesto un puntuale impegno al rispetto dell’intesa di palazzo Chigi relativamente al tema della valorizzazione di tutto il personale Ata, nonché per assicurare il riconoscimento dell’esperienza di quei tanti assistenti amministrativi che in questi anni hanno svolto le funzioni di Dsga.
Il MIUR ha rappresentato le molteplici difficoltà di carattere normativo e giuridico a individuare procedure riservate per accedere al profilo di Dsga da parte degli assistenti amministrativi sprovvisti di titolo di studio specifico.
Per i sindacati, invece, l’Intesa politica del 24 aprile scorso ha posto le condizioni per superare tali ostacoli, indicando come obiettivo quello di permettere a tutti coloro che hanno i requisiti delle 3 annualità di accedere ad una procedura riservata. Analogamente è stato chiesto di affrontare tutti gli aspetti concernenti la valorizzazione professionale del personale ATA: passaggi di profilo, tramite mobilità professionale, e attivazione delle posizioni economiche.
Le parti hanno concordato di proseguire il confronto su tutte le tematiche affrontate anche attraverso l’invio, da parte dei sindacati, di una proposta puntuale, da discutere entro i prossimi giorni in un nuovo incontro. Roma, 20 giugno 2019 FLC CGIL    
CISL SCUOLA   
UIL SCUOLA RUA
SNALS CONFSAL
GILDA UNAMS

Un sistema scolastico unitario e nazionale grande risorsa per il Mezzogiorno e per il Paese

Mer, 19/06/2019 - 14:38
La scuola è una grande risorsa per il Paese, noi ci battiamo perché venga considerata come tale da una politica spesso distratta, disattenta o che peggio ancora ne ha fatto a volte solo teatro delle proprie smanie di protagonismo. Il risultato è anche una condizione di scarso riconoscimento sociale ed economico, che penalizza gravemente chi lavora nella nostra scuola, contro cui ci battiamo rivendicando un livello di investimento almeno pari a quello di altri Paesi europei, che si accompagni a scelte coraggiose e lungimiranti sul versante legislativo come su quello contrattuale.
Grande risorsa per il Paese, di valenza strategica com'è da tutti riconosciuto, la scuola lo è in misura maggiore per le aree di più elevata criticità economica e sociale, come quelle del Mezzogiorno. Si usano spesso i dati di un divario tra nord e sud negli esiti dei percorsi formativi per trarne giudizi negativi su ciò che la scuola sta facendo in quelle regioni d’Italia. Quasi che le condizioni di arretratezza, di diffusa povertà, di debolezza o assenza della struttura produttiva fossero una colpa da addebitare alla scuola e non invece indicatori di contesto che segnalano quanto sia difficile e problematico il compito che la scuola assolve in quelle realtà. In una situazione quanto mai precaria di strutture e infrastrutture: servizi di trasporto alunni presenti al 13,7% contro il 40% di centro e nord, mense nel 63% delle scuole (che diventa 30% nelle isole) a fronte dell’87% nel resto d’Italia, tempo scuola generalmente più ridotto proprio a causa della mancanza dei servizi cui si accennava.
Eppure non mancano le testimonianze di un lavoro eccellente portato avanti dalla scuola in aree che non è esagerato definire “di frontiera”. La nostra organizzazione, attraverso i filmati scelti per corredare il proprio calendario 2019, ne restituisce eloquenti testimonianze, che ci dicono ad esempio come nelle difficili realtà di Pozzallo, di Casal di Principe, di Pozzuoli la scuola sappia essere presidio fondamentale e insostituibile di accoglienza, legalità, integrazione e inclusione.
La manifestazione del 22 giugno, alla quale saremo presenti in tanti come CISL Scuola, ha un grande grande valore e assume per noi un preciso significato. Non è solo un momento di vicinanza e solidarietà ad una realtà territoriale in sofferenza. Anche questo, ma assolutamente non solo questo. È un segnale forte alla politica e al Paese perché la questione del superamento degli squilibri territoriali tra nord e sud sia assunta da tutti come una priorità, come conditio sine qua non per rimettere in moto la crescita su tutto il territorio nazionale. Non con palliativi e misure di miope assistenzialismo, ma facendo leva prima di tutto sulle risorse migliori di cui anche il Mezzogiorno dispone, e la scuola è tra queste.
Una scuola che trae prestigio e forza anche dall’essere parte di un sistema unitario nazionale la cui messa in discussione avrebbe effetti devastanti proprio per le realtà già oggi più in sofferenza. E se il 22 giugno a Reggio Calabria saranno le Confederazioni a rappresentare l’unità del mondo del lavoro sull’obiettivo di un rilancio del sud per unire il Paese e rimettere in moto la crescita, noi ci saremo anche per lanciare al Governo, al Parlamento e in generale alla pubblica opinione un messaggio forte e chiaro: istruzione e formazione sono un bene prezioso da difendere e valorizzare, sono la base di un investimento in capitale umano necessario e decisivo per rendere competitivo il Paese, sono già oggi, anche al sud, una risorsa preziosa di promozione culturale e civile, per le persone e per l’intera società.
Una scuola italiana unita, che anche per questo genera coesione e promuove, è il modello di scuola di cui anche a Reggio Calabria ci faremo sostenitori e difensori.  Roma, 19 giugno 2019 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

"Non basta invocare l'orgoglio, manca un piano strategico", intervista ad Annamaria Furlan su Il Mattino.

Mer, 19/06/2019 - 11:17
A pochi giorni dalla grande manifestazione unitaria nazionale di CGIL, CISL e UIL a Reggio Calabria, la segretaria generale della CISL Annamaria Furlan rilancia, in un’intervista che appare sul quotidiano Il Mattino, l’accusa al Governo di non avere una chiara visione strategica, a partire dalle politiche industriali, per rimettere in moto la crescita del Paese.
Non basta fare leva sull'orgoglio del Sud, come ha fatto ieri il premier a Napoli – afferma la Furlan - Conte dovrebbe innanzitutto dire cosa sta facendo il suo Governo sul Mezzogiorno perché finora abbiamo visto poco o nulla”. Manca, secondo la leader della CISL, una svolta programmatica, manca una visione strategica capace di affrontare il dramma di un'area del Paese che si allontana dall'Europa sempre di più, in termini di occupazione, servizi pubblici, sanità, scuola, formazione, persino del livello di natalità.
Annamaria Furlan elenca alcune delle centinaia di vertenze aperte che coinvolgono il Ministero dello Sviluppo Economico, molte delle quali, come Whirlpool, Ilva, Blutec, Alcoa riguardano il destino di tante famiglie del Sud.
Non basta minacciare di revocare gli incentivi o convocare i tavoli – sostiene la segretaria generale della CISL - Bisogna anche indicare la soluzione, avere una strategia di politica industriale che finora non si è vista da parte del governo”.

Cinque milioni in povertà assoluta: la vera ripresa resta un miraggio

Mer, 19/06/2019 - 10:16
La povertà assoluta in Italia resta a livelli massimi, ma almeno ha smesso di crescere. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, infatti, nel 2018 nel nostro Paese si contavano ancora 5 milioni di poveri «assoluti», pari a 1,8 milioni di famiglie. Il record spetta al Mezzogiorno dove si tocca il 10%, contro il 5,8% del Nord (6,1% Nord Ovest, 5,3% Nord Est) e il 5,3% del Centro. I minori in povertà assoluta sono 1 milione 260 mila ovvero il 12,6% (15,7 al Sud). Le famiglie in condizioni di povertà relativa sono invece poco più di 3 milioni (11,8%) per un totale che sfiora i 9 milioni di persone.   Tra i cittadini stranieri l’incidenza della povertà assoluta tocca il 30,3% e corrisponde a oltre un milione e mezzo di persone, contro il 6,4% degli italiani (3,5 milioni di persone). I picchi più alti si registrano soprattutto al Sud e nelle aree metropolitane con l’incidenza che sale mano a mano che cresce il numero dei componenti della famiglia. È pari all’8,9% tra quelle composte da quattro persone e raggiunge il 19,6% tra quelle con quattro e più. La povertà, inoltre, aumenta in presenza di figli conviventi, soprattutto se minori, passando dal 9,7% delle famiglie con un figlio minore al 19,7% di quelle con tre o più figli. Anche nei nuclei monogenitoriali la povertà è più diffusa rispetto alla media (11%), dato anche questo in aumento rispetto al 9,1% del 2017. In generale, la povertà familiare presenta un andamento decrescente sia all’aumentare dell’età della persona di riferimento sia rispetto al livello di istruzione e alla qualifica lavorativa. Per l’ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini, oggi portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, si tratta di dati ancora una volta allarmanti. «L’avevamo già visto l’anno scorso - spiega - nonostante la ripresa economica, che pure è molto contenuta, la povertà non scende. Negli ultimi tre anni, dal 2016 al 2018, il Pil è aumentato ma il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto in maniera solo marginale, troppo poco per cambiare veramente la situazione». Secondo Guido Alfani, ordinario di Storia economica alla Bocconi,«la povertà in Italia è l’effetto congiunto di due fattori: da un lato il livello altissimo di disoccupazione e dall’altro i fortissimi divari strutturali che ci sono nel Paese, a livello regionale e poi tra Nord e Sud». Giovannini non è sorpreso da questi nuovi dati perchè «era prevedibile che le politiche messe in campo anche nel 2018 attraverso il Reddito di inclusione non cambiassero i termini del problema. Hanno solo scalfito certi fenomeni. Non scordiamoci che il Rei, andato a regime solo a fine 2018 e con risorse relativamente contenute rispetto a quelle necessarie, eroga un contributo in cifra fissa in base al numero dei componenti. Per come è stato congegnato, insomma, si sapeva che non avrebbe eliminato un solo povero ma avrebbe solo ridotto l’intensità della povertà». Diverso il discorso sul Reddito di cittadinanza, che riprendendo la struttura del Sostegno di inclusone attiva, il Sia, varato proprio da Giovannini nel 2014, punta a pareggiare il divario tra reddito famigliare e soglia di povertà. «Ma per produrre risultati e andare a regime – avverte l’ex ministro – serve tempo. E poi occorrerebbe finalmente attivare la banca dati complessiva dei trattamenti di assistenza, per capire a chi vanno realmente gli aiuti, compresi quelli di comuni e regioni, e valutare l’efficacia delle politiche. Non avere una banca dati del genere ci fa volare in modo cieco». Alfani è scettico sul fatto che l’Rdc possa risolvere i problemi italiani «perché è un po’ come curare i sintomi ma non la malattia. Sicuramente può alleviare la povertà ma non crea le condizioni per risolvere il problema in maniera duratura. Più utile un grande piano di investimenti al Sud». I «quasi poveri»
Ma alla fine quanti sono davvero poveri? Fissando 4 distinte soglie corrispondenti all’80, 90, 110 e 120% del livello standard di povertà relativa l’Istat ci dice che le famiglie «sicuramente» povere (ovvero quelle che hanno livelli di spesa mensile il 20% sotto lo standard) sono stabili al 6,2% (12,6% al Sud), quelle «appena» povere sono il 5,5% (9,5 al Sud dal 12,2% del 2017), mentre è invece «quasi povero» il 7,5%. Le famiglie «sicuramente» non povere infine sono l’80,8% del totale (80,4% nel 2017): 88,1,%al Nord, 85,4% al Centro e 66,7% al Sud.

Protagonisti nella scuola e nella vita. In bocca al lupo, ragazze e ragazzi!

Mer, 19/06/2019 - 08:34
Alle ragazze e ai ragazzi che affrontano oggi la prima prova dell’esame di maturità, sperimentando anche per la prima volta le novità introdotte da quest’anno, un pensiero carico di simpatia e affetto. È per tutti noi, e soprattutto per loro, un momento importante, un rito di passaggio che apre a un tempo nuovo, da affrontare e vivere in una dimensione di diversa e maggiore responsabilità.
Una volta l’esame era per molti, se non addirittura per la maggioranza, la conclusione della fase formativa e l’ingresso nel mondo del lavoro; oggi sono in molti di più a proseguire gli studi. Sicuramente un segno di progresso per la società, che tuttavia si lega anche ad altre ragioni più preoccupanti, quelle di una perdurante difficoltà, per i nostri giovani, nel trovare opportunità di impiego.
L’esame di maturità resta comunque una prova che lascia il segno, non si potrà mai ridurlo solo a una mera verifica delle conoscenze e delle competenze acquisite nel corso degli studi. È comunque un’uscita dal guscio protettivo costituito dall’organizzazione scolastica, con le sue regole, i suoi ritmi, la sua cura nel programmare e gestire i processi di apprendimento e di crescita: fondamentale, in tutto questo, il ruolo svolto dagli insegnanti e da tutto il personale scolastico, sostenuto da professionalità, passione e amore per il proprio lavoro.
Un’uscita dal guscio, e anche dal nido: si aprono spazi di maggiore libertà e quindi di piena responsabilità nei confronti di sé stessi e della propria comunità. I tempi che dovranno vivere non sono facili, la società che li attende non sempre è in grado di essere accogliente come dovrebbe e vorrebbe. Le sfide che le nuove generazioni affrontano oggi sono sicuramente più complesse e più ardue di quelle che si ponevano fino a qualche decennio fa. Anche per la parte di responsabilità che come adulti abbiamo in tutto questo, è per noi un preciso dovere mettere al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro impegno azioni “generose”, che valgano a restituire spazio e opportunità ai giovani e alle loro aspettative. E se a noi e alla politica serve più lungimiranza, a loro è richiesto di mettere in gioco tutta la loro energia, il loro coraggio, la loro carica di passione. Allora l’esame di maturità diventi per tutti un’occasione per ripensare e ritessere quel patto fra generazioni che sta alla base della catena della vita e dell’organizzazione sociale.
Alle ragazze e ai ragazzi che da oggi affrontano gli esami, oltre al rituale “in bocca al lupo” vogliamo rivolgere anche un altro augurio: che possano, nel mare aperto che li attende, avere sempre il vento in poppa e lo splendore del sole sul viso. Roma, 19 giugno 2019 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

ESTERO NEWS 10/19 - Fondi MOF per estero, sottoscritta l'intesa

Mer, 19/06/2019 - 08:00
Al Ministero per gli Affari Esteri (MAECI), alla presenza del rappresentante del MIUR, è stata sottoscritta l'ipotesi di intesa per la definizione dei criteri di impiego delle risorse destinate al finanziamento delle iniziative per il miglioramento dell'offerta formativa (MOF) realizzate dalle scuole italiane all'estero e dai collegi dei docenti comprensivi del personale assegnato ai corsi.
I fondi a disposizione, pari a euro 964.841,00, sono così ripartiti:
- 115.459,05 euro per funzioni strumentali
- 283.127,32 euro per progetti finalizzati all'integrazione degli alunni diversamente abili e con bisogni educativi speciali
- 566.254,63 euro ripartiti in base al personale con contratto a tempo indeterminato (1.008,67 euro per dipendente per un totale di 452 unità di personale.

Comandi presso la Direzione generale degli ordinamenti del Miur

Mar, 18/06/2019 - 19:40
Il Miur, in data odierna, 18 giugno, ha emanato il decreto prot. n. 937 riguardante la procedura di selezione per n. 19 (diciannove) unità di personale docente e dirigente scolastico, ai sensi dell'art. 26, comma 8, della legge n. 448/1998 e successive modificazioni, da destinare a prestare servizio, in posizione di fuori ruolo, presso gli uffici della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione per lo svolgimento di compiti connessi con l'autonomia scolastica per il triennio 2019/2020- 2021/2022. Le domande del personale interessato devono essere inviate, entro le ore 23.59 del 29 giugno 2019, esclusivamente all'indirizzo di posta elettronica certificata dgosv@postacert.istruzione.it, avendo cura di indicare come oggetto della comunicazione "Selezione art. 26, legge 23 dicembre 1998 n. 448". Documentazione:
  • decreto Miur prot. n. 937 del 18.6.2019
  • allegato 1(titoli valutabili)
  • allegato 2 (modello manifestazione disponibilità)

Reclutamento e precariato, il testo della norma presentato dal MIUR ai sindacati. Chiesto provvedimento d'urgenza

Mar, 18/06/2019 - 19:21
Il Capo Di Gabinetto del MIUR, Giuseppe Chiné, ha incontrato oggi i segretari generali di Flc CGIL, CISL FSUR, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams per fare il punto sull’attuazione dell’accordo in materia di reclutamento e precariato sottoscritto l’11 giugno scorso sulla base di quanto previsto nell’intesa del 24 aprile a palazzo Chigi. Sono stati illustrati i contenuti del testo normativo a tal fine predisposto dal MIUR, che recepisce in modo puntuale e coerente quanto previsto dall’intesa. Sarà lo stesso ministro Bussetti a verificare modalità e strumenti attraverso i quali compiere il necessario percorso legislativo.
Da parte loro le organizzazioni sindacali, oltre a valutare positivamente il testo sottoposto alla loro attenzione, hanno chiesto di procedere con l’immediata emanazione di un provvedimento con carattere d’urgenza. Roma, 18 giugno 2019 Flc CGIL Francesco Sinopoli
CISL Scuola Maddalena Gissi
UIL Scuola Rua Giuseppe Turi
SNALS Confsal Elvira Serafini
GILDA Unams Rino Di Meglio

Concorso DSGA, diffusi i dati di sintesi sulla prova preselettiva

Mar, 18/06/2019 - 18:54
Il MIUR ha diffuso oggi i dati di sintesi relativi alle prove preselettive del concorso a posti di DSGA, indicando per ogni regione il numero degli effettivi partecipanti, il punteggio massimo, minimo e medio conseguito dai candidati, oltre ad altre informazioni su aspetti di carattere organizzativo (aule e posti collaudati).
Saranno ora gli Uffici Scolastici regionali a pubblicare con proprio decreto gli elenchi degli ammessi.
In totale, rispetto al numero di domande prodotte (102.583), si sono presentati alla prova 34.196 candidati, cioè poco più di un terzo.
A breve (probabilmente dalla settimana prossima) ogni candidato potrà accedere, attraverso una procedura web dedicata, alla scheda relativa alla propria prova.

ESTERO NEWS 9/19 - Mobilità professionale, si va a sequenza contrattuale

Sab, 15/06/2019 - 08:41
Nei giorni scorsi si è tenuto all'ARAN un incontro per l'interpretazione autentica richiesta dal Tribunale di Roma relativa alla mobilità professionale verso l'estero. Pur non riuscendo ad addivenire con l'Agenzia all'interpretazione, si è siglato un reciproco impegno a disciplinare, in una apposita sequenza contrattuale, tutta la materia. In allegato la nota congiunta.

Gissi: sul reclutamento serve andare oltre la polemica "concorsi sì concorsi no"

Gio, 13/06/2019 - 13:55
Nel suo articolo su Il Sole 24 ore di oggi Andrea Gavosto pone una questione sulla quale è impossibile non essere d’accordo: occorre dare alla scuola un corpo docente di elevata qualità. Vorremmo però che anche il direttore della Fondazione Agnelli, uno degli osservatori più attenti e stimolanti sulle problematiche del sistema scolastico, ci aiutasse a uscire dagli spazi angusti di una discussione quasi sempre ridotta alla polemica "concorsi sì concorsi no". Noi ci abbiamo provato, riassumendo il nostro ragionamento in due dossier pubblicati nei mesi scorsi, nei quali si parte dai dati del precariato scolastico per trarre alcune considerazioni sulla dimostrata inefficacia delle scelte politiche fatte negli ultimi anni in tema di reclutamento, indicando poi una possibile direzione da intraprendere per un sistema che soddisfi due esigenze ugualmente ineludibili: garantire alla scuola apporti di elevata qualità professionale, valorizzare l’esperienza di lavoro, favorendone la necessaria stabilità. Obiettivo, quest’ultimo, che costituisce un preciso interesse non solo per i lavoratori in condizione di precarietà, ma per il sistema scolastico e il tanto auspicato buon andamento del servizio.
Uscire dalla polemica "concorsi sì concorsi no" è fondamentale. Perché a quanti affermano che l’intesa governo sindacati, con le sue particolari modalità, non garantisce la necessaria qualità professionale degli insegnanti assunti, è facile rispondere che nemmeno il superamento di un concorso basta, di per sé, a dare garanzie sufficienti in tal senso. Tant’è vero che l’assunzione di chi lo vince trova conferma solo dopo il superamento di un periodo di prova. Peraltro, è lecito chiedersi perché si pongano in dubbio le competenze professionali del docente precario solo nel momento in cui si profila una sua immissione in ruolo, dopo avere utilizzato tranquillamente e per anni il suo lavoro, indispensabile perché la scuola potesse concretamente funzionare. Il termine sanatoria è comunemente usato in termini dispregiativi, ma andrebbe dimostrato che non sia da “sanare” una situazione di precarietà del lavoro così estesa, giunta a sfiorare il 25% degli occupati nella scuola. E questo nonostante l’orientamento di tutti i governi, da oltre dieci anni, a privilegiare l’unicità del canale concorsuale “ordinario”, presunta panacea di tutti i mali, mentre i fatti smentivano clamorosamente i propositi, velleitari quanto improbabili, di sconfiggere la “supplentite”.
Di lavoro precario, per le sue peculiarità organizzative, la scuola avrà sempre necessità: si tratta di ridurlo al minimo indispensabile, privilegiando la stabilità del lavoro nell’interesse stesso, come già detto, del sistema. Dopo di che, va consentito a chi accumula consistente esperienza di lavoro di poterla valorizzare anche ai fini di una legittima aspirazione alla sua stabilità. Da qui la nostra opzione per un sistema di doppio canale di reclutamento (concorsi ordinari per esami, concorsi a prevalente valutazione dei titoli di servizio) che soddisfi in modo equo le aspettative dei neo laureati e dei precari. Evitando di alimentare le “guerre tra le diverse categorie di docenti”, ma puntando quanto più possibile a rimuoverne le cause.
Non manca, nella nostra proposta, il riferimento al tema richiamato da Gavosto quando denuncia l’assenza di una verifica delle competenze disciplinari e didattiche di chi entra in ruolo; questione che nel suo articolo viene riferita ai percorsi previsti dall’accordo MIUR sindacati, ma che andrebbe posta invece in termini generali. Perché le procedure di reclutamento, quali esse siano, non bastano da sole a produrre "un corpo docente di qualità elevata": occorre prevedere in ogni caso la presenza sistematica di consistenti azioni formative, indipendentemente dal percorso di accesso al ruolo. Questo consentirebbe non solo di verificare sul campo le competenze disciplinari e didattiche, ma anche di sostenere chi accede al lavoro nella scuola offrendogli un supporto quanto mai necessario nella delicata fase di ingresso. Vale per chi entra in ruolo, ma potrebbe valere anche per chi ottiene per la prima volta una supplenza per l’intero anno scolastico.
Il discorso andrebbe poi completato affrontando il tema dell’aggiornamento in servizio, indispensabile per una professione chiamata in modo particolare a fare i conti con processi sempre più accelerati di innovazione e cambiamento a livello scientifico, culturale, sociale e che va per questo adeguatamente sostenuta in modo permanente. Nessuna remora a discuterne anche in sede di rinnovo del contratto, fermo restando che non è così squilibrata rispetto ad altri Paesi – se non per la retribuzione! – la disciplina contrattuale dei docenti italiani. L’accordo col MIUR affronta per l’ennesima volta un’emergenza attestata dall’evidenza dei numeri (25% di precariato), lo fa attraverso inevitabili mediazioni, dà risposta a legittime attese di chi lavora da anni nella scuola, non credo produrrà conseguenze più gravi di quelle che produrrebbe l’inerzia o che sta producendo una situazione di continui e spesso confusi interventi legislativi in materia di reclutamento.
Se un limite ha questa intesa, è quello della sua dichiarata transitorietà, laddove sarebbe indispensabile riprendere col necessario respiro strategico il dibattito culturale, sociale e istituzionale per un sistema di reclutamento omogeneo per tutti gli ordini e gradi e davvero funzionale alle esigenze della nostra scuola. Roma, 13 giugno 2019 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

Firmato al MIUR il nuovo CCNI sulla mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie) del personale docente, educativo e ATA

Mer, 12/06/2019 - 15:38
E' stata sottoscritta l'Ipotesi di CCNI sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie che, in applicazione di quanto previsto dal CCNL 2016-2018 avrà validità triennale. Rispetto ai contratti degli ultimi tre anni, sono state introdotte novità che riguardano in particolare le regole per il personale docente. Assegnazioni provvisorie
Si è ripristinato il testo del 2015/16 per quanto concerne la possibilità di produrre domanda di assegnazione provvisoria anche all'interno della provincia ottenuta con la mobilità, fermi restando i requisiti già previsti nel precedente contratto per quanto riguarda il diritto di partecipare a tale tipo di movimento.
Come richiesto dalla CISL Scuola, potranno fare domanda di assegnazione anche i docenti FIT assunti da graduatorie pubblicate entro il 31 agosto 2018.
Introdotta anche la possibilità di chiedere, nei comuni costituiti da più distretti, l'assegnazione provvisoria per diverso distretto subcomunale, solo nel caso in cui l'interessato si avvalga delle condizioni che danno diritto alle precedenze di cui all'art. 8.
Trova conferma la possibilità di chiedere l'assegnazione provvisoria su posto di sostegno, solo per altra provincia, da parte dei docenti non in possesso di titolo di specializzazione, purché siano stati ammessi ai percorsi di specializzazione sul sostegno o, in subordine, abbiano prestato almeno un anno di servizio - anche a tempo determinato - su posto di sostegno. Precedenze
Nelle domande di assegnazione è stata resa obbligatoria l'indicazione, fra le preferenze, del comune o distretto subcomunale in cui si svolgono le attività di assistenza e/o cura, o dove risiede il familiare al quale si chiede il ricongiungimento. Nel caso di omissione del codice sintetico e di contestuale espressione di scuole di altri comuni, la domanda non sarà annullata, ma verrà presa in considerazione esclusivamente per le preferenze del comune senza beneficiare della precedenza. Licei musicali e coreutici
L'art.6 bis avrà ancora validità solo per un anno scolastico (2019/20) ed esclusivamente al fine di confermare le utilizzazioni dell'anno scolastico 2018/19 per i docenti che non sono stati destinatari di passaggi di ruolo o di cattedra. Confermato anche l'accantonamento per i supplenti in servizio nel 2018/19. Le restanti disponibilità saranno utilizzabili per le operazioni di assegnazione provvisoria. Personale ATA
È stato sostanzialmente riproposto il testo del precedente CCNI, rendendo omogenee a quelle previste per i docenti le regole riguardanti le precedenze e il vincolo del codice sintetico nel caso di domande di assegnazione provvisoria.

Firmato al MIUR il nuovo CCNI sulla mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie) del personale docente, educativo e ATA

Mer, 12/06/2019 - 15:38
E' stata sottoscritta l'Ipotesi di CCNI sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie che, in applicazione di quanto previsto dal CCNL 2016-2018 avrà validità triennale. Rispetto ai contratti degli ultimi tre anni, sono state introdotte novità che riguardano in particolare le regole per il personale docente. Assegnazioni provvisorie
Si è ripristinato il testo del 2015/16 per quanto concerne la possibilità di produrre domanda di assegnazione provvisoria anche all'interno della provincia ottenuta con la mobilità, fermi restando i requisiti già previsti nel precedente contratto per quanto riguarda il diritto di partecipare a tale tipo di movimento.
Come richiesto dalla CISL Scuola, potranno fare domanda di assegnazione anche i docenti FIT assunti da graduatorie pubblicate entro il 31 agosto 2018.
Introdotta anche la possibilità di chiedere, nei comuni costituiti da più distretti, l'assegnazione provvisoria per diverso distretto subcomunale, solo nel caso in cui l'interessato si avvalga delle condizioni che danno diritto alle precedenze di cui all'art. 8.
Trova conferma la possibilità di chiedere l'assegnazione provvisoria su posto di sostegno, solo per altra provincia, da parte dei docenti non in possesso di titolo di specializzazione, purché siano stati ammessi ai percorsi di specializzazione sul sostegno o, in subordine, abbiano prestato almeno un anno di servizio - anche a tempo determinato - su posto di sostegno. Precedenze
Nelle domande di assegnazione è stata resa obbligatoria l'indicazione, fra le preferenze, del comune o distretto subcomunale in cui si svolgono le attività di assistenza e/o cura, o dove risiede il familiare al quale si chiede il ricongiungimento. Nel caso di omissione del codice sintetico e di contestuale espressione di scuole di altri comuni, la domanda non sarà annullata, ma verrà presa in considerazione esclusivamente per le preferenze del comune senza beneficiare della precedenza. Licei musicali e coreutici
L'art.6 bis avrà ancora validità solo per un anno scolastico (2019/20) ed esclusivamente al fine di confermare le utilizzazioni dell'anno scolastico 2018/19 per i docenti che non sono stati destinatari di passaggi di ruolo o di cattedra. Confermato anche l'accantonamento per i supplenti in servizio nel 2018/19. Le restanti disponibilità saranno utilizzabili per le operazioni di assegnazione provvisoria. Personale ATA
È stato sostanzialmente riproposto il testo del precedente CCNI, rendendo omogenee a quelle previste per i docenti le regole riguardanti le precedenze e il vincolo del codice sintetico nel caso di domande di assegnazione provvisoria.

Raggiunto l’accordo con il Ministro Bussetti su PAS e fase transitoria per stabilizzare i docenti con tre annualità di servizio

Mar, 11/06/2019 - 22:13
La trattativa con il Governo sul reclutamento dei precari e l’accesso a un percorso abilitante speciale si è conclusa positivamente e al termine dell’incontro di stasera è stata firmata un’intesa unitariamente dalle organizzazioni sindacali con il Ministro Bussetti. L’accordo prevede una procedura riservata e semplificata che dà accesso al 50% dei posti disponibili per il concorso ordinario e un percorso abilitante speciale senza selezione in ingresso.
Il PAS sarà:
  • aperto a tutti i docenti con tre annualità di servizio nelle scuole statali, paritarie e percorsi di istruzione e formazione professionale limitatamente all’obbligo scolastico
  • attivato entro e non oltre il 2019
  • articolato su più cicli annuali
  • aperto alla partecipazione anche del personale di ruolo e ai dottori di ricerca
La procedura del concorso straordinario finalizzata alla stabilizzazione prevede:
  • l’accesso ai docenti con tre annualità di servizio nella scuola statale maturate negli ultimi 8 anni
  • il requisito di avere svolto almeno 1 anno di servizio nella classe di concorso specifica per la quale si concorre
  • la valorizzazione del servizio prestato
  • una prova scritta computer based
  • una prova orale non selettiva
La procedura conferirà a tutti i vincitori l’abilitazione.
Si tratta di una soluzione di rilievo rispetto al tema della reiterazione dei contratti a termine nella scuola statale, che risponde alle richieste e alle aspettative del personale di cui le organizzazioni sindacali si sono fatte interprete.
Le organizzazioni sindacali esprimono quindi soddisfazione per gli esiti della trattativa, che si è conclusa con una mediazione positiva che è riuscita a tenere insieme gli interessi dei lavoratori coinvolti con le esigenze di funzionamento della scuola. Roma, 11 giugno 2019 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL FSUR Maddalena Gissi
UIL Scuola RUA Giuseppe Turi
SNALS Confsal Elvira Serafini
GILDA UNAMS Rino Di Meglio

Raggiunto l’accordo con il Ministero Bussetti su PAS e fase transitoria per stabilizzare i docenti con tre annualità di servizio

Mar, 11/06/2019 - 22:13
La trattativa con il Governo sul reclutamento dei precari e l’accesso a un percorso abilitante speciale si è conclusa positivamente e al termine dell’incontro di stasera è stata firmata un’intesa unitariamente dalle organizzazioni sindacali con il Ministro Bussetti. L’accordo prevede una procedura riservata e semplificata che dà accesso al 50% dei posti disponibili per il concorso ordinario e un percorso abilitante speciale senza selezione in ingresso.
Il PAS sarà:
  • aperto a tutti i docenti con tre annualità di servizio nelle scuole statali, paritarie e percorsi di istruzione e formazione professionale limitatamente all’obbligo scolastico
  • attivato entro e non oltre il 2019
  • articolato su più cicli annuali
  • aperto alla partecipazione anche del personale di ruolo e ai dottori di ricerca
La procedura del concorso straordinario finalizzata alla stabilizzazione prevede:
  • l’accesso ai docenti con tre annualità di servizio nella scuola statale maturate negli ultimi 8 anni
  • il requisito di avere svolto almeno 1 anno di servizio nella classe di concorso specifica per la quale si concorre
  • la valorizzazione del servizio prestato
  • una prova scritta computer based
  • una prova orale non selettiva
La procedura conferirà a tutti i vincitori l’abilitazione.
Si tratta di una soluzione di rilievo rispetto al tema della reiterazione dei contratti a termine nella scuola statale, che risponde alle richieste e alle aspettative del personale di cui le organizzazioni sindacali si sono fatte interprete.
Le organizzazioni sindacali esprimono quindi soddisfazione per gli esiti della trattativa, che si è conclusa con una mediazione positiva che è riuscita a tenere insieme gli interessi dei lavoratori coinvolti con le esigenze di funzionamento della scuola. Roma, 11 giugno 2019 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL FSUR Maddalena Gissi
UIL Scuola RUA Giuseppe Turi
SNALS Confsal Elvira Serafini
GILDA UNAMS Rino Di Meglio

Sul contratto DS un passo avanti importante verso il traguardo

Mar, 11/06/2019 - 21:32
"Col via libera del Consiglio dei Ministri il contratto della dirigenza nel settore istruzione e ricerca fa un passo avanti molto importante e atteso". Lo afferma Paola Serafin, segretaria nazionale CISL Scuola responsabile delle politiche contrattuali dei DS.
"Un percorso davvero accidentato, se si considera che l'accordo per il rinnovo risale al dicembre scorso. Ora crediamo che ci siano tutte le condizioni per giungere rapidamente a un traguardo che la categoria merita di tagliare al più presto. Per noi si tratta di un risultato importante, che aiuta a colmare un divario ingiustificato e insopportabile col resto della dirigenza pubblica, un percorso che dovrà ora essere ripreso col rinnovo del prossimo triennio". Roma, 11 giugno 2019 

Sul contratto DS un passo avanti importante verso il traguardo

Mar, 11/06/2019 - 21:32
"Col via libera del Consiglio dei Ministri il contratto della dirigenza nel settore istruzione e ricerca fa un passo avanti molto importante e atteso". Lo afferma Paola Serafin, segretaria nazionale CISL Scuola responsabile delle politiche contrattuali dei DS.
"Un percorso davvero accidentato, se si considera che l'accordo per il rinnovo risale al dicembre scorso. Ora crediamo che ci siano tutte le condizioni per giungere rapidamente a un traguardo che la categoria merita di tagliare al più presto. Per noi si tratta di un risultato importante, che aiuta a colmare un divario ingiustificato e insopportabile col resto della dirigenza pubblica, un percorso che dovrà ora essere ripreso col rinnovo del prossimo triennio". Roma, 11 giugno 2019 

Impronte e telecamere, un pessimo segnale di sfiducia verso la scuola e chi ci lavora

Mar, 11/06/2019 - 10:58
In Aula al Senato domani, 12 giugno, il decreto cosiddetto concretezza, che fra l’altro contiene le disposizioni sui controlli di presenza negli uffici pubblici e nelle scuole, con l’utilizzo di modalità biometriche. Disposizioni contro le quali ha preso posizione da tempo la CISL Scuola, che le ritiene del tutto ingiustificate e inopportune per contesti lavorativi di dimensioni generalmente ridotte e caratterizzati da un’organizzazione del lavoro del tutto atipica rispetto al resto del lavoro pubblico. Che le obiezioni della CISL Scuola - condivise e fatte proprie anche dalla Confederazione - siano più che fondate lo dimostra il fatto che il personale docente è stato escluso da tali modalità di controllo, al momento confermate invece per il personale ATA e i Dirigenti. In particolare per questi ultimi, si tratta di modalità del tutto prive di senso se viste alla luce di quanto stabilisce il contratto nazionale, che in modo esplicito affida al dirigente piena autonomia nel gestire tempi e modi della propria attività lavorativa. Per questo la CISL Scuola le ha definite anche irriguardose nei confronti della dirigenza scolastica in una lettera inviata nei giorni scorsi a tutti i Senatori, nella quale si denuncia un vero e proprio accanimento da parte del Governo, accusato di assimilare lavoratori della scuola e dirigenti scolastici ai "furbetti del cartellino", esprimendo una sostanziale sfiducia nei loro confronti con misure “di sapore punitivo ed effetti demotivanti”.
Queste norme, che abbiamo chiesto di modificare in Aula escludendo tutto il personale scolastico dai controlli con modalità biometrica – afferma la segretaria generale CISL Scuola Maddalena Gissivanno nella direzione opposta a quella che occorrerebbe seguire per far sentire alla scuola, e a chi ci lavora, un forte sostegno fatto anzitutto di fiducia. Il messaggio che viene dato è invece ben diverso, asseconda e alimenta pregiudizi negativi che chi lavora con impegno e fatica non merita affatto. Andrebbe riconosciuto che se le nostre scuole, costrette ad agire in condizioni non certo ottimali, riescono a rendere ogni giorno un prezioso servizio alla collettività è proprio per la passione, la generosità e spesso il sacrificio con cui vi operano dirigenti, insegnanti e personale ATA. Non c’è davvero alcun bisogno di ricorrere a dispositivi sofisticati e costosi per controllare che la scuola lavori: basterebbe andarci, almeno ogni tanto, e vedere come concretamente funziona".
"Le disposizioni sui controlli biometrici - prosegue la Gissi - fanno il paio con quelle sulle telecamere nelle aule: episodi certamente deprecabili, ma che rappresentano rarissime eccezioni alla norma, vengono presi a pretesto per un atto di generale sfiducia nei confronti di un milione di lavoratrici e lavoratori, senza valutare minimamente l’impatto che la video sorveglianza determina per la qualità della relazione educativa, che ne esce pesantemente condizionata. Mi si passi un esempio: la violenza in ambito familiare è certamente una realtà drammatica, ma penso che nessuno si sognerebbe di affrontare il problema imponendo telecamere obbligatorie entro le mura domestiche. E non solo perché concretamente irrealizzabile, ma per il turbamento delle relazioni familiari che ne deriverebbe. I controlli si facciano, anche a scuola, quando vi sono fondati sospetti, ma si rifletta bene prima di avviare un sistema generalizzato che apporterebbe più danni che benefici”. Roma, 11 giugno 2019

Impronte e telecamere, un pessimo segnale di sfiducia verso la scuola e chi ci lavora

Mar, 11/06/2019 - 10:58
In Aula al Senato domani, 12 giugno, il decreto cosiddetto concretezza, che fra l’altro contiene le disposizioni sui controlli di presenza negli uffici pubblici e nelle scuole, con l’utilizzo di modalità biometriche. Disposizioni contro le quali ha preso posizione da tempo la CISL Scuola, che le ritiene del tutto ingiustificate e inopportune per contesti lavorativi di dimensioni generalmente ridotte e caratterizzati da un’organizzazione del lavoro del tutto atipica rispetto al resto del lavoro pubblico. Che le obiezioni della CISL Scuola - condivise e fatte proprie anche dalla Confederazione - siano più che fondate lo dimostra il fatto che il personale docente è stato escluso da tali modalità di controllo, al momento confermate invece per il personale ATA e i Dirigenti. In particolare per questi ultimi, si tratta di modalità del tutto prive di senso se viste alla luce di quanto stabilisce il contratto nazionale, che in modo esplicito affida al dirigente piena autonomia nel gestire tempi e modi della propria attività lavorativa. Per questo la CISL Scuola le ha definite anche irriguardose nei confronti della dirigenza scolastica in una lettera inviata nei giorni scorsi a tutti i Senatori, nella quale si denuncia un vero e proprio accanimento da parte del Governo, accusato di assimilare lavoratori della scuola e dirigenti scolastici ai "furbetti del cartellino", esprimendo una sostanziale sfiducia nei loro confronti con misure “di sapore punitivo ed effetti demotivanti”.
Queste norme, che abbiamo chiesto di modificare in Aula escludendo tutto il personale scolastico dai controlli con modalità biometrica – afferma la segretaria generale CISL Scuola Maddalena Gissivanno nella direzione opposta a quella che occorrerebbe seguire per far sentire alla scuola, e a chi ci lavora, un forte sostegno fatto anzitutto di fiducia. Il messaggio che viene dato è invece ben diverso, asseconda e alimenta pregiudizi negativi che chi lavora con impegno e fatica non merita affatto. Andrebbe riconosciuto che se le nostre scuole, costrette ad agire in condizioni non certo ottimali, riescono a rendere ogni giorno un prezioso servizio alla collettività è proprio per la passione, la generosità e spesso il sacrificio con cui vi operano dirigenti, insegnanti e personale ATA. Non c’è davvero alcun bisogno di ricorrere a dispositivi sofisticati e costosi per controllare che la scuola lavori: basterebbe andarci, almeno ogni tanto, e vedere come concretamente funziona".
"Le disposizioni sui controlli biometrici - prosegue la Gissi - fanno il paio con quelle sulle telecamere nelle aule: episodi certamente deprecabili, ma che rappresentano rarissime eccezioni alla norma, vengono presi a pretesto per un atto di generale sfiducia nei confronti di un milione di lavoratrici e lavoratori, senza valutare minimamente l’impatto che la video sorveglianza determina per la qualità della relazione educativa, che ne esce pesantemente condizionata. Mi si passi un esempio: la violenza in ambito familiare è certamente una realtà drammatica, ma penso che nessuno si sognerebbe di affrontare il problema imponendo telecamere obbligatorie entro le mura domestiche. E non solo perché concretamente irrealizzabile, ma per il turbamento delle relazioni familiari che ne deriverebbe. I controlli si facciano, anche a scuola, quando vi sono fondati sospetti, ma si rifletta bene prima di avviare un sistema generalizzato che apporterebbe più danni che benefici”. Roma, 11 giugno 2019

Noa e il buio di una scelta

Gio, 06/06/2019 - 18:09
Ci nascondiamo dietro un dito? Abbiamo paura di dire che nel cuore dell’Europa del Nord alla quale molti di noi guardano come a un esempio di libertà e solidarietà, esiste una legge che permette che una adolescente di 17 anni possa decidere di morire? Abbiamo forse paura di essere giudicati come moralisti o paternalisti, reazionari o conservatori? Ma non è proprio questo il grande tema educativo che abbiamo oggi di fronte? Il collasso della differenza tra le generazioni, la diffusione di un concetto di libertà vuoto, astratto, che vorrebbe porsi come la legge ultima a fondamento di ogni legge, il sospetto di abuso nell’esercizio del potere che investe gli adulti ogni qualvolta provano a non indietreggiare rispetto ai propri compiti educativi. Pratico da trent’anni la psicoanalisi e mi è capitato di ascoltare innumerevoli volte dai miei pazienti più gravi la dichiarazione ferma e risoluta, ripetuta nel tempo con determinata ostinazione: «Voglio morire!». Quando questo accade è sempre una scossa, un peso, un urto. In particolare poi quando accade nei soggetti più giovani, a una vita nel pieno della vita, senza malattie mortali irreversibili e senza disabilità pesanti che potrebbero rendere la vita invivibile e la morte, come può invece accadere, un dono necessario. Certamente anche la malattia psichica, come nel caso di Noa, può mortificare pesantemente la vita: traumi precoci, anoressia, depressione. Ma la sostanza non cambia: si può davvero pensare che la scelta di questa ragazza sia stata davvero una libera scelta? Si può pensare che la decisione di morire per una ragazza di 17 anni, depressa e anoressica, non sia stata offuscata dalla presa maligna della malattia? Possiamo davvero in questo caso invocare la libertà di darsi la morte come esito di una giusta emancipazione illuminista dalle superstizioni irrazionali che impedirebbero l’esercizio pieno del nostro volere? Abbiamo paura di erigerci come giudici in una materia — quella della vita — dove non bisognerebbe mai prevaricare il diritto della libera decisione? Ma cosa ne sa la povera Noa della vita? Ne ha dovuto purtroppo assaggiare precocemente solo l’atrocità. Nient’altro. Ma il mondo porta con sé anche uno splendore. A 17 anni, bisognerebbe ricordare, la vita non finisce ma inizia. Noa ha fatto cattivi incontri che l’hanno condotta sul confine della morte. È un fatto. Ma dobbiamo allora consentire che la Legge gli dia l’ultima spinta, quella definitiva, irreversibile? O non dobbiamo forse ricordare a noi stessi tutte le volte nelle quali abbiano sperimentato il buio e il desiderio di morire? Lo sappiamo: la vita è splendore e atrocità insieme; l’ingiustizia, il dolore del mondo accadono insieme al suo ineffabile splendore. Non c’è l’uno senza l’altro. Ma questo è un pensiero difficile. La sua acquisizione è il risultato di una formazione e non un dato di partenza. Quanta libertà e quanta scelta c’è davvero nella decisione di Noa? Non dobbiamo vedere piuttosto nel suo passaggio all’atto più della volontà di morte tutte le occasioni di vita perdute? Lo scandalo è lo scacco non solo delle terapie, ma del discorso educativo nel nostro tempo. Non è forse compito degli adulti contrastare in ogni modo — anche attraverso le Leggi — la spinta alla morte, sia essa quella della violenza sia essa quella dell’autodistruzione? Non è forse loro compito quello di testimoniare l’esistenza dello splendore del mondo nel pieno della atrocità del mondo? No, amare non significa mai lasciare andare la vita verso la morte. Amare è provare sempre a rendere la vita viva.

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