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Aggiornato: 1 ora 13 min fa

Guardiamo il mare, in silenzio

Mer, 14/08/2019 - 14:37
Oggi possiamo solo rimanere in silenzio a guardare il mare, cari genovesi. E questa è una cosa che a noi riesce piuttosto bene.
Perché guardare il mare è la nostra grande consolazione: lo è per un pensiero irrisolto, un dolore ancora da sopire, un lutto che ci tormenta.
E vorrei cominciare dalla foto sulla prima pagina del Secolo XIX dedicato al ponte Morandi: è una delle diecimila fotografie del mio storico collaboratore giapponese, Shunji Ishida. Lui, ogni giorno da trent’anni, fa lo stesso scatto: il mare è sempre quello di Genova, l’inquadratura la stessa, ma il risultato è ogni volta diverso da quello del giorno prima.
In questa fotografia c’è tutto quello che voglio dirvi.
E visto che i bambini la sanno lunga, mi sono fatto aiutare da loro.
Ho fatto una prova: ho chiesto ai tre figli di un mio amico di scegliere, tra le tante foto di Shunji, quella che a loro piacesse di più.
Tutti e tre mi hanno indicato la stessa immagine, questa che vedete in prima pagina. E perché, ho chiesto loro, proprio questa? C’è l’orizzonte, mi risponde il primo bambino, dodici anni. C’è la nave che va, mi dice suo fratello, dieci anni. C’è la luce, si affretta ad aggiungere la sorellina, sette anni.
E sono proprio queste le tre cose che vorrei condividere con voi in questa giornata di memoria, a cui dobbiamo riuscire a dare un sapore di riscatto, e non di resa, perché l’arrendersi non ci appartiene. L’Orizzonte
Genova guarda lontano, verso la linea indecifrabile che separa mare e cielo.
Sì, lo ha sempre fatto e, con lei, i genovesi.
Quell’orizzonte suggerisce mondi sconosciuti da esplorare, con la sua linea immobile ci proietta verso l’immenso, ci promette l’infinito.
Fernand Braudel, lo storico che tanto ha studiato e amato la nostra città, ne “I Tempi della Storia” scrive di Genova come di una città potente, ma dal corpo fragile.
Sottile sottile, stretta tra un mare subito troppo profondo e monti immediatamente troppo alti.
La sua forza è altrove, e così è sempre stato. Selvatica per necessità, un po’ taciturna forse. Ma di questi tempi abbassare la voce e alzare lo sguardo verso l’orizzonte è un grande insegnamento. Genova non chiede, per questo non si è mai data.
Conosce la dignità, La Superba. La Nave che va
E poi a Genova ci sono le navi che vanno, come dice il secondo bambino. È un mare abitato, il nostro, mai vuoto. Un mare operoso, popolato da ogni sorta di bastimento.
Questo nostro Mediterraneo che è un registratore di culture, immagini, profumi, suoni e voci.
Genova gode di un privilegio geografico, basta osservare la cartina: è una città di mare nel mezzo dell’Europa, dove il Mediterraneo si fa largo nel continente.
Per questo la città è da secoli, necessariamente, multietnica: luogo di scambio di merci e di uomini, che andavano e venivano, che vanno e vengono. “C’è di tutto come a Genova”, si dice.
Cosmopolita per vocazione, ha fatto del meticciato la propria forza.
Nelle sue pinacoteche trovi ritratti di famiglia in cui sono rappresentati tutti i colori della pelle.
E poi il porto, luogo di magia, da sempre il vero grande motore di questa città, una città nella città. Il porto è nel codice genetico di Genova, così come lo è il navigare.
I bastimenti si spostano in continuazione, in porto tutto vola o galleggia, ma comunque non tocca terra. Tutto si riflette nell’acqua, così che si può godere dello spettacolo due volte: una volta dal vero, e un’altra volta per immagine riflessa. L’acqua riflette e moltiplica le visioni, se poi lo specchio è immobile come il bacino portuale, l’immagine è nitida.
Questi giochi di luce rendono belle le cose, donano loro poesia. Ed è curioso come questo avvenga anche qui, in uno specchio d’acqua così indaffarato, in questa fabbrica dove ci si sporca le mani, dove ogni giorno va in scena il mugugno operoso dei genovesi.
Si, perché tutti sanno che da noi esistevano due tipi di ingaggio, con o senza il diritto di mugugno: quello con diritto a discutere era pagato meno, ma era anche il più diffuso.
È questo turbinio di sensazioni, che ci portiamo dietro tutta la vita, a formare la nostra identità. È questo l’archivio immaginario di ognuno di noi. La luce
La luce, mi dice la bambina. Sì, sono tempi bui, ma si va verso la luce che è una delle bellezze più profonde e vere di questa città. Il sole noi lo abbiamo a sud, si alza a Levante e si posa a Ponente, così non smette mai di rimbalzarci la luce riflessa dall’acqua. Per questo le foto di Shunji non sono mai uguali una all’altra, perché il mare che vogliono catturare cambia con la luce.
Qui stiamo parlando di bellezza, anche se da noi, per pudore, non se ne parla mai. Genova è bella, da dentro e da fuori, così stretta ed intensa, una nobile casbah.
Non ho mai capito se siano i genovesi, scontrosi e taciturni, ad aver costruito Genova così com’è, oppure se sia stata Genova, così compressa tra i monti e il mare, a forgiare il carattere prudente e silenzioso dei genovesi.
Forse questa bellezza non potrà salvare il mondo, come credeva il principe di Dostoevskij, ma è capace di nutrire i nostri pensieri, di consolarci e darci forza.
Ed è la luce il futuro della città. E il futuro è il solo posto dove sia possibile andare. Il futuro
È passato un anno da quel terribile e piovoso 14 agosto, dal crollo del ponte sul Polcevera, che ha portato via con sé 43 vite e ha costretto centinaia di famiglie ad abbandonare le proprie case, segnandole per sempre. La città è rimasta sgomenta, perché i ponti non possono crollare.
I lutti non si dimenticano, si portano dietro tutta la vita. Ma noi dobbiamo guardare al futuro. Noi, con i nostri mugugni, dobbiamo lavorare per andare avanti.
È una città moderna, la nostra, la cui modernità sta nella sua antica saggezza. In un mondo divorato dall’eccesso, Genova ha saputo restare se stessa. Città prudente, non avara. Non credo nella decrescita felice, ma non credo nemmeno nella crescita smodata e tumultuosa.
Credo nella sobrietà, nel non cedere alle trappole del consumismo. È moderna l’idea della sua inevitabile parsimonia, del saper fare un uso attento delle risorse. È un vanto che qui non si sprechi nulla. È moderna perché è un porto di mare aperto al mondo, il suo destino è disegnato sull’acqua.
Se riusciamo a ripopolare Genova, avremo tutto quello che serve per il nostro viaggio nel futuro: l’energia dei giovani, la sapienza dei vecchi. “Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait”, si diceva nel Cinquecento. Presto avremo il nuovo ponte, lo stiamo costruendo con un grande lavoro corale al quale sono orgoglioso di partecipare. Perché lavorare in cantiere significa lavorare insieme, e costruire diventa un gesto di pace e convivenza. E questo ponte non rappresenterà solo la città intera, ma anche e soprattutto il quartiere che ci sta sotto, quello più ferito dalla tragedia.
Per qualcuno è una periferia, anche se in realtà è proprio al centro della città. Personalmente amo molto quel quartiere, perché c’è nato mio padre. Il nuovo ponte dovrà durare mille anni. Sarà come una grande carena bianca di nave che attraversa la vallata del Polcevera. Sarà semplice, robusto e parsimonioso. Sarà un ponte genovese. Lo sappiamo fare perché a Genova costruiamo navi da sempre. E chi sa costruire le navi, sa fare di tutto.
Sa tagliare, saldare, fondere, imbullonare, tornire. E poi sa mettere assieme le cose più complicate. Fa macchine sofisticate, attrezzature mediche, robots, impianti solari, proprio tutto.
Sfido chiunque a dirmi una cosa, una sola cosa, che non si possa fare, o non sia già stata fatta, nella nostra Genova.

Guardiamo il mare, in silenzio

Mer, 14/08/2019 - 14:37
Oggi possiamo solo rimanere in silenzio a guardare il mare, cari genovesi. E questa è una cosa che a noi riesce piuttosto bene.
Perché guardare il mare è la nostra grande consolazione: lo è per un pensiero irrisolto, un dolore ancora da sopire, un lutto che ci tormenta.
E vorrei cominciare dalla foto sulla prima pagina del Secolo XIX dedicato al ponte Morandi: è una delle diecimila fotografie del mio storico collaboratore giapponese, Shunji Ishida. Lui, ogni giorno da trent’anni, fa lo stesso scatto: il mare è sempre quello di Genova, l’inquadratura la stessa, ma il risultato è ogni volta diverso da quello del giorno prima.
In questa fotografia c’è tutto quello che voglio dirvi.
E visto che i bambini la sanno lunga, mi sono fatto aiutare da loro.
Ho fatto una prova: ho chiesto ai tre figli di un mio amico di scegliere, tra le tante foto di Shunji, quella che a loro piacesse di più.
Tutti e tre mi hanno indicato la stessa immagine, questa che vedete in prima pagina. E perché, ho chiesto loro, proprio questa? C’è l’orizzonte, mi risponde il primo bambino, dodici anni. C’è la nave che va, mi dice suo fratello, dieci anni. C’è la luce, si affretta ad aggiungere la sorellina, sette anni.
E sono proprio queste le tre cose che vorrei condividere con voi in questa giornata di memoria, a cui dobbiamo riuscire a dare un sapore di riscatto, e non di resa, perché l’arrendersi non ci appartiene. L’Orizzonte
Genova guarda lontano, verso la linea indecifrabile che separa mare e cielo.
Sì, lo ha sempre fatto e, con lei, i genovesi.
Quell’orizzonte suggerisce mondi sconosciuti da esplorare, con la sua linea immobile ci proietta verso l’immenso, ci promette l’infinito.
Fernand Braudel, lo storico che tanto ha studiato e amato la nostra città, ne “I Tempi della Storia” scrive di Genova come di una città potente, ma dal corpo fragile.
Sottile sottile, stretta tra un mare subito troppo profondo e monti immediatamente troppo alti.
La sua forza è altrove, e così è sempre stato. Selvatica per necessità, un po’ taciturna forse. Ma di questi tempi abbassare la voce e alzare lo sguardo verso l’orizzonte è un grande insegnamento. Genova non chiede, per questo non si è mai data.
Conosce la dignità, La Superba. La Nave che va
E poi a Genova ci sono le navi che vanno, come dice il secondo bambino. È un mare abitato, il nostro, mai vuoto. Un mare operoso, popolato da ogni sorta di bastimento.
Questo nostro Mediterraneo che è un registratore di culture, immagini, profumi, suoni e voci.
Genova gode di un privilegio geografico, basta osservare la cartina: è una città di mare nel mezzo dell’Europa, dove il Mediterraneo si fa largo nel continente.
Per questo la città è da secoli, necessariamente, multietnica: luogo di scambio di merci e di uomini, che andavano e venivano, che vanno e vengono. “C’è di tutto come a Genova”, si dice.
Cosmopolita per vocazione, ha fatto del meticciato la propria forza.
Nelle sue pinacoteche trovi ritratti di famiglia in cui sono rappresentati tutti i colori della pelle.
E poi il porto, luogo di magia, da sempre il vero grande motore di questa città, una città nella città. Il porto è nel codice genetico di Genova, così come lo è il navigare.
I bastimenti si spostano in continuazione, in porto tutto vola o galleggia, ma comunque non tocca terra. Tutto si riflette nell’acqua, così che si può godere dello spettacolo due volte: una volta dal vero, e un’altra volta per immagine riflessa. L’acqua riflette e moltiplica le visioni, se poi lo specchio è immobile come il bacino portuale, l’immagine è nitida.
Questi giochi di luce rendono belle le cose, donano loro poesia. Ed è curioso come questo avvenga anche qui, in uno specchio d’acqua così indaffarato, in questa fabbrica dove ci si sporca le mani, dove ogni giorno va in scena il mugugno operoso dei genovesi.
Si, perché tutti sanno che da noi esistevano due tipi di ingaggio, con o senza il diritto di mugugno: quello con diritto a discutere era pagato meno, ma era anche il più diffuso.
È questo turbinio di sensazioni, che ci portiamo dietro tutta la vita, a formare la nostra identità. È questo l’archivio immaginario di ognuno di noi. La luce
La luce, mi dice la bambina. Sì, sono tempi bui, ma si va verso la luce che è una delle bellezze più profonde e vere di questa città. Il sole noi lo abbiamo a sud, si alza a Levante e si posa a Ponente, così non smette mai di rimbalzarci la luce riflessa dall’acqua. Per questo le foto di Shunji non sono mai uguali una all’altra, perché il mare che vogliono catturare cambia con la luce.
Qui stiamo parlando di bellezza, anche se da noi, per pudore, non se ne parla mai. Genova è bella, da dentro e da fuori, così stretta ed intensa, una nobile casbah.
Non ho mai capito se siano i genovesi, scontrosi e taciturni, ad aver costruito Genova così com’è, oppure se sia stata Genova, così compressa tra i monti e il mare, a forgiare il carattere prudente e silenzioso dei genovesi.
Forse questa bellezza non potrà salvare il mondo, come credeva il principe di Dostoevskij, ma è capace di nutrire i nostri pensieri, di consolarci e darci forza.
Ed è la luce il futuro della città. E il futuro è il solo posto dove sia possibile andare. Il futuro
È passato un anno da quel terribile e piovoso 14 agosto, dal crollo del ponte sul Polcevera, che ha portato via con sé 43 vite e ha costretto centinaia di famiglie ad abbandonare le proprie case, segnandole per sempre. La città è rimasta sgomenta, perché i ponti non possono crollare.
I lutti non si dimenticano, si portano dietro tutta la vita. Ma noi dobbiamo guardare al futuro. Noi, con i nostri mugugni, dobbiamo lavorare per andare avanti.
È una città moderna, la nostra, la cui modernità sta nella sua antica saggezza. In un mondo divorato dall’eccesso, Genova ha saputo restare se stessa. Città prudente, non avara. Non credo nella decrescita felice, ma non credo nemmeno nella crescita smodata e tumultuosa.
Credo nella sobrietà, nel non cedere alle trappole del consumismo. È moderna l’idea della sua inevitabile parsimonia, del saper fare un uso attento delle risorse. È un vanto che qui non si sprechi nulla. È moderna perché è un porto di mare aperto al mondo, il suo destino è disegnato sull’acqua.
Se riusciamo a ripopolare Genova, avremo tutto quello che serve per il nostro viaggio nel futuro: l’energia dei giovani, la sapienza dei vecchi. “Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait”, si diceva nel Cinquecento. Presto avremo il nuovo ponte, lo stiamo costruendo con un grande lavoro corale al quale sono orgoglioso di partecipare. Perché lavorare in cantiere significa lavorare insieme, e costruire diventa un gesto di pace e convivenza. E questo ponte non rappresenterà solo la città intera, ma anche e soprattutto il quartiere che ci sta sotto, quello più ferito dalla tragedia.
Per qualcuno è una periferia, anche se in realtà è proprio al centro della città. Personalmente amo molto quel quartiere, perché c’è nato mio padre. Il nuovo ponte dovrà durare mille anni. Sarà come una grande carena bianca di nave che attraversa la vallata del Polcevera. Sarà semplice, robusto e parsimonioso. Sarà un ponte genovese. Lo sappiamo fare perché a Genova costruiamo navi da sempre. E chi sa costruire le navi, sa fare di tutto.
Sa tagliare, saldare, fondere, imbullonare, tornire. E poi sa mettere assieme le cose più complicate. Fa macchine sofisticate, attrezzature mediche, robots, impianti solari, proprio tutto.
Sfido chiunque a dirmi una cosa, una sola cosa, che non si possa fare, o non sia già stata fatta, nella nostra Genova.

Governo: CGIL, CISL e UIL, mettere al centro gli interessi paese, non l'interesse particolare

Mar, 13/08/2019 - 16:28
CGIL CISL UIL esprimono grande preoccupazione per l’attuale situazione di instabilità politica prodotta in pieno periodo feriale che, se non risolta rapidamente, può ulteriormente ridurre le condizioni per la crescita del Paese, aggravare la situazione economica e sociale di tutto il mondo del lavoro e dei pensionati, non far svolgere alcun ruolo al nostro Paese nella costruzione di una nuova Europa sociale.
È il momento della serietà, del pieno rispetto dei principi, dei valori e dei comportamenti indicati dalla nostra Carta Costituzionale, nata dalla resistenza e dalla sconfitta del fascismo e del nazismo. La soluzione della crisi compete al Parlamento che, dopo un dibattito ampio, libero e trasparente deve votare o sfiduciare il governo, e al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, cui va tutta la nostra stima e il sostegno incondizionato anche nella verifica di una reale possibilità di dare un nuovo governo al Paese.
Occorre che le forze politiche parlamentari pongano al centro delle loro funzioni istituzionali gli interessi generali del Paese e del mondo del lavoro e non l’interesse particolare di breve respiro, come più volte sollecitate dallo stesso Presidente della Repubblica, assicurando in tempi utili un’indispensabile forma di governo ed un chiaro indirizzo economico e sociale. È necessario il massimo rispetto per i luoghi e i tempi dei processi democratici e per chi li rappresenta per rafforzare i legami di solidarietà, per unire e non di dividere il Paese.
Le innumerevoli vertenze aperte al MISE che riguardano centinaia di migliaia di posti di lavoro, il futuro e la qualità del nostro sistema industriale e produttivo, i problemi della pubblica amministrazione, del sistema di istruzione e conoscenza e della sanità pubblica, il divario crescente tra Nord e Sud, la paralisi dei cantieri pubblici per le necessarie infrastrutture materiali e sociali, sono temi che hanno bisogno di risposte immediate, di un Governo nel pieno delle sue funzioni e non possono più aspettare le alchimie della politica.
In questo anno CGIL CISL UIL hanno messo in campo una forte iniziativa vertenziale e di mobilitazione affinché fosse chiara la necessità che queste priorità fossero rappresentate nelle misure economiche del Governo, si sono assunte la responsabilità di indicare e rivendicare soluzioni e proposte capaci di creare lavoro stabile, a partire dai giovani, per un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, per una nuova politica economica fondata sulla giustizia sociale in Italia ed in Europa.
Su queste basi abbiamo riempito le piazze con lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati di tutto il Paese.
Ora, alla vigilia di un’importante legge di stabilità e di una necessaria azione ed interlocuzione positiva per contribuire a delineare nuove politiche europee che escano dalla logica dell’austerità, ribadiamo e sosteniamo la necessità che tutto ciò avvenga anche con il coinvolgimento delle parti sociali avendo come obiettivo la crescita e la creazione di lavoro stabile con diritti pieni ed esigibili.
Ciò per noi significa continuare a sostenere che l’unica strada percorribile è definire:
  • Un piano straordinario di investimenti pubblici in infrastrutture, reti, manutenzione del territorio, a partire dal Mezzogiorno, con un chiaro sostegno ad una nuova economia verde e che il tutto sia scomputato dai vincoli del patto di stabilità;
  • una riforma fiscale fondata sul principio della progressività che riduca le tasse al lavoro dipendente e ai pensionati;
  • una vera lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero;
  • il rinnovo dei contratti nazionali pubblici e privati e il riconoscimento del loro valore erga omnes, la detassazione degli aumenti salariali e il superamento dei contratti pirata;
  • riforma della pubblica amministrazione e assunzione di personale in tutti i comparti pubblici a partire dalla sanità;
  • una nuova politica industriale che indirizzi i processi di innovazione, di crescita dimensionale delle imprese, garantisca il diritto permanente alla formazione e metta al centro la salute e la sicurezza sul lavoro;
  • una nuova politica della cultura e del turismo asse di crescita per un paese quale l’Italia;
  • una vera riforma delle pensioni che dia un futuro ai giovani, risponda ai bisogni delle donne e riconosca i lavori più disagiati.
È su questi contenuti che, secondo noi, si deve sviluppare la discussione e, per quanto ci compete, com’è nella storia del nostro Paese, siamo pronti al confronto e a sostenere queste posizioni per affermare la democrazia e la dignità del lavoro. Roma, 13 agosto 2019

Governo: CGIL, CISL e UIL, mettere al centro gli interessi paese, non l'interesse particolare

Mar, 13/08/2019 - 16:28
CGIL CISL UIL esprimono grande preoccupazione per l’attuale situazione di instabilità politica prodotta in pieno periodo feriale che, se non risolta rapidamente, può ulteriormente ridurre le condizioni per la crescita del Paese, aggravare la situazione economica e sociale di tutto il mondo del lavoro e dei pensionati, non far svolgere alcun ruolo al nostro Paese nella costruzione di una nuova Europa sociale.
È il momento della serietà, del pieno rispetto dei principi, dei valori e dei comportamenti indicati dalla nostra Carta Costituzionale, nata dalla resistenza e dalla sconfitta del fascismo e del nazismo. La soluzione della crisi compete al Parlamento che, dopo un dibattito ampio, libero e trasparente deve votare o sfiduciare il governo, e al Presidente della Repubblica, garante della Costituzione, cui va tutta la nostra stima e il sostegno incondizionato anche nella verifica di una reale possibilità di dare un nuovo governo al Paese.
Occorre che le forze politiche parlamentari pongano al centro delle loro funzioni istituzionali gli interessi generali del Paese e del mondo del lavoro e non l’interesse particolare di breve respiro, come più volte sollecitate dallo stesso Presidente della Repubblica, assicurando in tempi utili un’indispensabile forma di governo ed un chiaro indirizzo economico e sociale. È necessario il massimo rispetto per i luoghi e i tempi dei processi democratici e per chi li rappresenta per rafforzare i legami di solidarietà, per unire e non di dividere il Paese.
Le innumerevoli vertenze aperte al MISE che riguardano centinaia di migliaia di posti di lavoro, il futuro e la qualità del nostro sistema industriale e produttivo, i problemi della pubblica amministrazione, del sistema di istruzione e conoscenza e della sanità pubblica, il divario crescente tra Nord e Sud, la paralisi dei cantieri pubblici per le necessarie infrastrutture materiali e sociali, sono temi che hanno bisogno di risposte immediate, di un Governo nel pieno delle sue funzioni e non possono più aspettare le alchimie della politica.
In questo anno CGIL CISL UIL hanno messo in campo una forte iniziativa vertenziale e di mobilitazione affinché fosse chiara la necessità che queste priorità fossero rappresentate nelle misure economiche del Governo, si sono assunte la responsabilità di indicare e rivendicare soluzioni e proposte capaci di creare lavoro stabile, a partire dai giovani, per un nuovo modello di sviluppo ambientalmente sostenibile, per una nuova politica economica fondata sulla giustizia sociale in Italia ed in Europa.
Su queste basi abbiamo riempito le piazze con lavoratrici, lavoratori, giovani e pensionati di tutto il Paese.
Ora, alla vigilia di un’importante legge di stabilità e di una necessaria azione ed interlocuzione positiva per contribuire a delineare nuove politiche europee che escano dalla logica dell’austerità, ribadiamo e sosteniamo la necessità che tutto ciò avvenga anche con il coinvolgimento delle parti sociali avendo come obiettivo la crescita e la creazione di lavoro stabile con diritti pieni ed esigibili.
Ciò per noi significa continuare a sostenere che l’unica strada percorribile è definire:
  • Un piano straordinario di investimenti pubblici in infrastrutture, reti, manutenzione del territorio, a partire dal Mezzogiorno, con un chiaro sostegno ad una nuova economia verde e che il tutto sia scomputato dai vincoli del patto di stabilità;
  • una riforma fiscale fondata sul principio della progressività che riduca le tasse al lavoro dipendente e ai pensionati;
  • una vera lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero;
  • il rinnovo dei contratti nazionali pubblici e privati e il riconoscimento del loro valore erga omnes, la detassazione degli aumenti salariali e il superamento dei contratti pirata;
  • riforma della pubblica amministrazione e assunzione di personale in tutti i comparti pubblici a partire dalla sanità;
  • una nuova politica industriale che indirizzi i processi di innovazione, di crescita dimensionale delle imprese, garantisca il diritto permanente alla formazione e metta al centro la salute e la sicurezza sul lavoro;
  • una nuova politica della cultura e del turismo asse di crescita per un paese quale l’Italia;
  • una vera riforma delle pensioni che dia un futuro ai giovani, risponda ai bisogni delle donne e riconosca i lavori più disagiati.
È su questi contenuti che, secondo noi, si deve sviluppare la discussione e, per quanto ci compete, com’è nella storia del nostro Paese, siamo pronti al confronto e a sostenere queste posizioni per affermare la democrazia e la dignità del lavoro. Roma, 13 agosto 2019

Assegnazione della sede ai neo dirigenti, rispettare le regole condivise nel Confronto fra Amministrazione e Sindacati

Lun, 12/08/2019 - 19:38
Il tormentato Concorso nazionale per dirigenti scolastici continua a riservare sorprese. Dopo le note vicende sulle quali si pronuncerà il Consiglio di Stato e la correzione (solo parziale) degli errori nella graduatoria di merito, ora è la volta dell’assegnazione della sede di servizio e dell’incarico.
Infatti, effettuato l’abbinamento alla Regione di destinazione, i vincitori di concorso sono ora costretti a confrontarsi con modalità del tutto difformi nei diversi territori, per l’assegnazione della sede di servizio e il conferimento del primo incarico. Per alcuni infatti sarà determinante la posizione in graduatoria, per altri il curriculum vitae, alcuni potranno esprimere preferenze su tutte le sedi, altri per province.
Una situazione così caotica è del tutto inaspettata soprattutto perché il CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca ha previsto all’art. 7 che il Confronto sui criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali si svolga a livello nazionale, con ciò evidenziando che tali criteri non possono che essere omogenei sul territorio della Repubblica. E questo principio appare ulteriormente rafforzato dalla dimensione nazionale del Concorso.
Il Confronto nazionale si è effettivamente svolto nei giorni scorsi e l’Amministrazione ha preso posizione nella sintesi che ne è derivata. Il Miur ha affermato testualmente che “nel caso di primo incarico, se certamente non puo? farsi riferimento ai risultati pregressi, deve tenersi conto della posizione occupata dal candidato nella graduatoria di merito e delle preferenze - che si raccomanda di far esprimere su un numero ampio di sedi - al fine di evitare, per quanto possibile, assegnazioni d’ufficio”.
Dunque, così come richiesto da quasi tutte le organizzazioni sindacali (e sottolineiamo il quasi), anche l’Amministrazione ha condiviso che nel conferimento del primo incarico è necessario fare riferimento esclusivo alla graduatoria, anche perché la posizione di merito in graduatoria deriva non solo dal punteggio delle prove, ma pure dalla valutazione del curricolo professionale e dei titoli che pertanto sono stati già oggetto di apprezzamento.
Il MIUR inoltre ha invitato i direttori regionali a far esprimere preferenze ai vincitori di concorso su un numero ampio di sedi.
Nella realtà dei fatti però, alla luce delle prime indicazioni che gli Uffici Scolastici regionali stanno fornendo, sembra quasi che il Confronto non vi sia stato: i direttori generali regionali non tengono conto delle previsioni contrattuali confermate dall’Amministrazione con la convocazione del Confronto, né di quanto indicato dall’Amministrazione stessa, determinando così una situazione confusa e differenziata sul territorio nazionale, in una condizione di vera e propria anarchia.
In Lombardia, ad esempio, i vincitori di concorso potranno esprimere 20 sedi e le province lombarde in ordine di preferenza. L’indicazione delle sedi non assume carattere vincolante in quanto nel conferimento è fatta salva la discrezionalità dell’Amministrazione.
In Toscana invece si chiede ai vincitori di indicare solo 5 preferenze e per di più non graduate, mentre l’assegnazione avverrà non solo considerando la posizione in graduatoria, ma anche valutando le esperienze desumibili dal curriculum vitae, che evidentemente non può essere relativo ad esperienze dirigenziali.
Una posizione sorprendente, se confrontata con quanto previsto dall’USR Lazio, ove le preferenze espresse dai vincitori di concorso per le singole sedi potranno essere oltre 100.
Nella Regione Marche incontriamo una soluzione ancora differente, come emersa dall’informativa fornita alle OO.SS.: solo la provincia verrà assegnata secondo l’ordine di precedenza in graduatoria, mentre la sede scolastica sarà attribuita sulla base delle esperienze pregresse, titolo di studio e istituto di provenienza. L’indicazione dell’istituto di provenienza appare singolare, considerando che la funzione dirigenziale alla quale il concorso abilita non prevede distinzioni tra dirigenti di scuola primaria o secondaria, dopo l’abrogazione della distinzione in settori formativi (Dpr 140/2008).
Tra l’altro non bisogna dimenticare che i neo-dirigenti saranno comunque sottoposti a periodo di prova e il direttore dovrà verificare formalmente la loro idoneità a svolgere la funzione.
In Emilia-Romagna le sedi da indicare sono 10, però ubicate in almeno tre diverse province della regione. Nell’assegnazione verrà valutata l’esperienza nell’attività non dirigenziale ma di insegnamento, in relazione ai documenti di programmazione delle scuole, anche qui riproponendo l’impostazione relativa agli abrogati settori formativi. Addirittura, i vincitori titolari delle tutele previste dalla legge 104/92, avranno la precedenza non nell’assegnazione della sede (come esplicitamente scritto nel bando del concorso) ma, a quanto pare, nell’area territoriale.
La CISL Scuola ha sempre sostenuto che, a differenza di quanto avviene in caso di mutamento d’incarico, nell’assegnazione della sede ai vincitori di concorso debba farsi riferimento esclusivamente all’ordine di merito della graduatoria concorsuale, unico elemento professionale disponibile per valutare l’idoneità allo svolgimento della funzione dirigenziale.
L’esito del Confronto e la sintesi che ne è derivata hanno confermato questa impostazione anche da parte dell’Amministrazione.
Non si comprende allora perché si stia verificando l’attuale situazione caotica, profondamente differenziata, affatto coerente con le previsioni del CCNL e dello stesso bando di concorso. Nel chiedere al MIUR di intervenire per coordinare l’azione dei direttori regionali, non si esclude la possibilità di ricorrere ad azioni giurisdizionali per il rispetto delle previsioni contrattuali e i diritti di chi ha superato con merito una complessa, impegnativa e difficile procedura concorsuale. Roma, 12 agosto 2019 SEGRETERIA NAZIONALE CISL SCUOLA In allegato una scheda che ricostruisce i diversi passaggi normativi e contrattuali in materia di assegnazione della sede di servizio ai neo dirigenti scolastici.

Assegnazione della sede ai neo dirigenti, rispettare le regole condivise nel Confronto fra Amministrazione e Sindacati

Lun, 12/08/2019 - 19:38
Il tormentato Concorso nazionale per dirigenti scolastici continua a riservare sorprese. Dopo le note vicende sulle quali si pronuncerà il Consiglio di Stato e la correzione (solo parziale) degli errori nella graduatoria di merito, ora è la volta dell’assegnazione della sede di servizio e dell’incarico.
Infatti, effettuato l’abbinamento alla Regione di destinazione, i vincitori di concorso sono ora costretti a confrontarsi con modalità del tutto difformi nei diversi territori, per l’assegnazione della sede di servizio e il conferimento del primo incarico. Per alcuni infatti sarà determinante la posizione in graduatoria, per altri il curriculum vitae, alcuni potranno esprimere preferenze su tutte le sedi, altri per province.
Una situazione così caotica è del tutto inaspettata soprattutto perché il CCNL dell’Area Istruzione e Ricerca ha previsto all’art. 7 che il Confronto sui criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali si svolga a livello nazionale, con ciò evidenziando che tali criteri non possono che essere omogenei sul territorio della Repubblica. E questo principio appare ulteriormente rafforzato dalla dimensione nazionale del Concorso.
Il Confronto nazionale si è effettivamente svolto nei giorni scorsi e l’Amministrazione ha preso posizione nella sintesi che ne è derivata. Il Miur ha affermato testualmente che “nel caso di primo incarico, se certamente non puo? farsi riferimento ai risultati pregressi, deve tenersi conto della posizione occupata dal candidato nella graduatoria di merito e delle preferenze - che si raccomanda di far esprimere su un numero ampio di sedi - al fine di evitare, per quanto possibile, assegnazioni d’ufficio”.
Dunque, così come richiesto da quasi tutte le organizzazioni sindacali (e sottolineiamo il quasi), anche l’Amministrazione ha condiviso che nel conferimento del primo incarico è necessario fare riferimento esclusivo alla graduatoria, anche perché la posizione di merito in graduatoria deriva non solo dal punteggio delle prove, ma pure dalla valutazione del curricolo professionale e dei titoli che pertanto sono stati già oggetto di apprezzamento.
Il MIUR inoltre ha invitato i direttori regionali a far esprimere preferenze ai vincitori di concorso su un numero ampio di sedi.
Nella realtà dei fatti però, alla luce delle prime indicazioni che gli Uffici Scolastici regionali stanno fornendo, sembra quasi che il Confronto non vi sia stato: i direttori generali regionali non tengono conto delle previsioni contrattuali confermate dall’Amministrazione con la convocazione del Confronto, né di quanto indicato dall’Amministrazione stessa, determinando così una situazione confusa e differenziata sul territorio nazionale, in una condizione di vera e propria anarchia.
In Lombardia, ad esempio, i vincitori di concorso potranno esprimere 20 sedi e le province lombarde in ordine di preferenza. L’indicazione delle sedi non assume carattere vincolante in quanto nel conferimento è fatta salva la discrezionalità dell’Amministrazione.
In Toscana invece si chiede ai vincitori di indicare solo 5 preferenze e per di più non graduate, mentre l’assegnazione avverrà non solo considerando la posizione in graduatoria, ma anche valutando le esperienze desumibili dal curriculum vitae, che evidentemente non può essere relativo ad esperienze dirigenziali.
Una posizione sorprendente, se confrontata con quanto previsto dall’USR Lazio, ove le preferenze espresse dai vincitori di concorso per le singole sedi potranno essere oltre 100.
Nella Regione Marche incontriamo una soluzione ancora differente, come emersa dall’informativa fornita alle OO.SS.: solo la provincia verrà assegnata secondo l’ordine di precedenza in graduatoria, mentre la sede scolastica sarà attribuita sulla base delle esperienze pregresse, titolo di studio e istituto di provenienza. L’indicazione dell’istituto di provenienza appare singolare, considerando che la funzione dirigenziale alla quale il concorso abilita non prevede distinzioni tra dirigenti di scuola primaria o secondaria, dopo l’abrogazione della distinzione in settori formativi (Dpr 140/2008).
Tra l’altro non bisogna dimenticare che i neo-dirigenti saranno comunque sottoposti a periodo di prova e il direttore dovrà verificare formalmente la loro idoneità a svolgere la funzione.
In Emilia-Romagna le sedi da indicare sono 10, però ubicate in almeno tre diverse province della regione. Nell’assegnazione verrà valutata l’esperienza nell’attività non dirigenziale ma di insegnamento, in relazione ai documenti di programmazione delle scuole, anche qui riproponendo l’impostazione relativa agli abrogati settori formativi. Addirittura, i vincitori titolari delle tutele previste dalla legge 104/92, avranno la precedenza non nell’assegnazione della sede (come esplicitamente scritto nel bando del concorso) ma, a quanto pare, nell’area territoriale.
La CISL Scuola ha sempre sostenuto che, a differenza di quanto avviene in caso di mutamento d’incarico, nell’assegnazione della sede ai vincitori di concorso debba farsi riferimento esclusivamente all’ordine di merito della graduatoria concorsuale, unico elemento professionale disponibile per valutare l’idoneità allo svolgimento della funzione dirigenziale.
L’esito del Confronto e la sintesi che ne è derivata hanno confermato questa impostazione anche da parte dell’Amministrazione.
Non si comprende allora perché si stia verificando l’attuale situazione caotica, profondamente differenziata, affatto coerente con le previsioni del CCNL e dello stesso bando di concorso. Nel chiedere al MIUR di intervenire per coordinare l’azione dei direttori regionali, non si esclude la possibilità di ricorrere ad azioni giurisdizionali per il rispetto delle previsioni contrattuali e i diritti di chi ha superato con merito una complessa, impegnativa e difficile procedura concorsuale. Roma, 12 agosto 2019 SEGRETERIA NAZIONALE CISL SCUOLA In allegato una scheda che ricostruisce i diversi passaggi normativi e contrattuali in materia di assegnazione della sede di servizio ai neo dirigenti scolastici.

Coi piedi fuori dalla sabbia

Sab, 10/08/2019 - 15:00
La politica mette i piedi fuori dalla sabbia del Papeete, stacca le mani dagli smartphone e torna nel luogo in cui tutto deve trovare inizio, sintesi e compimento: il Parlamento, espressione – secondo Costituzione – della sovranità popolare. Finalmente, si direbbe. Sin troppo ha aspettato il Paese. Nel giro di qualche giorno, finalmente, assisteremo a una partita a carte scoperte. Troppo facile – e altrettanto illusorio – pensare di dare una rotta all'Italia a suon di dirette Facebook, tenendo banco 40, 50, 90 minuti senza contraddittorio e limitandosi, alla fine, a contare i “like”.
La crisi arriverà in Aula, al Senato. E sarà un bene. Vedremo i protagonisti di questa vorace fase politica nel loro “habitat costituzionale”, divenuto però nel tempo estraneo, quasi innaturale. Lì, in Aula, ad esempio, è cosa ardua chiedere i «pieni poteri». Già in una piazza, per quanto gremita e osannante, è un argomento scivoloso. Figurarsi in una sede istituzionale, dove tutto viene registrato, annotato, memorizzato. E dove ogni cosa serve a prendere le dovute decisioni.
Sarà un bene quindi vedere Matteo Salvini parlare in Aula dal suo banco da senatore, non avendo avuto, il Senato, la possibilità di ascoltarlo da ministro su Russiagate, mafie, caso Siri–Arata e altri argomenti molto rilevanti. A fianco a una parte prevedibile del suo discorso, quella riguardante i recenti rapporti con M5s, il leader della Lega dovrà giocoforza disegnare l’Italia che pensa uscirà da un eventuale voto anticipato: un’Italia europea o trumpputiniana? Che ha in tasca l’euro o la lira? Che è alleata o nemica della solidarietà e del Terzo settore? Servono risposte precise nella sedi giuste e dinanzi a un contraddittorio. Se no, non è democrazia, è propaganda permanente.
Sarà un bene anche vedere Giuseppe Conte “informare” l’Aula degli ultimi sviluppi. Anche lui avrà un’opportunità. Regolerà i conti con il Carroccio, e questo lo si può dare per scontato, quasi per acquisito. Ma potrà e dovrà anche provare a spiegare all’altra parte del Parlamento, quella che non gli ha mai votato la fiducia, cose che in 14 mesi non ha potuto o saputo o voluto dire (ammesso che le pensi, ovviamente). Ad esempio, che lasciare l’immigrazione alla voce narrante unica di Matteo Salvini, a ragion veduta, non è stata una grande idea. Ma potrà anche illustrare come e perché si sono via via rimodulati nella direzione del dialogo i suoi rapporti con Bruxelles, come e perché difendere l’interesse nazionale sia una cosa sola con il restare aperti al mondo, come e perché fare le cose nel miglior modo possibile (Tav compresa) sia meglio che bloccarle. Potrà – se ne avrà il mandato politico – dire se M5s ha capito o no la lezione, se il partito di maggioranza relativa, che l’ha indicato premier, è ora in grado di uscire dalla moda al crepuscolo del populismo e aggiornare agenda e toni alle necessità del governare.
Sarà un bene anche riascoltare il senatore semplice del collegio di Firenze-Scandicci, Matteo Renzi. La tattica dei “pop corn” ha funzionato a metà: ha sì logorato M5s con la prova del governo, ma ha anche ingigantito la presa sul Paese della destra-destra. Non sappiamo se prenderà la parola, l’ex premier, ma certamente avrà occhi e orecchi per incrociare gli sguardi e le parole di Salvini e Conte, per capirne qualcosa – di positivo o di allarmante – che va oltre la convenienza del momento. Buona parte dei gruppi parlamentari del Pd investono ancora lui della responsabilità di scegliere. Gli altri protagonisti del momento politico – Zingaretti, Di Maio, Berlusconi, Meloni – dovranno giocoforza restare spettatori. Così funziona in un’Aula parlamentare.
Conta infine chi siede tra quei banchi. Lì il clima si fa grave e serio. Le parole valgono il doppio. Ogni azione ha conseguenze. I voti pesano come macigni. Le decisioni non sono di carta. I veli cadono. Altri restano in piedi, e non è un caso. E nulla, proprio nulla, è mai scontato. Anche di questo momento di chiarezza dovremo ringraziare Sergio Mattarella, che persevera a non mortificare le istituzioni sotto la pressione dei sondaggi e dei troll che affollano i social network. E che riportando in Aula i protagonisti politici, riporta in Aula anche i veri drammi sistemici di questo Paese: il debito pubblico, l’Iva che può salire al 25%, lo spread che ci soffoca. Riporta in Aula, Mattarella, un concetto antico: politica è, innanzitutto, responsabilità.

Coi piedi fuori dalla sabbia

Sab, 10/08/2019 - 15:00
La politica mette i piedi fuori dalla sabbia del Papeete, stacca le mani dagli smartphone e torna nel luogo in cui tutto deve trovare inizio, sintesi e compimento: il Parlamento, espressione – secondo Costituzione – della sovranità popolare. Finalmente, si direbbe. Sin troppo ha aspettato il Paese. Nel giro di qualche giorno, finalmente, assisteremo a una partita a carte scoperte. Troppo facile – e altrettanto illusorio – pensare di dare una rotta all'Italia a suon di dirette Facebook, tenendo banco 40, 50, 90 minuti senza contraddittorio e limitandosi, alla fine, a contare i “like”.
La crisi arriverà in Aula, al Senato. E sarà un bene. Vedremo i protagonisti di questa vorace fase politica nel loro “habitat costituzionale”, divenuto però nel tempo estraneo, quasi innaturale. Lì, in Aula, ad esempio, è cosa ardua chiedere i «pieni poteri». Già in una piazza, per quanto gremita e osannante, è un argomento scivoloso. Figurarsi in una sede istituzionale, dove tutto viene registrato, annotato, memorizzato. E dove ogni cosa serve a prendere le dovute decisioni.
Sarà un bene quindi vedere Matteo Salvini parlare in Aula dal suo banco da senatore, non avendo avuto, il Senato, la possibilità di ascoltarlo da ministro su Russiagate, mafie, caso Siri–Arata e altri argomenti molto rilevanti. A fianco a una parte prevedibile del suo discorso, quella riguardante i recenti rapporti con M5s, il leader della Lega dovrà giocoforza disegnare l’Italia che pensa uscirà da un eventuale voto anticipato: un’Italia europea o trumpputiniana? Che ha in tasca l’euro o la lira? Che è alleata o nemica della solidarietà e del Terzo settore? Servono risposte precise nella sedi giuste e dinanzi a un contraddittorio. Se no, non è democrazia, è propaganda permanente.
Sarà un bene anche vedere Giuseppe Conte “informare” l’Aula degli ultimi sviluppi. Anche lui avrà un’opportunità. Regolerà i conti con il Carroccio, e questo lo si può dare per scontato, quasi per acquisito. Ma potrà e dovrà anche provare a spiegare all’altra parte del Parlamento, quella che non gli ha mai votato la fiducia, cose che in 14 mesi non ha potuto o saputo o voluto dire (ammesso che le pensi, ovviamente). Ad esempio, che lasciare l’immigrazione alla voce narrante unica di Matteo Salvini, a ragion veduta, non è stata una grande idea. Ma potrà anche illustrare come e perché si sono via via rimodulati nella direzione del dialogo i suoi rapporti con Bruxelles, come e perché difendere l’interesse nazionale sia una cosa sola con il restare aperti al mondo, come e perché fare le cose nel miglior modo possibile (Tav compresa) sia meglio che bloccarle. Potrà – se ne avrà il mandato politico – dire se M5s ha capito o no la lezione, se il partito di maggioranza relativa, che l’ha indicato premier, è ora in grado di uscire dalla moda al crepuscolo del populismo e aggiornare agenda e toni alle necessità del governare.
Sarà un bene anche riascoltare il senatore semplice del collegio di Firenze-Scandicci, Matteo Renzi. La tattica dei “pop corn” ha funzionato a metà: ha sì logorato M5s con la prova del governo, ma ha anche ingigantito la presa sul Paese della destra-destra. Non sappiamo se prenderà la parola, l’ex premier, ma certamente avrà occhi e orecchi per incrociare gli sguardi e le parole di Salvini e Conte, per capirne qualcosa – di positivo o di allarmante – che va oltre la convenienza del momento. Buona parte dei gruppi parlamentari del Pd investono ancora lui della responsabilità di scegliere. Gli altri protagonisti del momento politico – Zingaretti, Di Maio, Berlusconi, Meloni – dovranno giocoforza restare spettatori. Così funziona in un’Aula parlamentare.
Conta infine chi siede tra quei banchi. Lì il clima si fa grave e serio. Le parole valgono il doppio. Ogni azione ha conseguenze. I voti pesano come macigni. Le decisioni non sono di carta. I veli cadono. Altri restano in piedi, e non è un caso. E nulla, proprio nulla, è mai scontato. Anche di questo momento di chiarezza dovremo ringraziare Sergio Mattarella, che persevera a non mortificare le istituzioni sotto la pressione dei sondaggi e dei troll che affollano i social network. E che riportando in Aula i protagonisti politici, riporta in Aula anche i veri drammi sistemici di questo Paese: il debito pubblico, l’Iva che può salire al 25%, lo spread che ci soffoca. Riporta in Aula, Mattarella, un concetto antico: politica è, innanzitutto, responsabilità.

ESTERO NEWS 15/19 - Variazione sedi estero e avviso per DSGA al MAECI

Sab, 10/08/2019 - 09:19
Il Ministero degli Affati Esteri (MAECI) informa di una variazione nelle sedi disponibili per le operazioni di dstinazione all'estero rispetto a quelle in precedenza comunicate. In particolare: a Bruxelles (Belgio)1 posto di scuola primaria (codice funzione 002) per restituzione a domanda ai ruoli metropolitani; a Londra(Regno Unito): 1 posto di scuola secondaria di 1° grado (in precedenza indicato su Manchester, ora è attivato su Londra, come richiesto).
Il MAECI inoltre, con proprio avviso nr. 3615/3921 del 9 agosto, ha indetto una procedura di selezione per DSGA da destinare a prestare servizio, in posizione di fuori ruolo, presso l'Ufficio V della DGSP del Ministero stesso. La graduatoria avrà validità triennale a partire dall'a.s. 2019/20.
La domanda, in formato cartaceo su modello predisposto dal MAECI e corredata della documentazione, dovrà essere inviata esclusivamente tramite posta elettronica certificata all'indirizzo dgsp.05@cert.esteri.it specificando nell'oggetto "procedura di selezione Dsga ai sensi dell'art.13 del D.Lgs.64/2017" entro il termine perentorio del 6 settembre 2019. Alla domanda va allegata copia del documento di identità.

ESTERO NEWS 15/19 - Variazione sedi estero e avviso per DSGA al MAECI

Sab, 10/08/2019 - 09:19
Il Ministero degli Affati Esteri (MAECI) informa di una variazione nelle sedi disponibili per le operazioni di dstinazione all'estero rispetto a quelle in precedenza comunicate. In particolare: a Bruxelles (Belgio)1 posto di scuola primaria (codice funzione 002) per restituzione a domanda ai ruoli metropolitani; a Londra(Regno Unito): 1 posto di scuola secondaria di 1° grado (in precedenza indicato su Manchester, ora è attivato su Londra, come richiesto).
Il MAECI inoltre, con proprio avviso nr. 3615/3921 del 9 agosto, ha indetto una procedura di selezione per DSGA da destinare a prestare servizio, in posizione di fuori ruolo, presso l'Ufficio V della DGSP del Ministero stesso. La graduatoria avrà validità triennale a partire dall'a.s. 2019/20.
La domanda, in formato cartaceo su modello predisposto dal MAECI e corredata della documentazione, dovrà essere inviata esclusivamente tramite posta elettronica certificata all'indirizzo dgsp.05@cert.esteri.it specificando nell'oggetto "procedura di selezione Dsga ai sensi dell'art.13 del D.Lgs.64/2017" entro il termine perentorio del 6 settembre 2019. Alla domanda va allegata copia del documento di identità.

Affidamento incarichi ai neo dirigenti, la Circolare ai Direttori Regionali

Ven, 09/08/2019 - 14:25
Con la CM 36621 dell'8 agosto 2019 a firma del Capo Dipartimento Istruzione sono state inviate ai Direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali le indicazioni relative all'attribuzione degli incarichi ai nuovi Dirigenti Scolastici. Alla circolare è allegata anche la sintesi del confronto, tenutosi in data 31 luglio, ai sensi dell’art. 5, comma 3, lett. g) del CCNL sottoscritto l'8 luglio 2019, avente ad oggetto i criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali ai vincitori del concorso, con l'invito ai Direttori Generali regionali di attenersi alla posizione espressa in tale sede dall'Amministrazione.

Affidamento incarichi ai neo dirigenti, la Circolare ai Direttori Regionali

Ven, 09/08/2019 - 14:25
Con la CM 36621 dell'8 agosto 2019 a firma del Capo Dipartimento Istruzione sono state inviate ai Direttori generali degli Uffici Scolastici Regionali le indicazioni relative all'attribuzione degli incarichi ai nuovi Dirigenti Scolastici. Alla circolare è allegata anche la sintesi del confronto, tenutosi in data 31 luglio, ai sensi dell’art. 5, comma 3, lett. g) del CCNL sottoscritto l'8 luglio 2019, avente ad oggetto i criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali ai vincitori del concorso, con l'invito ai Direttori Generali regionali di attenersi alla posizione espressa in tale sede dall'Amministrazione.

Gissi, appello alla responsabilità della politica, mandare avanti il decreto precari, frutto di un buon lavoro per i docenti e per la scuola

Ven, 09/08/2019 - 11:16
Il precipitare della situazione politica, con la probabile caduta del Governo e la prospettiva di elezioni anticipate, determina un contesto certamente non privo di incognite anche per quanto riguarda le decisioni assunte dall’ultimo Consiglio dei Ministri in materia di reclutamento e precariato.
Inutile dire – ha affermato Maddalena Gissi nel corso del suo intervento di oggi a Uno Mattina estate - che siamo molto preoccupati delle possibili ricadute che potrebbero esserci sul cammino di un decreto legge ancora in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e comunque affidato, da quel momento, al dibattito parlamentare”.
Facciamo appello – aggiunge ora la segretaria generale CISL Scuola – al senso di responsabilità della politica; responsabilità e buon senso prevalgano, prima di tutto fra i ministri di questo governo, consentendo al decreto di andare in Gazzetta e quindi alle Camere. Guai se il frutto di un lavoro condotto con serietà, equilibrio e intelligenza fosse buttato a mare: non si capisce chi potrebbe trarne vantaggio, certamente non i cinquantamila docenti interessati, ricacciati in una precarietà priva di prospettive, né la scuola, che ha un gran bisogno di stabilità del lavoro per poter programmare e gestire più efficacemente la propria attività”. Roma, 9 agosto 2019 UFFICIO STAMPA CISL SCUOLA

Gissi, appello alla responsabilità della politica, mandare avanti il decreto precari, frutto di un buon lavoro per i docenti e per la scuola

Ven, 09/08/2019 - 11:16
Il precipitare della situazione politica, con la probabile caduta del Governo e la prospettiva di elezioni anticipate, determina un contesto certamente non privo di incognite anche per quanto riguarda le decisioni assunte dall’ultimo Consiglio dei Ministri in materia di reclutamento e precariato.
Inutile dire – ha affermato Maddalena Gissi nel corso del suo intervento di oggi a Uno Mattina estate - che siamo molto preoccupati delle possibili ricadute che potrebbero esserci sul cammino di un decreto legge ancora in attesa di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e comunque affidato, da quel momento, al dibattito parlamentare”.
Facciamo appello – aggiunge ora la segretaria generale CISL Scuola – al senso di responsabilità della politica; responsabilità e buon senso prevalgano, prima di tutto fra i ministri di questo governo, consentendo al decreto di andare in Gazzetta e quindi alle Camere. Guai se il frutto di un lavoro condotto con serietà, equilibrio e intelligenza fosse buttato a mare: non si capisce chi potrebbe trarne vantaggio, certamente non i cinquantamila docenti interessati, ricacciati in una precarietà priva di prospettive, né la scuola, che ha un gran bisogno di stabilità del lavoro per poter programmare e gestire più efficacemente la propria attività”. Roma, 9 agosto 2019 UFFICIO STAMPA CISL SCUOLA

Il ruolo del personale ATA fondamentale per una scuola di qualità, ma troppi mostrano ancora di non esserne consapevoli

Ven, 09/08/2019 - 10:25
Le vicende del decreto precari hanno visto concentrarsi l’attenzione, in questi giorni, prevalentemente sul versante del personale docente. Ma non meno importanti sono le questioni riguardanti il personale ATA, messe in luce anche da una attenta lettura dei dati relativi alle immissioni in ruolo previste per il prossimo anno scolastico. Ancora una volta viene disattesa la nostra richiesta di una politica delle assunzioni che consenta la copertura dei posti vacanti con personale di ruolo, obiettivo che resta ben lontano da raggiungere, visto che le assunzioni autorizzate rappresentano solo il 45% scarso delle effettive disponibilità. Il tutto in un contesto di organici bloccati, anzi in realtà ridotti come organico di diritto salvo poi colmarne in organico di fatto le vistose lacune, che impedirebbero la piena funzionalità dei servizi amministrativi e ausiliari.
È il segno evidente di come manchi tuttora una piena consapevolezza di quanto siano importanti le funzioni svolte da chi lavora negli uffici di segreteria delle scuole, oberati negli ultimi anni da sempre più numerose e complesse competenze, senza adeguati supporti tecnici e formativi. Una situazione che rende quanto mai indispensabile uno sforzo deciso in direzione della semplificazione burocratica e amministrativa. Parimenti ignorate o sottovalutate le funzioni svolte dai collaboratori scolastici, che sempre più si vanno orientando sul versante dell’assistenza alla persona, in particolare per gli alunni con disabilità.
L’intesa di palazzo Chigi del 24 aprile scorso contiene, fra l’altro, anche un preciso riferimento agli Assistenti Amministrativi che da anni svolgono funzioni da Direttore dei Servizi (DSGA), per i quali abbiamo chiesto la definizione di un percorso semplificato e riservato, parallelo al concorso ordinario, che ne valorizzi il lavoro svolto in tutti questi anni in cui hanno contribuito attivamente al funzionamento delle scuole. Non ci sono state le condizioni perché le nostre richieste in tal senso fossero recepite nel decreto precari, ed è evidente che ora il precipitare della situazione politica apre scenari certamente non facili e densi di incognite anche rispetto alla nostra iniziativa, che comunque proseguirà con determinazione su questo obiettivo sia nei confronti del MIUR che in tutte le altre sedi di confronto politico.
Allo stesso modo non viene meno il nostro impegno per l’attivazione delle procedure contrattuali sulla mobilità professionale, per la riattribuzione delle posizioni economiche bloccate da anni nonostante ci siano le risorse contrattuali disponibili, per una formazione di qualità in ingresso e in servizio per tutti i profili dell’area ATA. Roma, 9 agosto 2019 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

Il ruolo del personale ATA fondamentale per una scuola di qualità, ma troppi mostrano ancora di non esserne consapevoli

Ven, 09/08/2019 - 10:25
Le vicende del decreto precari hanno visto concentrarsi l’attenzione, in questi giorni, prevalentemente sul versante del personale docente. Ma non meno importanti sono le questioni riguardanti il personale ATA, messe in luce anche da una attenta lettura dei dati relativi alle immissioni in ruolo previste per il prossimo anno scolastico. Ancora una volta viene disattesa la nostra richiesta di una politica delle assunzioni che consenta la copertura dei posti vacanti con personale di ruolo, obiettivo che resta ben lontano da raggiungere, visto che le assunzioni autorizzate rappresentano solo il 45% scarso delle effettive disponibilità. Il tutto in un contesto di organici bloccati, anzi in realtà ridotti come organico di diritto salvo poi colmarne in organico di fatto le vistose lacune, che impedirebbero la piena funzionalità dei servizi amministrativi e ausiliari.
È il segno evidente di come manchi tuttora una piena consapevolezza di quanto siano importanti le funzioni svolte da chi lavora negli uffici di segreteria delle scuole, oberati negli ultimi anni da sempre più numerose e complesse competenze, senza adeguati supporti tecnici e formativi. Una situazione che rende quanto mai indispensabile uno sforzo deciso in direzione della semplificazione burocratica e amministrativa. Parimenti ignorate o sottovalutate le funzioni svolte dai collaboratori scolastici, che sempre più si vanno orientando sul versante dell’assistenza alla persona, in particolare per gli alunni con disabilità.
L’intesa di palazzo Chigi del 24 aprile scorso contiene, fra l’altro, anche un preciso riferimento agli Assistenti Amministrativi che da anni svolgono funzioni da Direttore dei Servizi (DSGA), per i quali abbiamo chiesto la definizione di un percorso semplificato e riservato, parallelo al concorso ordinario, che ne valorizzi il lavoro svolto in tutti questi anni in cui hanno contribuito attivamente al funzionamento delle scuole. Non ci sono state le condizioni perché le nostre richieste in tal senso fossero recepite nel decreto precari, ed è evidente che ora il precipitare della situazione politica apre scenari certamente non facili e densi di incognite anche rispetto alla nostra iniziativa, che comunque proseguirà con determinazione su questo obiettivo sia nei confronti del MIUR che in tutte le altre sedi di confronto politico.
Allo stesso modo non viene meno il nostro impegno per l’attivazione delle procedure contrattuali sulla mobilità professionale, per la riattribuzione delle posizioni economiche bloccate da anni nonostante ci siano le risorse contrattuali disponibili, per una formazione di qualità in ingresso e in servizio per tutti i profili dell’area ATA. Roma, 9 agosto 2019 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

Concorso per la dirigenza, completata la scelta delle regioni

Ven, 09/08/2019 - 09:34
È stata completata l'assegnazione dei vincitori del concorso ad una delle regioni per le quali era stata espressa la preferenza. Su 1.984 candidati, 1.147 hanno ottenuto la regione indicata come prima preferenza, 262 hanno ottenuto la seconda e 146 la terza.
L'elenco completo delle assegnazioni è disponibile e scaricabile dal sito del MIUR (SCARICA ELENCO).
Si attende ora la pubblicazione delle indicazioni ai Direttori Generali Regionali circa criteri e modalità di conferimento degli incarichi, già oggetto di informativa e di discussione al MIUR (vedi news del 31 luglio u.s.).

Concorso per la dirigenza, completata la scelta delle regioni

Ven, 09/08/2019 - 09:34
È stata completata l'assegnazione dei vincitori del concorso ad una delle regioni per le quali era stata espressa la preferenza. Su 1.984 candidati, 1.147 hanno ottenuto la regione indicata come prima preferenza, 262 hanno ottenuto la seconda e 146 la terza.
L'elenco completo delle assegnazioni è disponibile e scaricabile dal sito del MIUR (SCARICA ELENCO).
Si attende ora la pubblicazione delle indicazioni ai Direttori Generali Regionali circa criteri e modalità di conferimento degli incarichi, già oggetto di informativa e di discussione al MIUR (vedi news del 31 luglio u.s.).

Personale educativo, le assunzioni nel 2019/020 saranno 355

Gio, 08/08/2019 - 22:32
Col Decreto Ministeriale 724 del 7 agosto 2019 il MIUR autorizza le assunzioni in ruolo di 355 educatori dei convitti. Reso noto anche il riparto del contingente tra le diverse province.
Le nomine autorizzate per ciascuna provincia sono composte da due quote:
  • una determinata con riferimento al turn over (65 nomine autorizzate)
  • una aggiuntiva autorizzata dal MEF (290 nomine, previste dalla legge di bilancio)
Per entrambe le quote le due percentuali sono state applicate alle disponibilità di posti vacanti risultanti in ciascuna provincia.
Il contingente di nomine per ciascuna provincia è pertanto quello contenuto nell'ultima colonna a destra del foglio di calcolo.

Personale educativo, le assunzioni nel 2019/020 saranno 355

Gio, 08/08/2019 - 22:32
Col Decreto Ministeriale 724 del 7 agosto 2019 il MIUR autorizza le assunzioni in ruolo di 355 educatori dei convitti. Reso noto anche il riparto del contingente tra le diverse province.
Le nomine autorizzate per ciascuna provincia sono composte da due quote:
  • una determinata con riferimento al turn over (65 nomine autorizzate)
  • una aggiuntiva autorizzata dal MEF (290 nomine, previste dalla legge di bilancio)
Per entrambe le quote le due percentuali sono state applicate alle disponibilità di posti vacanti risultanti in ciascuna provincia.
Il contingente di nomine per ciascuna provincia è pertanto quello contenuto nell'ultima colonna a destra del foglio di calcolo.

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