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Aggiornato: 58 min 10 sec fa

Sindacati e politici a confronto sui problemi della dirigenza scolastica

Sab, 21/10/2017 - 10:05
Lunedì 23 ottobre alle ore 10, nel quadro delle iniziative promosse da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA e Snals Confsal sulle problematiche dei dirigenti scolastici, si tiene a Roma un’assemblea pubblica, cui prenderanno parte delegazioni di dirigenti provenienti da tutta Italia. La manifestazione, che si svolgerà al Centro Congressi Cavour (via Cavour 50) e vedrà a confronto sindacati e politici, prevede la partecipazione di molti esponenti di diversi raggruppamenti e dei responsabili scuola di molti partiti, sia di maggioranza che di opposizione, che i responsabili nazionali dei dirigenti scolastici di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA e Snals Confsal hanno già incontrato nelle scorse settimane.
Retribuzioni molto lontane da quelle della dirigenza pubblica, attribuzione di responsabilità improprie, come nel caso di quelle riguardanti la sicurezza degli edifici, incombenze che si moltiplicano traducendosi spesso in autentiche molestie burocratiche. Il tutto con una dotazione di strutture e personale assolutamente insufficiente per far fronte alla gestione degli uffici. Molto spesso poi al proprio istituto si aggiunge anche il carico di una seconda scuola affidata in reggenza perché priva di dirigente. Un’impresa, in queste condizioni, trovare il tempo per occuparsi degli aspetti centrali nella mission della scuola e che tali dovrebbero essere anche nell’azione del dirigente, la cura delle attività didattiche, la loro organizzazione con l’obiettivo della massima efficacia e qualità.
È questa in sintesi la rappresentazione del disagio che vivono i dirigenti scolastici italiani, giunto ormai al limite della sopportabilità.
L’impegno dei Sindacati scuola promotori dell’iniziativa del 23 ottobre si concentra in modo particolare sull’imminente rinnovo del contratto, ma nel frattempo si cercano occasioni di confronto col mondo della politica, perché la condizione dei dirigenti si lega strettamente a quella di un sistema d’istruzione che attende nel suo complesso maggiore attenzione e scelte più decise di investimento. La legge di bilancio in corso di approvazione costituisce sicuramente un significativo banco di prova, ma anche su altre questioni, come ad esempio quelle legate alle responsabilità dei capi d’istituto, ci sono in cantiere interventi legislativi che da troppo tempo segnano il passo.
Nel corso dei colloqui avuti con tutte le forze politiche – dichiarano i responsabili nazionali dei dirigenti scolastici Roberta Fanfarillo (Cgil), Paola Serafin (Cisl), Rosa Cirillo (Uil) e Pasquale Ragone (Snals) – abbiamo sempre riscontrato attenzione e disponibilità. Ci auguriamo che non ci si fermi alle parole, pure importanti, e che queste si traducano in atti e scelte conseguenti. Chi dirige una scuola deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare e avere anche un più giusto e dignitoso riconoscimento del suo lavoro”.

Sindacati e politici a confronto sui problemi della dirigenza scolastica

Sab, 21/10/2017 - 10:05
Lunedì 23 ottobre alle ore 10, nel quadro delle iniziative promosse da Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA e Snals Confsal sulle problematiche dei dirigenti scolastici, si tiene a Roma un’assemblea pubblica, cui prenderanno parte delegazioni di dirigenti provenienti da tutta Italia. La manifestazione, che si svolgerà al Centro Congressi Cavour (via Cavour 50) e vedrà a confronto sindacati e politici, prevede la partecipazione di molti esponenti di diversi raggruppamenti e dei responsabili scuola di molti partiti, sia di maggioranza che di opposizione, che i responsabili nazionali dei dirigenti scolastici di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola RUA e Snals Confsal hanno già incontrato nelle scorse settimane.
Retribuzioni molto lontane da quelle della dirigenza pubblica, attribuzione di responsabilità improprie, come nel caso di quelle riguardanti la sicurezza degli edifici, incombenze che si moltiplicano traducendosi spesso in autentiche molestie burocratiche. Il tutto con una dotazione di strutture e personale assolutamente insufficiente per far fronte alla gestione degli uffici. Molto spesso poi al proprio istituto si aggiunge anche il carico di una seconda scuola affidata in reggenza perché priva di dirigente. Un’impresa, in queste condizioni, trovare il tempo per occuparsi degli aspetti centrali nella mission della scuola e che tali dovrebbero essere anche nell’azione del dirigente, la cura delle attività didattiche, la loro organizzazione con l’obiettivo della massima efficacia e qualità.
È questa in sintesi la rappresentazione del disagio che vivono i dirigenti scolastici italiani, giunto ormai al limite della sopportabilità.
L’impegno dei Sindacati scuola promotori dell’iniziativa del 23 ottobre si concentra in modo particolare sull’imminente rinnovo del contratto, ma nel frattempo si cercano occasioni di confronto col mondo della politica, perché la condizione dei dirigenti si lega strettamente a quella di un sistema d’istruzione che attende nel suo complesso maggiore attenzione e scelte più decise di investimento. La legge di bilancio in corso di approvazione costituisce sicuramente un significativo banco di prova, ma anche su altre questioni, come ad esempio quelle legate alle responsabilità dei capi d’istituto, ci sono in cantiere interventi legislativi che da troppo tempo segnano il passo.
Nel corso dei colloqui avuti con tutte le forze politiche – dichiarano i responsabili nazionali dei dirigenti scolastici Roberta Fanfarillo (Cgil), Paola Serafin (Cisl), Rosa Cirillo (Uil) e Pasquale Ragone (Snals) – abbiamo sempre riscontrato attenzione e disponibilità. Ci auguriamo che non ci si fermi alle parole, pure importanti, e che queste si traducano in atti e scelte conseguenti. Chi dirige una scuola deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare e avere anche un più giusto e dignitoso riconoscimento del suo lavoro”.

Gissi: bene l’atto di indirizzo, ora si vada subito alla trattativa

Gio, 19/10/2017 - 17:57
Bene la pubblicazione dell’Atto di indirizzo per il comparto dell’istruzione e della ricerca, che apre finalmente la strada all’avvio del negoziato per rinnovare il contratto. Abbiamo a suo tempo apprezzato anche il confronto preventivo voluto dalla ministra Fedeli su un atto che rimane comunque di sua competenza, rappresentando le posizioni della “parte datoriale” al tavolo delle trattative. A quel tavolo noi andremo ovviamente con le nostre posizioni e con la disponibilità a lavorare perché gli esiti siano quanto più possibile favorevoli per lavoratrici e lavoratori il cui contratto è fermo da dieci anni, ma anche per l’efficacia e la qualità del servizio che un buon contratto sicuramente può favorire. Non è un contesto facile quello in cui ci muoviamo, a partire dall’insufficienza delle risorse che la legge di bilancio rende disponibili e che non bastano certo a realizzare appieno un riallineamento delle condizioni retributive del personale scolastico con quelle mediamente in atto negli altri paesi europei. Al riguardo, crediamo sia anche il momento di rimettere pienamente a disposizione del contratto tutte le risorse altrimenti gestite e che investono l’organizzazione del lavoro nella scuola, a partire da quelle relative alla legge 107. Il disagio che vive il personale della scuola è riconosciuto da tutti, non mancano al riguardo dichiarazioni, impegni e promesse. Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti, il rinnovo contrattuale è in questo senso un’occasione importante per tradurre in realtà concreta le buone intenzioni. Lo stesso deve fare la politica nelle scelte che si accinge a compiere in sede legislativa, che chiediamo siano coerenti col dichiarato impegno a fare dell’istruzione e della formazione un settore strategico di investimento. Roma, 19 ottobre 2017 Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

Gissi: bene l’atto di indirizzo, ora si vada subito alla trattativa

Gio, 19/10/2017 - 17:57
Bene la pubblicazione dell’Atto di indirizzo per il comparto dell’istruzione e della ricerca, che apre finalmente la strada all’avvio del negoziato per rinnovare il contratto. Abbiamo a suo tempo apprezzato anche il confronto preventivo voluto dalla ministra Fedeli su un atto che rimane comunque di sua competenza, rappresentando le posizioni della “parte datoriale” al tavolo delle trattative. A quel tavolo noi andremo ovviamente con le nostre posizioni e con la disponibilità a lavorare perché gli esiti siano quanto più possibile favorevoli per lavoratrici e lavoratori il cui contratto è fermo da dieci anni, ma anche per l’efficacia e la qualità del servizio che un buon contratto sicuramente può favorire. Non è un contesto facile quello in cui ci muoviamo, a partire dall’insufficienza delle risorse che la legge di bilancio rende disponibili e che non sono sufficienti a realizzare appieno un riallineamento delle condizioni retributive del personale scolastico con quelle mediamente in atto negli altri paesi europei. Al riguardo, crediamo sia anche il momento di rimettere pienamente a disposizione del contratto tutte le risorse altrimenti gestite e che investono l’organizzazione del lavoro nella scuola, a partire da quelle relative alla legge 107. Il disagio che vive il personale della scuola è riconosciuto da tutti, non mancano al riguardo dichiarazioni, impegni e promesse. Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti, il rinnovo contrattuale è in questo senso un’occasione importante per tradurre in realtà concreta le buone intenzioni. Lo stesso deve fare la politica nelle scelte che si accinge a compiere in sede legislativa, che chiediamo siano coerenti col dichiarato impegno a fare dell’istruzione e della formazione un settore strategico di investimento. Roma, 19 ottobre 2017 Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

Rafforzare l'investimento in scuola e formazione, legge di bilancio insufficiente

Gio, 19/10/2017 - 11:55
La scuola rivendica investimenti aggiuntivi per garantire l'offerta formativa e per valorizzare la professionalità di tutti gli operatori. La manovra economica approvata ieri dal Consiglio dei ministri non risponde ai reali bisogni dell'istruzione pubblica del nostro Paese.
Che il Governo intenda rispettare gli impegni del 30 novembre è un fatto sicuramente positivo. Tuttavia FLC CGIL, CISL Scuola, Federazione UIL Scuola Rua e Snals Confsal ritengono necessarie ulteriori risorse specifiche per il settore da finalizzare al rilancio dell'intero sistema scolastico, che deve essere in grado di utilizzare, riconoscere e valorizzare tutte le energie presenti al proprio interno. Nessuno può restare indietro.
Occorre rafforzare le politiche di investimento in istruzione e formazione avendo a riferimento gli standard europei sia per quanto riguarda la loro consistenza in relazione al PIL (raggiungendo il livello della media OCSE) sia per quanto riguarda la valorizzazione delle professionalità di tutto il personale.
A supporto di tali rivendicazioni saranno attivate tutte le iniziative di mobilitazione necessarie. Roma, 19 ottobre 2017 Flc CGIL           Francesco Sinopoli
CISL Scuola      Maddalena Gissi
UIL Scuola Rua Giuseppe Turi
SNALS Confsal  Elvira Serafini

Rafforzare l'investimento in scuola e formazione, legge di bilancio insufficiente

Gio, 19/10/2017 - 11:55
La scuola rivendica investimenti aggiuntivi per garantire l'offerta formativa e per valorizzare la professionalità di tutti gli operatori. La manovra economica approvata ieri dal Consiglio dei ministri non risponde ai reali bisogni dell'istruzione pubblica del nostro Paese.
Che il Governo intenda rispettare gli impegni del 30 novembre è un fatto sicuramente positivo. Tuttavia FLC CGIL, CISL Scuola, Federazione UIL Scuola Rua e Snals Confsal ritengono necessarie ulteriori risorse specifiche per il settore da finalizzare al rilancio dell'intero sistema scolastico, che deve essere in grado di utilizzare, riconoscere e valorizzare tutte le energie presenti al proprio interno. Nessuno può restare indietro.
Occorre rafforzare le politiche di investimento in istruzione e formazione avendo a riferimento gli standard europei sia per quanto riguarda la loro consistenza in relazione al PIL (raggiungendo il livello della media OCSE) sia per quanto riguarda la valorizzazione delle professionalità di tutto il personale.
A supporto di tali rivendicazioni saranno attivate tutte le iniziative di mobilitazione necessarie. Roma, 19 ottobre 2017 Flc CGIL           Francesco Sinopoli
CISL Scuola      Maddalena Gissi
UIL Scuola Rua Giuseppe Turi
SNALS Confsal  Elvira Serafini

Genitori - Le fragilità di oggi

Lun, 16/10/2017 - 11:05
«Spero di riconquistare la fiducia dei miei genitori.»
È una frase di Mirko.
Christian, due file di banchi più indietro, lo appoggia convinto, prima ancora che con le parole, attraverso lo sguardo. Fissa il compagno come per dirgli: hai centrato il bersaglio.
Considerando la buona fede di cui fanno mostra, mi vengono i brividi. E così, mentre prendo atto dei giusti propositi da loro esposti, vedo passare davanti agli occhi i padri e le madri che ho conosciuto, gli stessi i quali dovrebbero accertare gli sforzi compiuti dai figli. Fino a qualche tempo fa incontravo signori di mezza età che si sedevano compunti e fiduciosi di fronte a me, pronti ad ascoltarmi; non credo fossero migliori di quelli venuti dopo, ma sembravano più sereni, anche se un paio di ex studentesse mi hanno recentemente inviato alcune mail per dirmi proprio il contrario: da adolescenti non si sentivano capite in famiglia, anzi erano ostacolate, e per fortuna che se ne sono andate!
Oggi i genitori degli studenti sono ragazze fragili col trucco troppo vistoso e i vestiti non appropriati, giovanotti ricoperti di tatuaggi, commesse dall’aria scarmigliata, operai in tuta, meccanici con le mani sporche di grasso, badanti che in genere non trovano nemmeno il tempo di venire a parlare con i professori. Hanno le facce stanche, l’aria indaffarata, lo sguardo spento. Molto spesso litigano davanti al figlio formulando la classica frase dell’educazione sbagliata:
«di cosa ti puoi lamentare? non ti abbiamo mai fatto mancare niente!»
oppure l’altra, se possibile ancora peggiore:
«tu non sai i sacrifici che abbiamo dovuto fare per te. E questa è la tua ricompensa?»
Ce ne sono perfino certi che sembrano a posto, ma poi se avvicini la lente d’ingrandimento scopri il verme dentro la mela: ipocrisie costruite nel tempo come barricate per difendersi dalla deflagrazione del proprio desiderio. Gli adolescenti portano in viso il segno di quelle ferite interiori.
Continuo a restare sorpreso dalla capacità di reazione dei miei scolari: attingono a una forza che li trascende. Mirko e Christian, entrambi bocciati in seconda media, dicono di voler riconquistare la fiducia dei genitori, ma ancora non sanno che dovranno fare molto di più: prenderseli sulle spalle e metterli al riparo. Sono già in azione: ogni volta che ricevono una nota è come se li richiamassero all’ordine. da Elogio del ripetente (Mondadori, 2013)

Genitori - Le fragilità di oggi

Lun, 16/10/2017 - 11:05
«Spero di riconquistare la fiducia dei miei genitori.»
È una frase di Mirko.
Christian, due file di banchi più indietro, lo appoggia convinto, prima ancora che con le parole, attraverso lo sguardo. Fissa il compagno come per dirgli: hai centrato il bersaglio.
Considerando la buona fede di cui fanno mostra, mi vengono i brividi. E così, mentre prendo atto dei giusti propositi da loro esposti, vedo passare davanti agli occhi i padri e le madri che ho conosciuto, gli stessi i quali dovrebbero accertare gli sforzi compiuti dai figli. Fino a qualche tempo fa incontravo signori di mezza età che si sedevano compunti e fiduciosi di fronte a me, pronti ad ascoltarmi; non credo fossero migliori di quelli venuti dopo, ma sembravano più sereni, anche se un paio di ex studentesse mi hanno recentemente inviato alcune mail per dirmi proprio il contrario: da adolescenti non si sentivano capite in famiglia, anzi erano ostacolate, e per fortuna che se ne sono andate!
Oggi i genitori degli studenti sono ragazze fragili col trucco troppo vistoso e i vestiti non appropriati, giovanotti ricoperti di tatuaggi, commesse dall’aria scarmigliata, operai in tuta, meccanici con le mani sporche di grasso, badanti che in genere non trovano nemmeno il tempo di venire a parlare con i professori. Hanno le facce stanche, l’aria indaffarata, lo sguardo spento. Molto spesso litigano davanti al figlio formulando la classica frase dell’educazione sbagliata:
«di cosa ti puoi lamentare? non ti abbiamo mai fatto mancare niente!»
oppure l’altra, se possibile ancora peggiore:
«tu non sai i sacrifici che abbiamo dovuto fare per te. E questa è la tua ricompensa?»
Ce ne sono perfino certi che sembrano a posto, ma poi se avvicini la lente d’ingrandimento scopri il verme dentro la mela: ipocrisie costruite nel tempo come barricate per difendersi dalla deflagrazione del proprio desiderio. Gli adolescenti portano in viso il segno di quelle ferite interiori.
Continuo a restare sorpreso dalla capacità di reazione dei miei scolari: attingono a una forza che li trascende. Mirko e Christian, entrambi bocciati in seconda media, dicono di voler riconquistare la fiducia dei genitori, ma ancora non sanno che dovranno fare molto di più: prenderseli sulle spalle e metterli al riparo. Sono già in azione: ogni volta che ricevono una nota è come se li richiamassero all’ordine. da Elogio del ripetente (Mondadori, 2013)

"Per lo ius culturae la scuola c'è". Un articolo di Maddalena Gissi su Avvenire del 14 ottobre

Sab, 14/10/2017 - 18:37
Caro Direttore, credo che in tema di ius culturae e ius soli temperato anche la scuola possa e debba dire qualche cosa: dire chiaramente sì. Prima di scriverle ho voluto riguardare i dati sul numero di alunni con cittadinanza non italiana che, in questo avvio di anno scolastico, stanno frequentando le nostre aule. Sono 757.571 su un totale di 7.757.949 (e vanno poi considerati gli alunni delle altre scuole non statali). Insomma questi “stranieri” che la scuola accoglie e con cui lavora rappresentano il 10% dei frequentanti. Sono più di centomila nella scuola dell’infanzia, quasi trecentomila nella primaria, centosessantacinquemila nella secondaria di primo grado, centonovantamila alle superiori.
Nella scuola studiano e imparano, respirano la nostra cultura, conoscono la nostra storia. Nella scuola lavorano con tutti e come tutti; sono integrati. E vivono, crescono, si preparano al futuro. Uguali, dovremmo dire. Ma, solo perché figli di stranieri, non sono cittadini italiani, e allora, in quanto non-cittadini sono diseguali.
Compito della nostra scuola è raccogliere la migliore eredità del passato e proiettarla in avanti per aprire nuovi spazi di progresso e di civiltà. È contribuire a formare nelle nuove generazioni un orizzonte di valori e una coscienza che indichino gli equilibri e le corrispondenze fra diritti e doveri, diano sostanza all’idea di comunità civile e di bene comune, portino a un’idea di comunità di destino e di umanesimo che sappia fare i conti con la globalizzazione. Sta in questo il valore e il carattere generativo della scuola. A indicarci la strada sono i principi fondamentali della nostra bella Costituzione quando all’articolo 2 afferma che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. E poi all’articolo 3 quando dichiara : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
A scuola la Costituzione si studia e gli studenti stranieri sono, come gli altri, fin dalla scuola secondaria di primo grado, obbligati a conoscerla nei principi fondamentali, a comprenderne i valori e le implicazioni quanto a diritti e doveri di ciascuno.
Nella scuola italiana - lei, direttore, lo ha ricordato recentemente, auspicando il ritorno dell'Educazione Civica - l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione c’è, cpme compito trasversale a tutte le discipline. Il patto educativo tra insegnanti e alunni, tra scuola e famiglia, ha come presupposto la dignità della persona, anche la pari dignità sociale strettamente connessa allo status di cittadino. Cittadino l’insegnante, cittadino l’alunno. Ciascun alunno. Senza questa simmetria sembra incoerente, viziata in radice, la stessa assunzione del compito educativo.
Eppure la scuola è costretta ad agire nell’incongruenza tra la lezione impartita e la condizione in cui viene lasciata una parte degli alunni. Dieci su cento.
La scuola è un avamposto civile ed etico; non può non esserlo. Accettando, oggi, la sfida educativa è impegnata a costruire nei giovani, tutti, l’abito mentale della responsabilità, del rispetto, dell’apertura, del dialogo, della solidarietà. In una cornice di precisa identità culturale. Allora, per noi, risulta impegnativo e chiaro, l’indirizzo che viene dal Presidente della Cei Cardinale Gualtiero Bassetti, quando, a proposito dell'ipotesi di legge sullo ius culturae e sullo ius soli temperato afferma la necessità di “porre attenzione all'integrazione, che resta parola morta, parola sterile se non passa attraverso il riconoscimento della cittadinanza a coloro che sono nati in Italia, parlano la nostra lingua, assumono la nostra memoria storica e i valori che porta con sé”.
Su questo la nostra scuola ha esperienza e competenza, e dà garanzie non solo e non tanto per la responsabilità di ogni educatore, ma per il controllo democratico che al suo interno vige in virtù del suo mandato e della sua collegialità.
Allora se l’educazione alla cittadinanza è compito specifico dell’istituzione scolastica ci viene da chiederci: si possono educare i bambini stranieri alla cittadinanza nel momento in cui gliela si nega? Non sembra sensato dire: “Imparate ad essere i cittadini che non siete”? Per lo ius culturae la scuola c’è.   Maddalena Gissi, Segretaria Generale Cisl Scuola

"Per lo ius culturae la scuola c'è". Un articolo di Maddalena Gissi su Avvenire del 14 ottobre

Sab, 14/10/2017 - 18:37
Caro Direttore, credo che in tema di ius culturae e ius soli temperato anche la scuola possa e debba dire qualche cosa: dire chiaramente sì. Prima di scriverle ho voluto riguardare i dati sul numero di alunni con cittadinanza non italiana che, in questo avvio di anno scolastico, stanno frequentando le nostre aule. Sono 757.571 su un totale di 7.757.949 (e vanno poi considerati gli alunni delle altre scuole non statali). Insomma questi “stranieri” che la scuola accoglie e con cui lavora rappresentano il 10% dei frequentanti. Sono più di centomila nella scuola dell’infanzia, quasi trecentomila nella primaria, centosessantacinquemila nella secondaria di primo grado, centonovantamila alle superiori.
Nella scuola studiano e imparano, respirano la nostra cultura, conoscono la nostra storia. Nella scuola lavorano con tutti e come tutti; sono integrati. E vivono, crescono, si preparano al futuro. Uguali, dovremmo dire. Ma, solo perché figli di stranieri, non sono cittadini italiani, e allora, in quanto non-cittadini sono diseguali.
Compito della nostra scuola è raccogliere la migliore eredità del passato e proiettarla in avanti per aprire nuovi spazi di progresso e di civiltà. È contribuire a formare nelle nuove generazioni un orizzonte di valori e una coscienza che indichino gli equilibri e le corrispondenze fra diritti e doveri, diano sostanza all’idea di comunità civile e di bene comune, portino a un’idea di comunità di destino e di umanesimo che sappia fare i conti con la globalizzazione. Sta in questo il valore e il carattere generativo della scuola. A indicarci la strada sono i principi fondamentali della nostra bella Costituzione quando all’articolo 2 afferma che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. E poi all’articolo 3 quando dichiara : “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
A scuola la Costituzione si studia e gli studenti stranieri sono, come gli altri, fin dalla scuola secondaria di primo grado, obbligati a conoscerla nei principi fondamentali, a comprenderne i valori e le implicazioni quanto a diritti e doveri di ciascuno.
Nella scuola italiana - lei, direttore, lo ha ricordato recentemente, auspicando il ritorno dell'Educazione Civica - l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione c’è, cpme compito trasversale a tutte le discipline. Il patto educativo tra insegnanti e alunni, tra scuola e famiglia, ha come presupposto la dignità della persona, anche la pari dignità sociale strettamente connessa allo status di cittadino. Cittadino l’insegnante, cittadino l’alunno. Ciascun alunno. Senza questa simmetria sembra incoerente, viziata in radice, la stessa assunzione del compito educativo.
Eppure la scuola è costretta ad agire nell’incongruenza tra la lezione impartita e la condizione in cui viene lasciata una parte degli alunni. Dieci su cento.
La scuola è un avamposto civile ed etico; non può non esserlo. Accettando, oggi, la sfida educativa è impegnata a costruire nei giovani, tutti, l’abito mentale della responsabilità, del rispetto, dell’apertura, del dialogo, della solidarietà. In una cornice di precisa identità culturale. Allora, per noi, risulta impegnativo e chiaro, l’indirizzo che viene dal Presidente della Cei Cardinale Gualtiero Bassetti, quando, a proposito dell'ipotesi di legge sullo ius culturae e sullo ius soli temperato afferma la necessità di “porre attenzione all'integrazione, che resta parola morta, parola sterile se non passa attraverso il riconoscimento della cittadinanza a coloro che sono nati in Italia, parlano la nostra lingua, assumono la nostra memoria storica e i valori che porta con sé”.
Su questo la nostra scuola ha esperienza e competenza, e dà garanzie non solo e non tanto per la responsabilità di ogni educatore, ma per il controllo democratico che al suo interno vige in virtù del suo mandato e della sua collegialità.
Allora se l’educazione alla cittadinanza è compito specifico dell’istituzione scolastica ci viene da chiederci: si possono educare i bambini stranieri alla cittadinanza nel momento in cui gliela si nega? Non sembra sensato dire: “Imparate ad essere i cittadini che non siete”? Per lo ius culturae la scuola c’è.   Maddalena Gissi, Segretaria Generale Cisl Scuola

In tutta Italia le manifestazioni di CGIL, CISL, UIL su lavoro, previdenza, welfare e contratti. Furlan a Firenze

Sab, 14/10/2017 - 18:32
Si svolgono oggi in tutta Italia le manifestazioni organizzate da Cgil Cisl Uil per chiedere che in legge di bilancio si intervenga efficacemente in materia di lavoro, previdenza, welfare e sviluppo. Dare lavoro ai giovani, cambiare le pensioni, difendere l’occupazione, garantire a tutti una sanità efficiente e rinnovare i contratti, a partire da quelli pubblici: questi gli obiettivi al centro di questa grande giornata di mobilitazione. Più risorse per l’occupazione giovanile e per gli ammortizzatori sociali; il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; un meccanismo che consenta di costruire pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui; una riduzione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; l’adeguamento delle pensioni in essere; la piena copertura finanziaria per il rinnovo e la rapida e positiva conclusione dei contratti del pubblico impiego; risorse aggiuntive per la sanità ed il finanziamento adeguato per la non autosufficienza.
Una legge di bilancio che voglia avere il carattere dell’equità e dello sviluppo - affermano i sindacati - deve tenere conto di tali richieste che Cgil, Cisl, Uil hanno avanzato ai tavoli di confronto”.
La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, è intervenuta alla manifestazione molto affollata tenutasi in Piazza della Repubblica, a Firenze. "Il governo si concentri sulle vere priorità del paese – ha affermato - che sono la crescita, il lavoro dei giovani, il rinnovo dei contratti, il rispetto degli accordi sui temi della previdenza".
"Oggi – ha proseguito la Segretaria generale della Cisl - vogliamo riportare l'attenzione del Governo sulla nostra piattaforma per il lavoro. Bisogna dare risposte nella legge di bilancio ai giovani per evitare che essi vadano all'estero per trovare una occupazione dignitosa e stabile. Vanno rivisti i meccanismi della legge Fornero, perchè quella legge farà dei nostri giovani attuali, futuri anziani poveri e questo è inaccettabile”. 

In tutta Italia le manifestazioni di CGIL, CISL, UIL su lavoro, previdenza, welfare e contratti. Furlan a Firenze

Sab, 14/10/2017 - 18:32
Si svolgono oggi in tutta Italia le manifestazioni organizzate da Cgil Cisl Uil per chiedere che in legge di bilancio si intervenga efficacemente in materia di lavoro, previdenza, welfare e sviluppo. Dare lavoro ai giovani, cambiare le pensioni, difendere l’occupazione, garantire a tutti una sanità efficiente e rinnovare i contratti, a partire da quelli pubblici: questi gli obiettivi al centro di questa grande giornata di mobilitazione. Più risorse per l’occupazione giovanile e per gli ammortizzatori sociali; il congelamento dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita; un meccanismo che consenta di costruire pensioni dignitose per i giovani che svolgono lavori discontinui; una riduzione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione delle donne con figli o impegnate in lavori di cura; l’adeguamento delle pensioni in essere; la piena copertura finanziaria per il rinnovo e la rapida e positiva conclusione dei contratti del pubblico impiego; risorse aggiuntive per la sanità ed il finanziamento adeguato per la non autosufficienza.
Una legge di bilancio che voglia avere il carattere dell’equità e dello sviluppo - affermano i sindacati - deve tenere conto di tali richieste che Cgil, Cisl, Uil hanno avanzato ai tavoli di confronto”.
La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, è intervenuta alla manifestazione molto affollata tenutasi in Piazza della Repubblica, a Firenze. "Il governo si concentri sulle vere priorità del paese – ha affermato - che sono la crescita, il lavoro dei giovani, il rinnovo dei contratti, il rispetto degli accordi sui temi della previdenza".
"Oggi – ha proseguito la Segretaria generale della Cisl - vogliamo riportare l'attenzione del Governo sulla nostra piattaforma per il lavoro. Bisogna dare risposte nella legge di bilancio ai giovani per evitare che essi vadano all'estero per trovare una occupazione dignitosa e stabile. Vanno rivisti i meccanismi della legge Fornero, perchè quella legge farà dei nostri giovani attuali, futuri anziani poveri e questo è inaccettabile”. 

Esami di Stato primo ciclo e certificazione delle competenze: i provvedimenti Miur

Gio, 12/10/2017 - 17:29
In materia di esami di Stato conclusivi del primo ciclo e di certificazione delle competenze - dopo l’approvazione del decreto legislativo n. 62 del 13.4.2017 (vigente dal 31.5.2017) e l’effettuazione del previsto iter procedurale, tra cui il passaggio” nel CSPI con specifica delibera - il MIUR ha emanato di recente alcuni provvedimenti. Precisamente:
  • il Decreto Ministeriale n. 741 del 3.10.2017 sugli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione;
  • il Decreto Ministeriale n. 742 del 3.10.2017 sulla certificazione delle competenze (con gli allegati modelli da compilare al termine della scuola primaria e al termine del primo ciclo di istruzione);
  • la nota prot. n. 1865 del 10.10.2017 avente per oggetto “Indicazioni in merito a valutazione, certificazione delle competenze ed esame di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione”.

Esami di Stato primo ciclo e certificazione delle competenze: i provvedimenti Miur

Gio, 12/10/2017 - 17:29
In materia di esami di Stato conclusivi del primo ciclo e di certificazione delle competenze - dopo l’approvazione del decreto legislativo n. 62 del 13.4.2017 (vigente dal 31.5.2017) e l’effettuazione del previsto iter procedurale, tra cui il passaggio” nel CSPI con specifica delibera - il MIUR ha emanato di recente alcuni provvedimenti. Precisamente:
  • il Decreto Ministeriale n. 741 del 3.10.2017 sugli esami di Stato conclusivi del primo ciclo di istruzione;
  • il Decreto Ministeriale n. 742 del 3.10.2017 sulla certificazione delle competenze (con gli allegati modelli da compilare al termine della scuola primaria e al termine del primo ciclo di istruzione);
  • la nota prot. n. 1865 del 10.10.2017 avente per oggetto “Indicazioni in merito a valutazione, certificazione delle competenze ed esame di Stato nelle scuole del primo ciclo di istruzione”.

Nota MIUR su PTOF: i sindacati chiedono unitariamente un incontro urgente

Gio, 12/10/2017 - 14:56
Richiesta unitaria Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA e SNALS Confsal Alla dott.ssa Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento Istruzione
e, p.c. alla dott.ssa Sabrina Bono, Capo di Gabinetto MIUR
Nella nota prot. n. 1830 del 6.10.2017, relativa agli orientamenti del Piano Triennale dell'Offerta Formativa per il corrente anno scolastico, le organizzazioni sindacali Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA e SNALS Confsal rilevano inopportune incursioni sulla autonomia progettuale delle scuole. La nota impone infatti di integrare i piani che la legge 107/2015 propone come triennali, e come tali elaborati dalle scuole, anticipa le misure attuative dei decreti legislativi fissati dal comma 181 della stessa legge, su cui le scriventi organizzazioni restano in attesa di un incontro richiesto unitariamente, avanza l'ipotesi di un format nazionale per l'elaborazione dei Piani da parte delle scuole, ai fini di una non meglio motivata comparabilità. Le decisioni assunte unilateralmente, ad avviso di queste organizzazioni sindacali non tengono conto dei principi fondanti dell'autonomia scolastica, comunque connessi alle norme contrattuali che regolano il rapporto di lavoro di docenti e ATA, né a quelli elementari delle relazioni sindacali, evidenziando una tendenza più volte denunciata di riduzione degli spazi di partecipazione e di autogoverno delle scuole. Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA e SNALS Confsal sono a chiedere un incontro urgente per riconsiderare tutti gli elementi in campo ai fini di una semplificazione dell'attività progettuale delle scuole e del rispetto dei principi fondamentali della autonomia scolastica, sempre richiamata dalla legge sulla scuola come aspetto irrinunciabile. In attesa di cortese rapido riscontro, si porgono cordiali saluti. Flc Cgil, Francesco Sinopoli
Cisl Scuola, Maddalena Gissi
Uil Scuola Rua, Giuseppe Turi
Snals Confsal, Elvira Serafini

Nota MIUR su PTOF: i sindacati chiedono unitariamente un incontro urgente

Gio, 12/10/2017 - 14:56
Richiesta unitaria FLC CGIL, CISL scuola, UIL Scuola RUA e SNALS Confsal Alla dott.ssa Rosa De Pasquale, Capo Dipartimento Istruzione
e, p.c. dott.ssa Sabrina Bono, Capo di Gabinetto MIUR
Nella nota prot. n. 1830 del 6.10.2017, relativa agli orientamenti del Piano Triennale dell'Offerta Formativa per il corrente anno scolastico, le organizzazioni sindacali FLC CGIL, Cisl Scuola, UIL Scuola RUA e SNALS Confsal rilevano inopportune incursioni sulla autonomia progettuale delle scuole. La nota impone infatti di integrare i piani che la legge 107/2015 propone come triennali, e come tali elaborati dalle scuole, anticipa le misure attuative dei decreti legislativi fissati dal comma 181 della stessa legge, su cui le scriventi organizzazioni restano in attesa di un incontro richiesto unitariamente, avanza l'ipotesi di un format nazionale per l'elaborazione dei Piani da parte delle scuole, ai fini di una non meglio motivata comparabilità. Le decisioni assunte unilateralmente, ad avviso di queste organizzazioni sindacali non tengono conto dei principi fondanti dell'autonomia scolastica, comunque connessi alle norme contrattuali che regolano il rapporto di lavoro di docenti e ATA, né a quelli elementari delle relazioni sindacali, evidenziando una tendenza più volte denunciata di riduzione degli spazi di partecipazione e di autogoverno delle scuole. FLC CGIL, Cisl Scuola, UIL Scuola RUA e SNALS Confsal sono a chiedere un incontro urgente per riconsiderare tutti gli elementi in campo ai fini di una semplificazione dell'attività progettuale delle scuole e del rispetto dei principi fondamentali della autonomia scolastica, sempre richiamata dalla legge sulla scuola come aspetto irrinunciabile. In attesa di cortese rapido riscontro, si porgono cordiali saluti. Flc Cgil, Francesco Sinopoli
Cisl Scuola, Maddalena Gissi
Uil Scuola Rua, Giuseppe Turi
Snals Confsal, Elvira Serafini

Spingere avanti il bene

Mar, 10/10/2017 - 10:26
«Se prendete qualsiasi manuale avanzato di economia scoprirete che gli economisti hanno una visione piuttosto particolare degli esseri umani: sono tutti molto bravi in matematica, hanno lo stesso livello di autocontrollo di un Gandhi e, socialmente, sono dei perfetti farabutti. Però queste non sono proprio le persone che incontriamo tutti i giorni». Iniziava così, qualche anno fa, una conferenza di Richard Thaler, professore a Chicago e insignito ieri del premio Nobel per l'economia 2017 per i suoi contributi all'economia comportamentale. «Ho passato gli ultimi quarant'anni della mia vita a studiare gli esseri umani – continuava durante quella conferenza – per imparare a distinguerli da quelle strane creature degli economisti».
Con il suo lavoro Richard Thaler, in un dialogo costante con la psicologia cognitiva, ha contribuito in maniera fondamentale a costruire una visione dell'agente economico più realistica e accurata. Una visione fondata in particolare su tre "limitazioni": della razionalità, dell'autocontrollo e dell'egoismo. Cosa significa concretamente? Cosa vuol dire, in pratica, che gli agenti economici, cioè tutti noi, quando prendiamo decisioni siamo "limitati"? Vuol dire per esempio, che tendiamo a non risparmiare quanto dovremmo in vista del pensionamento. Preferire la proverbiale gallina oggi, sta creando generazioni di anziani poveri. Vuol dire però anche che, siccome non siamo solo autointeressati, ma anche interessati a principi di giustizia ed equità, tenderemo a punire le imprese che aumentano i prezzi in coincidenza con un aumento improvviso della domanda e non invece se aumentano i costi. Provate a pensare a come reagireste se a causa del terremoto e dell'aumentata richiesta di particolari beni – come generatori elettrici, stivali di gomma, guanti e picconi – le imprese iniziassero a vendere quegli stessi beni a un prezzo maggiorato. Benché il gioco di domanda e offerta preveda, infatti, un aumento del prezzo, noi reagiremmo, sulla base di un principio di giustizia, in maniera indignata verso chi si approfitta dei più vulnerabili.
Un'altra conseguenza delle nostre "limitazioni" ha a che fare con la differenza tra disponibilità a pagare e disponibilità ad accettare. Immaginate che sia scoppiata un'epidemia di una terribile malattia mortale; esiste un vaccino che riduce il rischio di morte fino a uno su mille. Quanto sareste disposti a pagare per questo vaccino? Immaginate ora che vi chiedano di fare da cavia per la sperimentazione di questo stesso vaccino e che questo implichi un rischio di morte pari a uno su mille. Quale cifra minima richiedereste per compensare un simile rischio? In entrambi i casi ciò che è in gioco qui è la vostra salute, ma nel secondo caso si vorrebbe in media ricevere una cifra cinquanta volte superiore rispetto al primo caso. Se devo vendere una bottiglia di vino che possiedo, voglio ricevere un prezzo molte volte superiore a quello che sarei disposto a pagare per acquistare la stessa bottiglia di vino se non ce l'avessi.
Questi e molti altri esempi studiati da Thaler non rappresentano casi sporadici o errori di valutazione, ma distorsioni sistematiche delle nostre scelte, e quindi ripetute e prevedibili. Il fatto che tali distorsioni siano sistematiche e quindi prevedibili ha costituito il fondamento di uno degli sviluppi più recenti delle ricerche di Thaler (assieme al giurista di Harvard, Cass Sunstein), forse quello più rilevante per il grande pubblico, il cosiddetto nudging. Visto che le persone sbagliano quando devono scegliere, perché non creare situazioni che le facciano sbagliare, ma nel loro stesso interesse?
È possibile progettare delle situazioni di scelta nelle quali pur salvaguardando la libertà dei decisori, le scelte migliori, dal punto di vista della salute, delle finanze e del benessere in generale, appaiano preferibili e quindi più probabili?6
Quando andate a prelevare al bancomat e vi si chiede se volete lo scontrino, se il pulsante per il "sì" è a sinistra, lo si schiaccerà molto meno spesso che se fosse a destra, facendo in questo modo risparmiare un sacco di soldi alla banca. Questa è l'idea del nudge e del nudging, della spintarella, voi potete sempre chiedere lo scontrino, ma spostando il "sì" a sinistra, la situazione di scelta viene modificata in modo tale da scoraggiare quella richiesta. Queste tecniche vengono utilizzate da anni in Inghilterra (Thaler è stato consulente di David Cameron), negli Usa (Sunstein ha collaborato con l'amministrazione Obama) e in molti altri Paesi avanzati, per promuovere politiche che spingano i cittadini a scelte sempre più orientate al benessere individuale e sociale, anche se non sempre in maniera trasparente e consapevole.
John Maynard Keynes era solito dire che i politici moderni, anche se non lo sanno, sono tutti influenzati da qualche economista sconosciuto morto cento anni prima. Ecco, Richard Thaler da oggi non è più uno sconosciuto e perché il suo lavoro iniziasse a influenzare la politica c'è voluto molto meno tempo.

Spingere avanti il bene

Mar, 10/10/2017 - 10:26
«Se prendete qualsiasi manuale avanzato di economia scoprirete che gli economisti hanno una visione piuttosto particolare degli esseri umani: sono tutti molto bravi in matematica, hanno lo stesso livello di autocontrollo di un Gandhi e, socialmente, sono dei perfetti farabutti. Però queste non sono proprio le persone che incontriamo tutti i giorni». Iniziava così, qualche anno fa, una conferenza di Richard Thaler, professore a Chicago e insignito ieri del premio Nobel per l'economia 2017 per i suoi contributi all'economia comportamentale. «Ho passato gli ultimi quarant'anni della mia vita a studiare gli esseri umani – continuava durante quella conferenza – per imparare a distinguerli da quelle strane creature degli economisti».
Con il suo lavoro Richard Thaler, in un dialogo costante con la psicologia cognitiva, ha contribuito in maniera fondamentale a costruire una visione dell'agente economico più realistica e accurata. Una visione fondata in particolare su tre "limitazioni": della razionalità, dell'autocontrollo e dell'egoismo. Cosa significa concretamente? Cosa vuol dire, in pratica, che gli agenti economici, cioè tutti noi, quando prendiamo decisioni siamo "limitati"? Vuol dire per esempio, che tendiamo a non risparmiare quanto dovremmo in vista del pensionamento. Preferire la proverbiale gallina oggi, sta creando generazioni di anziani poveri. Vuol dire però anche che, siccome non siamo solo autointeressati, ma anche interessati a principi di giustizia ed equità, tenderemo a punire le imprese che aumentano i prezzi in coincidenza con un aumento improvviso della domanda e non invece se aumentano i costi. Provate a pensare a come reagireste se a causa del terremoto e dell'aumentata richiesta di particolari beni – come generatori elettrici, stivali di gomma, guanti e picconi – le imprese iniziassero a vendere quegli stessi beni a un prezzo maggiorato. Benché il gioco di domanda e offerta preveda, infatti, un aumento del prezzo, noi reagiremmo, sulla base di un principio di giustizia, in maniera indignata verso chi si approfitta dei più vulnerabili.
Un'altra conseguenza delle nostre "limitazioni" ha a che fare con la differenza tra disponibilità a pagare e disponibilità ad accettare. Immaginate che sia scoppiata un'epidemia di una terribile malattia mortale; esiste un vaccino che riduce il rischio di morte fino a uno su mille. Quanto sareste disposti a pagare per questo vaccino? Immaginate ora che vi chiedano di fare da cavia per la sperimentazione di questo stesso vaccino e che questo implichi un rischio di morte pari a uno su mille. Quale cifra minima richiedereste per compensare un simile rischio? In entrambi i casi ciò che è in gioco qui è la vostra salute, ma nel secondo caso si vorrebbe in media ricevere una cifra cinquanta volte superiore rispetto al primo caso. Se devo vendere una bottiglia di vino che possiedo, voglio ricevere un prezzo molte volte superiore a quello che sarei disposto a pagare per acquistare la stessa bottiglia di vino se non ce l'avessi.
Questi e molti altri esempi studiati da Thaler non rappresentano casi sporadici o errori di valutazione, ma distorsioni sistematiche delle nostre scelte, e quindi ripetute e prevedibili. Il fatto che tali distorsioni siano sistematiche e quindi prevedibili ha costituito il fondamento di uno degli sviluppi più recenti delle ricerche di Thaler (assieme al giurista di Harvard, Cass Sunstein), forse quello più rilevante per il grande pubblico, il cosiddetto nudging. Visto che le persone sbagliano quando devono scegliere, perché non creare situazioni che le facciano sbagliare, ma nel loro stesso interesse?
È possibile progettare delle situazioni di scelta nelle quali pur salvaguardando la libertà dei decisori, le scelte migliori, dal punto di vista della salute, delle finanze e del benessere in generale, appaiano preferibili e quindi più probabili?6
Quando andate a prelevare al bancomat e vi si chiede se volete lo scontrino, se il pulsante per il "sì" è a sinistra, lo si schiaccerà molto meno spesso che se fosse a destra, facendo in questo modo risparmiare un sacco di soldi alla banca. Questa è l'idea del nudge e del nudging, della spintarella, voi potete sempre chiedere lo scontrino, ma spostando il "sì" a sinistra, la situazione di scelta viene modificata in modo tale da scoraggiare quella richiesta. Queste tecniche vengono utilizzate da anni in Inghilterra (Thaler è stato consulente di David Cameron), negli Usa (Sunstein ha collaborato con l'amministrazione Obama) e in molti altri Paesi avanzati, per promuovere politiche che spingano i cittadini a scelte sempre più orientate al benessere individuale e sociale, anche se non sempre in maniera trasparente e consapevole.
John Maynard Keynes era solito dire che i politici moderni, anche se non lo sanno, sono tutti influenzati da qualche economista sconosciuto morto cento anni prima. Ecco, Richard Thaler da oggi non è più uno sconosciuto e perché il suo lavoro iniziasse a influenzare la politica c'è voluto molto meno tempo.

Cisl e Cisl Scuola presenti il 13 ottobre a Montecitorio per il Cittadinanza Day

Dom, 08/10/2017 - 09:55
"La Cisl e la Cisl scuola parteciperanno venerdì 13 ottobre a Montecitorio al Cittadinanza Day per il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati e cresciuti in Italia". Lo dichiarano in una nota congiunta Liliana Ocmin, Responsabile donne, giovani, immigrati della Cisl e Maddalena Gissi, Segretaria generale della Cisl Scuola. "Da sempre la Cisl sostiene lo ius soli temperato o Ius culturae ovvero il riconoscimento della cittadinanza ai giovani figli di immigrati nati e cresciuti in Italia perché sono italiani a tutti gli effetti, frequentano le nostre scuole, tifano per le nostre stesse squadre del cuore, parlano sempre più spesso solo l'italiano. Sono quasi un milione ormai questi ragazzi, non possiamo ignorare le loro richieste e far finta di non vedere la discriminazione cui sono soggetti. La Cisl ha sempre sostenuto la necessità di accorciare il tempo di attesa di questi minori che talvolta devono attendere, per essere a tutti gli effetti italiani, sino ai 18 anni. Ci appelliamo al buon senso della clase politica per dare risposte concrete ai necessari processi di integrazione consapevoli che solo così si può creare vera coesione sociale. La politica e quanti si fanno portavoce dei valori della democrazia e dell'unità devono saper ascoltare i bisogni di una società che cambia e si evolve e che per stare al passo con i tempi necessita di creare le condizioni fondamentali per non aumentare le diseguaglianze" (Ufficio stampa Cisl - 7 ottobre 2017)

Cisl e Cisl Scuola presenti il 13 ottobre a Montecitorio per il Cittadinanza Day

Dom, 08/10/2017 - 09:55
"La Cisl e la Cisl scuola parteciperanno venerdì 13 ottobre a Montecitorio al Cittadinanza Day per il riconoscimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati e cresciuti in Italia". Lo dichiarano in una nota congiunta Liliana Ocmin, Responsabile donne, giovani, immigrati della Cisl e Maddalena Gissi, Segretaria generale della Cisl Scuola. "Da sempre la Cisl sostiene lo ius soli temperato o Ius culturae ovvero Il riconoscimento della cittadinanza ai giovani figli di immigrati nati e cresciuti in Italia perché sono italiani a tutti gli effetti, frequentano le nostre scuole, tifano per le nostre stesse squadre del cuore, parlano sempre più spesso solo l'italiano. Sono quasi un milione ormai questi ragazzi, non possiamo ignorare le loro richieste e far finta di non vedere la discriminazione cui sono soggetti. La Cisl ha sempre sostenuto la necessità di accorciare il tempo di attesa di questi minori che talvolta devono attendere, per essere a tutti gli effetti italiani, sino ai 18 anni. Ci appelliamo al buon senso della clase politica per dare risposte concrete ai necessari processi di integrazione consapevoli che solo così si può creare vera coesione sociale. La politica e quanti si fanno portavoce dei valori della democrazia e dell' unità devono saper ascoltare i bisogni di una società che cambia e si evolve e che per stare al passo con i tempi necessita di creare le condizioni fondamentali per non aumentare le diseguaglianze"(Ufficio stampa Cisl- 7 ottobre 2017)

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