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Aggiornato: 18 min 50 sec fa

Rinviato al 31 agosto il portfolio dei DS. Scelta opportuna, ma si deve fare di più

Mar, 17/07/2018 - 20:30
Il Miur ha emanato la nota prot. n. 12106 del 16.7.2018 con la quale l'Amministrazione, accogliendo la sollecitazione della Cisl Scuola, proroga al prossimo 31 agosto - per i dirigenti scolastici - il termine per la compilazione del Portfolio. È stata così offerta una risposta alle numerose richieste giunte, anche in considerazione dei gravosi impegni che i dirigenti scolastici devono affrontare pure in questa parte dell’anno. La proroga consentirà di poter lavorare con minore affanno alla compilazione di quello che il MIUR definisce uno strumento di supporto al processo valutativo. In realtà il sistema di valutazione dei dirigenti scolastici evidenzia numerose criticità, alle quali sino ad ora si è posto rimedio solo parzialmente. Lo scorso anno scolastico le organizzazioni sindacali hanno sostenuto la non compilazione del portfolio, azione alla quale ha aderito - secondo dati MIUR - il 33% dei dirigenti scolastici. Nonostante la mobilitazione sindacale e l’adesione diffusa, alcuni direttori degli Uffici scolastici regionali hanno comunque valutato i dirigenti, altri hanno espresso consigli professionali che sembrano più vicini ad un intento ispettivo che orientati al miglioramento. Peraltro quest’anno l’Amministrazione ha dichiarato che procederà comunque alla valutazione generalizzata, anche di coloro che non avranno compilato il portfolio. I dirigenti scolastici vivono tutt’ora un fondato e diffuso disagio rispetto alla procedura valutativa, anche se è stato registrato qualche segnale di cambiamento nell’atteggiamento del MIUR. L’avvio dei lavori dell’Osservatorio e l’introduzione di alcune modifiche hanno costituito un primo risultato positivo, seppur davvero parziale. La struttura del Portfolio è stata semplificata e resa più coerente. È stata spazzata via l’ipotesi di colloqui via Skype. Rimane però la percezione di una certa ridondanza e nello stesso tempo la convinzione che il sistema di valutazione non riesca ad evidenziare la parte più onerosa dell’impegno dirigenziale, intessuto in larga parte di azioni di gestione amministrativa. Appare del tutto incongruo, inoltre, che nei “Nuclei” siano presenti persone che non hanno mai avuto (o è stata molto breve) esperienza di gestione di una istituzione scolastica. Anche per questo è stata quanto mai opportuna, e alla fine vincente, la determinazione con cui le organizzazioni sindacali hanno chiesto e ottenuto anche per quest’anno la disconnessione tra esiti della valutazione e retribuzione di risultato. Sarebbe stato veramente inconcepibile esporre i dirigenti all’attribuzione di una parte della loro retribuzione in base ad un sistema non sperimentato e che presenta evidenti criticità e forti rischi di non equità. La Cisl Scuola e le altre organizzazioni sindacali non potevano assolutamente accettare una simile condizione e si sono battute, nei fatti, a difesa degli interessi dei dirigenti, evitando che la retribuzione fosse condizionata da un sistema di valutazione non sperimentato. Tuttavia, se non si interviene rapidamente, modificando ciò che non funziona, se si lascia tutto come è, se non si avanzano proposte e non si sollecitano soluzioni, a settembre saremo nuovamente proprio in questa nefasta e intollerabile situazione. Potrebbe mai essere accettabile che la retribuzione di risultato sia assegnata in base all’attuale procedura valutativa, come peraltro sarebbe avvenuto già da quest’anno senza l’intervento delle organizzazioni sindacali? Ecco perché riteniamo sia ora necessario sperimentare il sistema e procedere ad interventi mirati che lo rendano più snello ed efficace. La sperimentazione, liberata ancora quest’anno dalla preoccupazione retributiva, consentirà di introdurre modifiche sulla base di riscontri e di dati, come si sta facendo nell’Osservatorio. Il MIUR dovrà assumere le necessarie decisioni e riteniamo che sia fondamentale il confronto con le parti sociali. Sino ad ora infatti la valutazione è stata solo oggetto di informativa. Con il prossimo CCNL il tema della valutazione dovrà tornare alle relazioni sindacali: il confronto e la contrattazione potranno consentire di individuare più efficaci e condivise soluzioni. Nei giorni scorsi abbiamo a più riprese sollecitato la ripresa del “tavolo negoziale”, incredibilmente e colpevolmente ancora fermo dopo la convocazione del 14 maggio scorso. E’ stato chiesto un incontro al Capo di Gabinetto, affinché il MIUR intervenga presso l’ARAN per una sollecita e non più rinviabile ripresa delle trattative.

Domande di pensione, controlli in ritardo. Inconto con MIUR e INPS

Mar, 17/07/2018 - 16:31
A seguito di ripetute richieste di confronto su una questione – il controllo delle domande di cessazione dal servizio del personale della scuola - che trascinandosi ulteriormente rischia di impattare in modo molto negativo sull’imminente avvio del nuovo anno scolastico, con gravi danni agli interessati e all’utenza, si è svolto questa mattina un incontro convocato dal Capo di Gabinetto del MIUR al quale ha partecipato, insieme ai funzionari degli uffici preposti, anche la Direttrice Generale dell’INPS.
L’allarme lanciato da Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola nasce dal fatto che sono quasi 5000 le domande di cessazione dal servizio ancora ferme per i controlli in corso da parte dell’INPS, controlli che si trascinano da tempo con pesanti ricadute sui diretti interessati, ancora in attesa di sapere se potranno accedere alla pensione, ma anche sulla gestione delle operazioni di mobilità del personale, non essendo stata ancora acquisita la disponibilità dei posti liberati da chi potrebbe cessare dal servizio.
Da tempo abbiamo segnalato alcune delle criticità che stanno rallentando le procedure: si va da incongruenze del programma utilizzato dall’INPS per il conteggio dei servizi preruolo, impostato con un meccanismo penalizzante, a rigidità interpretative sulle norme riguardanti i riscatti in determinate situazioni (aspettative e congedi per motivi di famiglia, servizi in enti locali, ecc.), o ancora dalla mancanza di dialogo tra i sistemi informatici utilizzati dall’INPS e da altri enti o istituzioni (MIUR, MEF), rendendo impossibile effettuare rapidamente controlli incrociati.
Nonostante l’Istituto di Previdenza sostenga, come riportato anche nel comunicato diffuso insieme al MIUR, che il numero delle pratiche ad oggi non accolte sia inferiore a quello del 2017, le organizzazioni sindacali hanno rilevato che le novità introdotte da quest’anno nelle modalità di certificazione dei requisiti hanno comunque provocato un rallentamento significativo delle procedure, con impatto molto forte soprattutto nelle aree metropolitane, in particolare a Roma e a Milano. È stato perciò richiesto un impegno straordinario degli uffici provinciali dell’INPS, garantendo la disponibilità dei sindacati e dei loro Patronati a collaborare per accelerare quanto più possibile le verifiche in corso, ponendo così fine quanto prima a una situazione di attesa non giustificabile e non più tollerabile.
Che il dialogo tra i sistemi vada migliorato, rendendo possibile anche un’accelerazione dei tempi, è lo stesso comunicato congiunto MIUR – INPS ad ammetterlo; l’annuncio di interventi in questa direzione per le pratiche del 2019 è un’implicita conferma di quanto siano fondate le questioni sollevate dalle organizzazioni sindacali.
Pur avendo acquisito la disponibilità di tutti i soggetti presenti ad attivare i richiesti tavoli di confronto in sede locale, le organizzazioni sindacali si sono comunque riservate di seguire la via del contenzioso individuale e collettivo qualora ciò si rendesse necessario per la tutela degli interessati. Roma, 17 luglio 2018 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL SCUOLA Maddalena Gissi
UIL SCUOLA Giuseppe Turi

Lavoro globale difesa globale

Mar, 17/07/2018 - 14:56
Le polemiche e il dibattito sulle misure sul lavoro contenute nel Decreto Dignità (causali e modifiche della durata massima dei contratti a termine, con il 'giallo' della previsione degli 8mila posti di lavoro a rischio) dimostrano ancora una volta che una delle vie principali attraverso le quali i governi cercano di risolvere il problema è quella delle modifiche delle forme contrattuali. Al di là delle polemiche infuocate di questi giorni dobbiamo riflettere sul fatto che molto spesso le politiche adottate con le migliori intenzioni non tengono conto fino in fondo che siamo parte di un sistema globalmente integrato. E che dunque ogni stretta sulle forme contrattuali rischia di produrre un aumento del costo del lavoro che riduce ulteriormente la competitività delle imprese che lavorano nel nostro Paese rispetto ai concorrenti di Paesi poveri o emergenti che hanno costi del lavoro molto più bassi. Con l’effetto paradossale di mettere a rischio posti di lavoro o alimentare il lavoro nero. In un sistema globalmente integrato difendere il lavoro 'in un solo Paese' è impossibile se non si adottano misure che difendono il lavoro ovunque. E ridurre la flessibilità da noi, aumentando diritti e tutele finisce per essere controproducente se non si interviene sull’iperflessibilità dei nostri concorrenti internazionali. È assolutamente vero che una via d’uscita maestra è quella degli investimenti, dell’innovazione, della crescita delle competenze, della qualità e della tecnologia e dell’ammodernamento del Sistema Paese. È pur vero però che la politica è chiamata a dare una risposta oggi all’Italia che non ce la fa, a quei due terzi del Paese che secondo una recente indagine della Fondazione Hume si sentono mancare il terreno sotto i piedi (perché disoccupati, precari o piccoli artigiani, commercianti e imprenditori che faticano a restare a galla) e non godono della maggiore sicurezza, stabilità e tutele dei dipendenti pubblici o delle grandi imprese private (http://www.fondazionehume.i t/dossier-hume/la-terzasocieta/). Due terzi che trasformano poi quel disagio in rancore e protesta e danno luogo ai terremoti politici che stiamo vivendo oggi. La risposta disordinata e scomposta al problema è quella trumpista ma è sbagliata. Iniziare una guerra contro altri Paesi con i dazi finisce per generare una serie di azioni e reazioni alla fine delle quali stiamo tutti peggio. La risposta dell’Unione Europea messa a punto nel dicembre scorso è leggermente più evoluta. Si tratta del dazio antidumping che scatta se un Paese terzo ha un prezzo del prodotto palesemente inferiore a quello di un Paese vicino con economia simile. Una risposta più articolata e incisiva, complessa ma possibile, che può mettere d’accordo globalisti e sovranisti c’è. I dati internazionali sulla parità di potere d’acquisto tra Paesi e le metodologie per il calcolo di salari decenti in ogni Paese (quelli che consentono di consumare un paniere di beni essenziali che porta al di sopra della soglia di povertà locale) esistono. È pertanto possibile calcolare il livello di salari decenti Paese per Paese. A questo punto l’Unione Europea potrebbe decidere che prodotti di filiere nelle quali il lavoro è al di sotto del salario decente devono pagare una tassa sui consumi particolarmente elevata (Social consumption tax). Non si tratterebbe di un dazio in questo caso (e, dunque, non si tratterebbe di una mossa ostile verso un Paese terzo come le prime due che abbiamo descritto) perché la regola, costringendo a vigilanza effettiva ed efficace, si applicherebbe anche ai prodotti nazionali o comunitari che finissero sotto la soglia. Come è noto il problema dello sfruttamento del lavoro – con e senza quello che chiamiamo 'caporalato' – esiste ovunque, e i Nord e i Sud del mondo sono anche tra noi. La corsa al ribasso sul costo del lavoro che alimenta precarietà e sottoccupazione è una malattia profonda del sistema economico che spinge in quella direzione grazie alle due forze principali del massimo profitto e del benessere del consumatore con la concorrenza. In un sistema chiuso il potere contrattuale dei sindacati era sufficiente a controbilanciarla, assicurando una ripartizione meno squilibrata dei benefici della crescita. Oggi non è più così perché un sindacato globale che protegge una forza lavoro mondiale con interessi comuni è di là da venire. Se la nostra politica vuole veramente affrontare alla radice il problema non può, dunque, che iniziare essa stessa, per quanto arduo possa essere, a ragionare e agire seriamente in sede internazionale per 'difendere il lavoro ovunque'. E deve farlo senza illudersi e illudere sull’esistenza di 'barriere di salvataggio'. Non ne esistono in grado di reggere. Solo un approccio globale secondo giustizia può difendere il lavoro anche in Italia.

Pubblicati i movimenti del personale docente della scuola secondaria di II grado

Ven, 13/07/2018 - 14:22
Sono stati pubblicati oggi, 12 luglio, i trasferimenti e i passaggi di cattedra e di ruolo del personale docente della scuola secondaria di II grado per l'anno scolastico 2018-19.
Come di consueto,  la comunicazione dell'avvenuto movimento viene inviata direttamente agli interessati, mentre alla pubblicazione degli elenchi complessivi provvedono gli Uffici di ciascun ambito territoriale.
Al termine delle operazioni residuano 16.861 posti comuni, suddivisi fra le diverse classi di concorso (vedi allegato) e 1.626 posti di sostegno.
In allegato il dettaglio delle disponibilità. 

Immigrati regolari. E sfruttati

Gio, 12/07/2018 - 11:54
Il ghetto di San Ferdinando «è il risultato di anni di immigrazione incontrollata, alla Renzi, alla Mare Nostrum che hanno portato a questa giungla». Il ministro dell’Interno Matteo Salvini lo ha detto nella sua visita, blindatissima, alla baraccopoli. Ghetti come risultato degli approdi in Italia via mare, dunque. Ma non è così. È, invece, colpa di un sistema economico che si basa sullo sfruttamento e sul caporalato, che tratta in modo ingiusto e inumano chi è in Italia con diritto. Se quei lavoratori vivono in baracche è perché non si forniscono alternative civili, come avviene in altre situazioni e in altre Regioni. Il ministro, oltretutto, ha visitato la baraccopoli nel momento sbagliato. In questi giorni i lavoratori immigrati presenti sono poche centinaia. Perché ora nella Piana di Gioia Tauro il lavoro non c’è. Le olive, le arance e i kiwi si raccolgono in autunno e inverno. Ed è allora che i lavoratori di origine straniera arrivano. Già perché gli abitanti del ghetto di San Ferdinando e degli altri ghetti sono lavoratori, braccianti, non irregolari e tantomeno "clandestini". Sono in Italia da anni, tanti anni. Non pochi di loro hanno regolarizzato la loro posizione con la sanatoria decisa dal Governo Berlusconi, con ministro dell’Interno il leghista Roberto Maroni. Salvini dovrebbe ricordarla. Dunque queste persone di origine straniera non sono "migranti", sono immigrati regolari, sono lavoratori sfruttati, da caporali e da imprenditori italianissimi. Proprio come i caporali e gli imprenditori che in questi giorni li stanno sfruttando nel Foggiano, nel Casertano, in Sicilia dove si sono spostati a raccogliere uva, pomodori e altri ortaggi. E dove vivono in altri ghetti. Perché altro non viene loro offerto. Da oggi "Avvenire" si mette di nuovo in viaggio per raccontare queste drammatiche e inaccettabili condizioni di lavoro e di vita. Storie del Sud, del Centro e del Nord. Lavoratori immigrati e italiani, insieme, non contrapposti, anche se qualcuno prova a farlo. Proprio come fa il ministro Salvini. «Siccome ci sono 5 milioni di italiani in povertà vengono prima loro per casa e lavoro», ha detto sempre nel ghetto di San Ferdinando, dove i lavoratori regolari di origine straniera una casa se la sognano perché da sfruttati non se la possono permettere. Va detto chiaro: contrapporre aiuta gli sfruttatori, che ci guadagnano a mettere poveri contro poveri, italiani contro immigrati. Per abbassare i salari e sfruttare meglio gli uni e gli altri. Un fenomeno che nella passata legislatura si è provato a combattere con la legge sul caporalato, la n.199 del 2016, che finalmente supera l’ipocrisia del "non lo sapevo", colpendo i caporali, ma anche gli imprenditori, gli utilizzatori finali degli schiavi della terra. Una legge che ebbe un’accelerazione dopo la morte della bracciante pugliese Paola Clemente, italiana e sfruttata, come le donne africane sue compagne di lavoro. Sicuramente il ministro Salvini lo ricorda bene, anche perché la Lega su quella legge si astenne. E ora sia lui che il ministro leghista dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio, sostengono che «complica» e che «va cambiata». Cambiare una legge che funziona, che va applicata sempre meglio, e che già ha fatto crescere i processi contro gli sfruttatori... Magistrati e forze dell’ordine, quelli più impegnati nelle aree calde, sono soddisfatti. Possono finalmente colpire non più solo piccole pedine, ma chi si arricchisce con bassi salari, orari interminabili, condizioni di lavoro insicure. Una buona legge, che permette di sequestrare le aziende degli sfruttatori. Come ai mafiosi. Magari Salvini potrebbe farsi fotografare anche in queste aziende confiscate, oltre che in quelle tolte ai boss. Non troverà piscine, bensì tanta bella agricoltura, purtroppo frutto anche del lavoro schiavizzato di tanti braccianti. Ma il ministro lo sa? A San Ferdinando ha detto che chiederà «di aumentare i controlli su chi sfrutta» e anche che gli «piacerebbe che queste aziende chiudessero». Bene. Per le aziende lo si fa già, proprio in forza della legge di due anni fa. Sui controlli speriamo davvero che il ministro metta lo stesso impegno che impiega su Ong e disperati del mare. La prima cosa che potrebbe fare è confermare i commissari straordinari di governo per le aree di San Ferdinando, Manfredonia e Castel Volturno, nominati un anno fa per combattere il caporalato e realizzare progetti abitativi e di integrazione (ne scriviamo in un articolo). Cancellarli o depotenziarli, solo perché creati dai passati Governi, sarebbe un gran brutto segnale. E se davvero il ministro vuole cambiare la legge sul caporalato lo faccia in meglio, inserendo una norma che garantisca tutela alle vittime dei caporali che denunciano, come già avviene per le ragazze vittime di tratta. «Se qualcuno vi sfrutta, denunciatelo», ha detto Salvini. Bene. Li aiuti a farlo.

Sulle tante questioni indicate dal Ministro Bussetti si avvii un approfondito confronto di merito

Mer, 11/07/2018 - 17:26
Un’ampia carrellata su un arco molto esteso di problemi, l’indicazione di obiettivi da perseguire per accrescere efficacia e qualità del sistema d’istruzione, la conferma di un approccio aperto al dialogo puntando a realizzare convergenze e condivisione, così da restituire alla scuola un necessario clima di serenità: questo il taglio che ci sembra caratterizzare l’intervento di oggi al Senato del ministro Bussetti, che su gran parte delle tematiche affrontate può avvalersi anche di una sua diretta e pluriennale esperienza.
Com’era prevedibile, il suo discorso non è andato molto al di là di un’elencazione delle questioni da affrontare, pur con sottolineature importanti e apprezzabili, come quelle riguardanti l’impegno sul versante dell’inclusione e dell’integrazione, con esplicito accenno alle problematiche dell’handicap e dei bisogni educativi speciali.
Che la scuola torni a essere oggetto di un confronto costruttivo, non di protagonismo smanioso o di risse ideologiche, noi lo indichiamo da tempo come una necessità fondamentale alla quale tutti dovrebbero dare un proprio responsabile contributo.
Le relazioni sindacali, che hanno sempre costituito un fattore assai utile e spesso decisivo di coesione sociale, possono giocare in quella direzione un ruolo importante, come ci pare che lo stesso ministro abbia implicitamente riconosciuto citando le recenti intese sulla mobilità annuale e sulla chiamata diretta.
Anche per questo ci attendiamo che dia quanto prima riscontro alla richiesta che proprio ieri gli abbiamo inviato unitariamente, perché si apra da subito un approfondito confronto di merito sulle tante emergenze che investono il mondo della scuola, quelle cui ha fatto cenno nel suo intervento di oggi ma anche tante altre, sulle quali occorre individuare con urgenza opportune e concrete soluzioni.
Altrettanto importante è che all’indicazione di obiettivi ambiziosi corrisponda anche la disponibilità del Governo nel suo insieme a fare della scuola e della formazione un settore strategico di investimento, a partire dalla prossima legge di bilancio: è su terreni come questo che avverrà, come sempre, la verifica di ogni buona intenzione.
Roma, 11 luglio 2018 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

Inserimento nelle graduatorie aggiuntive d'istituto di II fascia

Mer, 11/07/2018 - 16:39
E’ prevista per oggi, 11 luglio, la pubblicazione della circolare prot. 32043 e del decreto n.1069 (con relativi allegati) con la quale il MIUR comunica l’apertura delle funzioni Polis, e fornisce le indicazioni, per la presentazione del modello B ai fini della scelta delle sedi per l’inserimento nelle graduatorie aggiuntive di seconda fascia di istituto (II finestra). La nota riguarda gli aspiranti che hanno acquisito l’abilitazione/specializzazione sul sostegno, entro il 1° agosto 2018 in attuazione del D.M. 3 giugno 2015 n.326 - Modello A3 per l'inserimento negli elenchi aggiuntivi alle graduatorie di istituto di II fascia
Il modello di domanda deve essere spedito mediante raccomandata a/r oppure consegnato a mano all'Istituzione scolastica, con rilascio di ricevuta. In alternativa, il modello può essere trasmesso in formato digitale mediante PEC, entro il termine del 3 agosto 2018, ad una Istituzione Scolastica della provincia prescelta. Le istituzioni scolastiche destinatarie delle domande, avranno cura di valutarle e trasmetterle al sistema informativo tramite le relative funzioni che saranno disponibili nel periodo compreso tra il 1° agosto 2018 e il 17 agosto 2018. Gli aspiranti che sono già iscritti nella I^ finestra semestrale e che richiedano l’inserimento nell’elenco aggiuntivo della II^ finestra del 1° agosto 2018 per aver conseguito una nuova abilitazione, dovranno trasmettere la domanda alla medesima Istituzione Scolastica destinataria della prima domanda. - Modello A5 per l'inserimento negli elenchi aggiuntivi del sostegno
Il modello sarà disponibile su istanze on line nel periodo compreso tra il 20 agosto 2018 e il 10 settembre 2018 (entro le ore 14,00).
Non dovranno compilare il modello A5:
  • i docenti di I° fascia che abbiano presentato domanda di inserimento negli elenchi aggiuntivi di sostegno delle GaE, ai sensi dell’art. 3 del D.M. 506 del 19/06/2018, i quali saranno automaticamente trasposti in graduatoria
  • i docenti che chiedono anche l’inserimento negli elenchi aggiuntivi di II° fascia con il modello A3 in quanto potranno dichiarare il titolo di specializzazione nella sezione del modello A3 appositamente predisposta.
- Modello A4 per la priorità nell’attribuzione delle supplenze di III fascia
Nelle more dell’inserimento negli elenchi aggiuntivi alla II fascia, è disponibile su istanze on line, il modello A4 per la richiesta della priorità nell'attribuzione delle supplenze dalla graduatorie di III fascia da parte dell'aspirante. - Modello B - scelta delle sedi
Dal 20 agosto 2018 ed entro le ore 14,00 del 10 settembre 2018 saranno aperte le funzioni di istanze on line, per la scelta delle istituzioni scolastiche Gli aspiranti già collocati per altri insegnamenti nelle graduatorie di I, II, e III fascia delle graduatorie di istituto e/o negli elenchi aggiuntivi alla II fascia relativi alla finestra del 1 febbraio 2018, possono sostituire, nella stessa provincia di iscrizione, una o più istituzioni scolastiche già espresse all’atto della domanda di inserimento esclusivamente per i nuovi insegnamenti. Non è consentito cambiare sedi qualora nelle stesse risultino già impartiti tali insegnamenti.

«Ek», l’allenatore orfano che li ha curati come figli

Mer, 11/07/2018 - 09:54
«Vai Adul, tocca a te». Appena l’ultimo dei suoi bambini è uscito ed Ek è rimasto solo nella grotta, ultimissimo della fila a immergersi, per un’ora il Mister è tornato il bambino solissimo che è sempre stato. Come quando aveva dodici anni e perse d’un colpo il papà, la mamma e il fratellino. Dopo diciotto giorni di nero, per un’ora Ek non è stato più il viceallenatore coraggioso che ha tenuto la squadra dei Wild Boars nel più difficile dei ritiri, li ha nutriti togliendosi il cibo, li ha motivati trasmettendo la calma: a 25 anni, Ek è ridiventato un orfano di tutto. Di nuovo. Senza luce, senza squadra, e chissà con che vita ad aspettarlo fuori. «Vai Adul, tocca a te». Ekapol «Ek» Chantawong s’è tenuto stretto al penultimo dei salvati, Adul, che ha solo undici anni di meno, gioca da ala ed è il cinghialotto a cui il viceallenatore s’è tanto affezionato nella grotta. «Questi ragazzi sono il mio fratellino moltiplicato per dodici», ha sempre detto Ek, ma ora Adul lo è di più: un orfano birmano, come lui. Che fu mollato da piccolo ai preti di Chiang Rai, come a Ek capitò di finire dalla nonna, crescendo a pane & pallone. Adul è uno dei 100 mila profughi che in Thailandia non hanno diritto a nulla — una carta d’identità, un passaporto, un lavoro, uscire dalla provincia, comprarsi una casa, sposarsi, votare… — ed è uno di quei bambini del Triangolo dell’oppio che per essere qualcosa hanno solo il calcio. E per essere figli hanno solo l’allenatore, o nemmeno quello: il vice. Il penultimo e l’ultimo si sono abbracciati, prima d’uscire dalla grotta. Ed Ekapol ha aspettato in silenzio che venissero a prenderlo, smagrito dal digiuno e schiacciato dai sensi di colpa. «Pazzo irresponsabile che ha portato dei bambini lì dentro!». «Eroe che li ha salvati con le sue parole!». Dentro Tham Luang, l’allenatore non ha sentito tutto quel che s’è detto fuori. I dubbi delle autorità: va processato? Il dibattito dei genitori: va perdonato? Non ha aspettato di parlare e quando i ragazzi hanno mandato su le loro letterine di saluto, Ek ne ha scritta una di scuse a mamme e papà: scusatemi d’avere fatto comprare ai bambini 28 dollari di merendine, d’aver fatto lasciare le ciabatte e ignorato il divieto all’ingresso della grotta, d’essere sceso a fare squadra incidendo nella roccia i nostri nomi… (Quasi) tutto è perdonato. «Se non ci fossi stato tu — gli ha risposto la madre di Tee — come sarebbe sopravvissuto mio figlio?». Ai suoi calciatorini, in 288 ore Ek ha insegnato la melina della meditazione imparata da bambino a Lamphun, nei monasteri Theravada del profondo Sud: contemplate il vostro respiro, guardate la vostra mente, digerite il vostro stomaco, ignorate la vostra fame… È servito: addio ansia, i soccorritori inglesi sono rimasti stupefatti a trovare dopo undici giorni ragazzi così tranquilli, gentili, sorridenti perfino. Ek è il più grave di tutti, in ospedale. Fuori, l’aspettano poche cose. Una vita da vice. Il maiale piccante della nonna. E l’amicizia d’un bambino diventato adulto al buio, come lui.

Sindacati scuola CGIL, CISl e UIL a Bussetti: incontro urgente per dare continuità a proficue relazioni sindacali

Mar, 10/07/2018 - 17:40
I segretari generali di Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola hanno inviato al ministro Bussetti la richiesta di una convocazione urgente per "valorizzare e consolidare le relazioni sindacali" sviluppandole anche in relazione alle linee strategiche che il Ministro intenderà adottare. Di seguito il testo della lettera. Le scriventi Organizzazioni sindacali con la presente chiedono la convocazione con urgenza di un incontro con la S.V. che, a partire da un confronto sulle procedure di avvio dell’a.s. 2018/2019, possa valorizzare e consolidare le relazioni sindacali, già positivamente intraprese con la sottoscrizione di due importanti e significativi contratti integrativi e da sviluppare anche in relazione alle linee strategiche che la S.V. intende adottare.
L’incontro potrà essere l’occasione per approfondire l’esame delle politiche del personale, con particolare riferimento a quelle di più stringente urgenza, come il contenzioso che riguarda i diplomati magistrali; si ritiene indispensabile affrontare e risolvere anche altre situazioni di lavoro precario, a partire dalla rimozione del divieto di assunzione per coloro che abbiano un servizio di 36 mesi, dal reclutamento dei Direttori dei servizi generali ed amministrativi e dei docenti di Religione cattolica.
Altrettanto importante è attivare il confronto sulle sequenze e gli impegni contenuti nel CCNL, che sono la premessa per risolvere fra l’altro alcune importanti questioni riguardanti in particolare il personale ATA. Urgente anche sollecitare la ripresa e una positiva conclusione del negoziato sul rinnovo del contratto per i Dirigenti Scolastici.
Si segnalano inoltre come temi meritevoli di attenzione: la determinazione degli organici e il piano assunzionale del personale docente, educativo e ATA, che andrebbero sottratti a condizionamenti e intoppi burocratici legati anche alle diverse competenze - come quella in tema pensionistico che ora è dell’INPS - evitando che vi siano ricadute negative non solo sull’avvio dell’anno scolastico, ma sulla sua stessa prosecuzione; le modalità di destinazione del personale all’estero.
In definitiva, a parere delle scriventi Organizzazioni sindacali, l’attuale situazione, segnata da non poche difficoltà per le istituzioni scolastiche, rende ancor più urgente un confronto finalizzato a individuare soluzioni politiche condivise, con adeguati interventi sulle politiche del personale, da tempo attesi, come quello relativo alle “code” contrattuali e quelli riguardanti l’attuazione di quanto previsto dall’ultima legge di bilancio.
Confidando in un positivo riscontro, si inviano i più cordiali saluti.
Roma, 10 luglio 2018 FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL SCUOLA Maddalena Gissi
UIL SCUOLA Giuseppe Turi

Personale ATA, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie per l’a.s. 2018/19

Lun, 09/07/2018 - 19:11
Il MIUR ha emanato la nota prot. n. 31552 del 9.7.2018 con la quale l’amministrazione disciplina, per l’a.s. 2018/19, le richieste di utilizzazione e assegnazione provvisoria concernenti il personale ATA. Le domande potranno essere presentate in modalità cartacea da lunedì 23 luglio a venerdì 3 agosto 2018, utilizzando lo specifico modello. Si ricorda che ai sensi dell’art. 19 dell’ipotesi di contratto integrativo in materia siglato lo scorso 28 giugno, le operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria dovranno concludersi inderogabilmente entro il 31 agosto 2018.

Cambi, non rivoluzioni. Intervista del ministro Bussetti a Avvenire

Gio, 05/07/2018 - 10:40
Il ministro Marco Bussetti è nato a Varese il 28 maggio 1962. È laureato in Scienze e Tecniche delle attività motorie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Il suo percorso professionale è strettamente legato al mondo dell’istruzione e della formazione. Dal 2014 ha ricoperto il ruolo di dirigente dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia nell’ambito territoriale di Milano, come si chiama oggi il vecchio provveditorato agli studi. È stato anche reggente per quello di Monza. Dal 2008 al 2014, sempre in Lombardia, ha svolto la funzione di dirigente tecnico. È stato dirigente reggente presso l’Ufficio V dell’Ufficio scolastico lombardo, occupandosi della gestione delle scuole paritarie. Ha ricoperto incarichi di docenza presso alcuni atenei, fra cui l’Università Cattolica di Milano, l’Università degli Studi di Milano e l’Università degli Studi di Pavia. Nel 2010 ha fatto parte della commissione ministeriale che si è occupata dell’elaborazione delle Indicazioni nazionali per i percorsi liceali. Nessuna rivoluzione in vista per la scuola italiana con il cambio di governo, ma «qualche cambiamento» è in programma. Usa parole rassicuranti Marco Bussetti, che da poco più di un mese è il ministro dell’Istruzione nel governo Conte. Classe 1962, nato a Varese, docente e dirigente scolastico, Bussetti da anni ricopre ruoli dirigenziali nella macchina amministrativa scolastica. Al momento della nomina a ministro era a capo di uno dei più grandi provveditorati italiani, quello di Milano. E ora deve guidare il ministero più grande: quello dell’Istruzione. Con lui parliamo di cosa la scuola italiana si deve aspettare con il nuovo governo. Il suo arrivo al dicastero, signor ministro, è coinciso proprio con la fase finale dell’anno scolastico. Messo quasi in archivio l’anno 2017/18 all’orizzonte si profila quello 2018/2019. Che anno dobbiamo aspettarci?
L’ennesimo con cambiamenti e rivoluzioni? Cambiamenti sì, rivoluzioni no. La scuola italiana ha già pagato un prezzo troppo alto per gli stravolgimenti che si sono susseguiti negli ultimi anni a causa del mancato accompagnamento in fase attuativa delle riforme introdotte. Le novità hanno creato difficoltà al sistema per i troppi strappi che ci sono stati. Penso che ci vogliano interventi mirati per risolvere nel concreto i problemi e le criticità e anche per portare avanti percorsi necessari come quello dell’innovazione didattica su cui lavoreremo molto. Fare una grande riforma per lasciare una firma non ha senso. Meglio procedere per gradi. Tra i suoi primi atti l’abolizione della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici. Il primo segnale di smantellamento della Buona scuola così come annunciato in campagna elettorale dai partiti di maggioranza? Della legge 107/2015 - la Buona scuola, appunto, cosa intende salvare?
La chiamata diretta è stata concepita e applicata male. Da più parti se ne chiedeva la cancellazione. Lo stesso contratto di governo ne prevedeva il superamento e così è stato. Sul resto della Legge 107, si proseguirà con cautela. La pausa estiva servirà per capire cosa funziona e cosa no, dopodiché ci si muoverà di conseguenza nell’interesse dei vari attori in campo. Prima di tutto gli studenti che sono i destinatari della formazione. Nella scuola metteremo in ordine ciò che non va, come primo atto, per dare respiro al sistema stressato da mille incombenze e da troppi cambiamenti imposti e non condivisi. Ma daremo grande attenzione anche all’innovazione della didattica, alla formazione degli insegnanti, al digitale. Parliamo dell’organico potenziato per ogni singolo istituto. La presenza di questi docenti che non sono legati a una classe, ma possono essere utilizzati per progetti ad hoc, per lei sono una potenzialità o no?
Le risorse devono essere coordinate meglio per aumentare l’offerta formativa. In generale credo molto all’autonomia scolastica come fattore di valorizzazione del corpo insegnanti. Allora quali passi intende compiere per potenziare l’autonomia scolastica sotto i vari aspetti: organizzativo, economico, gestionale?
Ci sarà una prioritaria attenzione alle esigenze pratiche delle scuole. È necessario sostenere l’autonomia con un lavoro che la valorizzi. Il sistema non si governa solo stando a Roma. Tema concorsi. Lei ha detto che il precariato non potrà mai sparire. Come pensa di affrontare il fatto che i posti di ruolo sono in gran numero al Nord mentre gli aspiranti docenti provengono in gran numero dal Sud?
La regola deve essere quella del docente assunto con concorso che ha una cattedra assegnata. Il precariato diffuso infatti ha contribuito in maniera determinante all’indebolimento della figura dell’insegnante. Pensa a concorsi regionali e a obblighi di permanenza sulla cattedra vinta per un certo periodo di tempo all’inizio del servizio?
È un’ipotesi. Dobbiamo agire considerando le disponibilità di posti. Altrimenti c’è il rischio che alcuni territori restino sempre sguarniti. Formazione dei futuri docenti e valorizzazioni di coloro che sono già in cattedra. Quali saranno i primi atti che intende compiere su questi fronti?
Sono opportune forme di incentivazione e sostegno alla formazione continua, un obbligo della società contemporanea per far fronte alle sfide continue dell’innovazione. L’anno appena concluso è stato costellato di episodi di cronaca nera nel rapporto docente-genitori. Una vera e propria emergenza. Come ministero che passi intende compiere per ristabilire una vera alleanza educativa che veda docente, genitori e studenti parte di una comunità?
La violenza e la mancanza di rispetto nei confronti di tutto il personale che lavora nella scuola sono intollerabili. C’è un problema culturale diffuso che sfocia in azioni da condannare non solo a parole. Il Miur non lascerà da soli coloro che sono vittime di questi atti e si costituirà parte civile. Ma, come sempre, prevenire è meglio che sanzionare ex post. Per questo ci vuole un’azione di sensibilizzazione culturale e civile nei confronti dei genitori e degli studenti. Non sono ammessi scambi di ruolo. Ognuno deve stare al suo posto. Nella scorsa legislatura sono stati introdotti strumenti per potenziare la libertà di scelta dei genitori in campo educativo. Segnali importanti anche se ancora decisamente insufficienti per garantire davvero questa libertà. Come intende muoversi? Quali strumenti pensa di mettere in campo?
La libertà educativa è un valore da preservare. Io garantisco il mio impegno nella difesa di questo diritto di scelta. All’ordine del giorno non ci sono interventi o modifiche sulla questione delle scuole paritarie. Anche sul lato economico, con il potenziamento dei fondi o degli strumenti messi già in campo?
Faremo tutto ciò che serve per migliorare la qualità complessiva del sistema che comprende sia le scuole statali sia quelle paritarie. Lei è al lavoro per giungere ad un accordo per il riconoscimento dell’equipollenza dei titoli di studio rilasciati dalle Pontificie Università con quelli del nostro sistema accademico. A che punto siamo del percorso?
Decine di migliaia di ragazzi studiano nelle università pontificie ottenendo titoli non riconosciuti dallo Stato Italiano. In questi anni, la questione è stata affrontata da un’apposita commissione. È ora di vedere i frutti di questo approfondimento e procedere con la ratifica di un accordo bilaterale che possa sanare questa situazione. Nel 2019, novantesimo dei Patti Lateranensi, ritengo si possa e di debba arrivare al traguardo. Infine una domanda personale. Quali sentimenti ha provato varcando per la prima volta da ministro il portone di viale Trastevere, anche se da anni è stato chiamato a ruoli di dirigenza nella macchina amministrativa della scuola italiana?
Alla scuola ho dedicato tutta la mia vita. Sono molto orgoglioso di poter ricoprire un ruolo così importante. Le difficoltà da affrontare mi sono chiare ma conosco bene la materia. E poi so di poter contare sull’appassionato lavoro di centinaia di migliaia di uomini e donne che amano la scuola e il proprio lavoro: docenti, dirigenti, personale che si impegnano ogni giorno con passione per dare ai nostri ragazzi una formazione di qualità.

Stop ad Azzardopoli, un divieto che libera

Gio, 05/07/2018 - 10:06
Poche gioie sono più grandi per un bambino che andare in giro indossando orgoglioso la casacca della propria squadra del cuore. Ed è una gioia per noi adulti vederlo correre a testa alta, felice. Da oggi la nostra gioia sarà decuplicata, perché quel bambino non andrà più in giro esibendo sul petto il marchio di una multinazionale dell’azzardo, sponsor della squadra del cuore dell’ignaro bambino.
È solo un esempio, uno dei paradossi più stridenti e amari della pubblicità senza freni: per i bambini era vietato giocare d’azzardo, ma non fargli pubblicità. Era talmente "normale" che praticamente (quasi) mai s’erano levati lamenti anche da parte dei genitori più sensibili nella difesa della famiglia e dell’infanzia. Eppure quell’industria dell’azzardo, che riesce a usare i bambini per farsi propaganda, rovina centinaia di migliaia di persone affette da Gap (Gioco d’azzardo patologico: una malattia, non un vizio) e le loro famiglie, figli compresi.
Ben venga, dunque e finalmente, il divieto per l’industria a farsi pubblicità. E bravo il Governo Conte e, in particolare, il vicepremier Luigi Di Maio, perché han dato retta non solo a quegli esponenti del Movimento 5 Stelle che sono da sempre in prima linea nella lotta all’azzardo, ma anche a un tenace – anche se purtroppo sempre sconfitto sinora – fronte trasversale sinistra-centro-destra. Un atto dovuto: se l’azzardo è un pericolo per la salute, è illogico che possa farsi pubblicità, con scarsissimi limiti, al contrario di quanto invece avviene per altri prodotti capaci di creare dipendenza, come il fumo e i superalcolici. Ve l’immaginate un bambino che va in giro con un marchio di sigarette, o di vodka, stampato sul petto? Atto benvenuto, dunque, e tutt’altro che "populista". Anzi il contrario, perché l’azzardo non è ancora abbastanza avvertito come emergenza sociale, e tutto si potrà dire tranne che questo atto possa procurare facili consensi.
Ben venga, dunque e finalmente, un provvedimento che "Avvenire" al fianco del Cartello associativo "Insieme contro l’azzardo", delle Fondazioni anti-usura, degli organizzatori dello Slot Mob, chiede da anni. Ben venga anche il modo in cui Di Maio lo ha presentato, simile a quanto noi facciamo da sempre: si parte dalle persone, dai cittadini, dalle famiglie e dal loro disagio, appena sussurrato per dignità, ma tangibile e percepibile da chi in mezzo alla gente sta sul serio: volontari, operatori sanitari, assistenti sociali, amministratori locali, preti. Si parte dal bene delle persone, non dall’ingordigia di un’industria saprofita, quella dell’azzardo di massa, che succhia risorse e ingurgita denaro senza apparire mai sazia. Si parte dalle persone, dalle famiglie, dal benessere reale del Paese nel suo insieme, invece di fermarsi ai benefici per l’erario, ingannevoli perché inferiori ai costi per la nazione.
Ben venga un divieto che, è il nostro augurio, libererà aziende e mezzi d’informazione e ottimi colleghi finora tenuti in scacco dagli introiti pubblicitari garantiti dall’azzardo. "Sponsorizzare" può essere un atto filantropico e dall’alto valore sociale, ma anche una forma di controllo: ti pago, attento a quel che dici e fai. Ben venga, confermando quanto replicavamo a chi obiettava che in Europa nessuno vieta la pubblicità: bene, per una volta noi saremo i primi a tracciare la buona rotta e no, non saremo noi ad accodarci pigri, ma saranno gli altri a domandarsi perché ai esita a imitare l’Italia.
Ben venga la fine della pubblicità. Nessun medium è morto non potendo più contare sugli introiti dell’industria dell’alcol o del tabacco. Nessuno morirà neanche stavolta.
Le squadre? Troveranno altri sponsor: hanno formidabili professionisti al loro servizio, li mettano al lavoro. E pazienza se qualche attore o ex giocatore non potrà prestare il proprio volto all’azzardo, intascando parte dei soldi che troppi poveracci regalano a un’industria che degli ammalati ha bisogno, perché – sono studi condotti in Nord America e Oceania – tra il 30 e il 60% del fatturato è garantito da quel 2% circa di giocatori affetto da azzardopatia. Voi che vendete la vostra immagine, sappiate che da quelle tasche arriva metà del vostro compenso.
Ora basta. Certo siamo appena all’inizio del cammino. Altri fronti ben più ardui sono ancora aperti: dalla bonifica di bar e tabaccherie alla giungla del web. Ma almeno, dopo anni di solitudine, ora abbiamo un alleato nel Governo che non pare disposto a lasciar disfare tecnicamente in stanze ministeriali o in Parlamento le sue intenzioni e decisioni. La potente e ramificata lobby dei signori di Azzardopoli non demorderà, anzi. Ma la musica è cambiata. Era ora.

Utilizzazioni e assegnazioni IRC, licei musicali, educativi, le scadenze

Gio, 05/07/2018 - 08:26
Le domande relative alle utilizzazioni nei licei musicali, alle assegnazioni provvisorie e utilizzazioni del personale docente di Religione Cattolica e del personale educativo andranno inviate, in formato cartaceo, all'Ufficio territorialmente competente per la provincia presso la quale si intende chiedere la mobilità annuale nel periodo compreso fra il 16 luglio e il 25 luglio.
La modulistica non è ancora stata resa disponibile dal MIUR.
Restano al momento ancora da definire anche le scadenze per il personale ATA.

Premio "Astrolabio del Sociale" e borse di studio "Carla Passalacqua"

Mer, 04/07/2018 - 19:10
Nel corso dei lavori della Conferenza Nazionale dei Servizi in Rete della CISL, conclusasi oggi 4 luglio all'Auditorium del Massimo a Roma, è avvenuta anche la premiazione dei vincitori di due concorsi per lavori di studio e ricerca promossi dalla CISL, il premio “Astrolabio del Sociale” e le borse di studio “Carla Passalacqua”. Francesca Martinelli e Stefano Mazza sono risultati vincitori del premio Astrolabio del Sociale, che d’ora in avanti sarà intitolato alla memoria di Pierre Carniti. I due giovani laureati sono stati premiati dalla segretaria generale della CISL, Annamaria Furlan, al termine del suo intervento in apertura dei lavori della Conferenza. Il lavoro di Francesca Martinelli, bresciana, affronta le questioni della rappresentanza del lavoro frammentato, mentre quello di Stefano Mazza, bolognese, è un saggio sul tema delle disuguaglianze fiscali.
Le borse di studio “Carla Passalacqua” sono state invece assegnate a Monica Mereu e Laura Iaria, che hanno progettato ed elaborato in collaborazione con la CISL ricerche sui temi del lavoro e della valorizzazione delle differenza di genere. "Nei nostri luoghi di lavoro e nella nostra società – ha affermato il segretario generale aggiunto Luigi Sbarra all’atto della consegna dei premi - c’è ancora un terribile doppio standard, una discriminazione per cui ciò che un uomo ottiene, una donna deve conquistarlo due volte. Tanti passi sono stati fatti, anche grazie all’impegno di Carla Passalacqua. Tanti passi restano da fare. Bello sapere che questo cammino, questo fuoco, sarà tenuto vivo anche grazie alla passione di giovani brave e preparate come voi".

Scadenze per le domande di utilizzazione e assegnazione provvisoria

Mer, 04/07/2018 - 12:01
Con la nota prot. 30691 del 4 luglio 2018 il MIUR, nel trasmettere agli Uffici Scolastici Regionali l'ipotesi di CCNI sulla mobilità annuale (Utilizzazioni e Assegnazioni provvisorie) per il 2018/19, comunica le date in cui saranno disponibili le aree per la presentazione delle domande su Istanze On Line:
  • dal 13 luglio al 23 luglio per la scuola primaria e infanzia
  • dal 16 luglio al 25 luglio per la scuola secondaria di primo e secondo grado
Restano ancora da stabilire le scadenze per il personale educativo e ATA.
La nota ricorda che le operazioni di utilizzazione e assegnazione provvisoria dovranno concludersi inderogabilmente entro il 31 agosto 2018, giorno di chiusura delle funzioni SIDI.

Diplomati magistrali, solo una soluzione tampone. Urge riaprire confronto. Dichiarazione di Maddalena Gissi

Mar, 03/07/2018 - 17:48
Come da tempo andiamo dicendo, la questione dei diplomati magistrali è molto complessa, siamo ben lontani dall’aver individuato una soluzione definitiva, serve riaprire il tavolo di confronto tra Amministrazione e sindacati e ci stiamo muovendo in queste ore perché ciò avvenga quanto prima. Stando a quanto si desume dal comunicato stampa del MIUR, infatti, la misura contenuta nel “decreto dignità” serve solo a tamponare la situazione, rinviando l’esecuzione delle sentenze di merito riguardanti il personale in possesso del solo diploma magistrale e già assunto in ruolo, che così potrà evitare il licenziamento.
Non è un provvedimento risolutivo, dunque: il tempo che si guadagna va perciò speso per individuare percorsi di reclutamento che consentano di salvaguardare sia l’occupazione per chi rischia la risoluzione del contratto, sia le legittime attese di altri soggetti, che non possono essere sacrificate pena il riproporsi di ulteriore contenzioso. Mi riferisco ai laureati in scienze della formazione primaria e a quanti sono già inseriti a pieno titolo nelle GAE.
La situazione di incertezza politica che il Paese ha vissuto per mesi non ha certo agevolato la messa a punto di soluzioni la cui urgenza abbiamo più e più volte sottolineato: ora si metta mano rapidamente alla predisposizione dei provvedimenti necessari senza perdere un minuto di più. Siamo pronti a confrontarci sia con l’Amministrazione che con le forze politiche e i gruppi parlamentari, visto che si dovrà intervenire in sede legislativa.
C’è comunque un aspetto da tenere in ogni caso nella dovuta considerazione, ed è la continuità didattica che va assolutamente garantita agli alunni: quali che siano le soluzioni adottate, non è pensabile che si possa procedere, tra pochi mesi, a un corposo avvicendamento di docenti in corso d’anno scolastico. Significherebbe aggiungere danno al danno. Roma, 3 luglio 2018 Maddalena Gissi, segretaria generale CISL Scuola

"Possiamo fare un buon lavoro assieme". L'intervento del ministro Di Maio alla Conferenza Nazionale CISL

Mar, 03/07/2018 - 16:11
"Possiamo fare un buon lavoro insieme, l'ho detto qualche giorno fa al congresso della UIL e spero di poterlo ribadire quanto prima alle altre confederazioni". Lo ha dichiarato il Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, rivolgendosi alla platea della CISL. "La concertazione è la strada migliore per arrivare ad una soluzione dei tanti problemi che stiamo affrontando. Voi avete l'esperienza della contrattazione e conoscete in modo approfondito lo status dei lavoratori, noi come governo e come ministero ci metteremo tutto l'entusiasmo possibile per portare questo Paese ad un aumento dell'occupazione che derivi anche da nuovi lavori e attraverso investimenti".
"Ci sono tante persone – ha osservato Di Maio - che non si sentono rappresentate né dalla politica né dai sindacati, noi dobbiamo coinvolgerle con l'obiettivo di aumentarne le tutele. E quando vedranno che la concertazione e il dialogo funzionano, cominceranno a credere di più nelle istituzioni e nelle organizzazioni di rappresentanza”.
Il ministro ha toccato poi il tema dei processi di cambiamento che investono il lavoro in tutte le sue forme. “Nei prossimi 6-7 anni – ha ricordato – circa il 60% dei lavori sarà interessato da trasformazioni e se saremo bravi a investire nei settori giusti, ad abbassare il costo del lavoro in maniera selettiva nei vari settori che sono competitivi possiamo creare milioni di posti di lavoro intorno alle nuove professioni. Resta fondamentale l’obiettivo di garantire a chi lavora piena dignità di persona. Non sempre avviene, per gli eccessi di precarietà e sfruttamento che siamo impegnati a combattere e a rimuovere”.
Sulla questione dei flussi migratori, il ministro Di Maio così risponde al monito lanciato dalla Furlan: "Non vogliamo ridurre lo spirito di solidarietà degli italiani, i cittadini di Lampedusa ad esempio meriterebbero un premio, ma ci teniamo a dire agli altri paesi europei che è finita l'epoca in cui ci sobbarchiamo il peso dei loro egoismi e delle loro ipocrisie. Noi i porti – sottolinea – li abbiamo ancora aperti, sono loro che li hanno chiusi per anni".

Alla Conferenza Nazionale dei Servizi in Rete confronto a tutto campo tra CISL e Ministro del Lavoro

Mar, 03/07/2018 - 15:56
Aperta questa mattina a Roma, con un toccante ricordo di Pierre Carniti, la Conferenza Nazionale Cisl dei Servizi in rete. Un bellissimo video e un appassionato intervento di Annamaria Furlan hanno tratteggiato la figura di quello che resta non soltanto uno dei più grandi leader della CISL, ma una delle più prestigiose figure del movimento sindacale italiano.
È poi entrata nel vivo dell’attualità politica la relazione della Furlan, alla presenza del ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio. “Al vicepremier di un governo che ha voluto definirsi del cambiamento – ha esordito la segretaria della CISL – io dico che il cambiamento non ci ha mai fatto paura. Abbiamo apprezzato e condiviso la scelta di dar vita non a un governo tecnico, ma a un governo politico, perché di questo il nostro Paese aveva e ha bisogno”.
La CISL – ha proseguito - è nata per il cambiamento e per il futuro, cambiamento e innovazione sono nel suo codice genetico. Al governo chiedo di coltivare il confronto con le grandi organizzazioni del lavoro, è una condizione importante perché il cambiamento sia davvero un miglioramento della situazione che vivono il Paese e i cittadini. Un confronto che è indispensabile per rafforzare la coesione sociale”.
Entrando nel merito delle questioni ritenute prioritarie, la Segretaria Generale della CISL ha indicato la necessità di politiche redistributive con impatto immediato, di una politica industriale in grado di accrescere produttività, capacità competitiva, occupazione, coesione sociale, guardando a un modello di sviluppo eco sostenibile e socialmente responsabile. Rispetto al programma di governo, la Furlan ha sostenuto che il reddito di cittadinanza "non può essere assimilato a un vitalizio e deve prefigurare, invece, un percorso di uscita dal disagio sociale e dalla povertà, attraverso formazione professionale, riconversione, riqualificazione, lavoro, seguendo un’impostazione affine, al di là delle maggiori coperture economiche, al reddito di inclusione che il Sindacato confederale e l’Alleanza contro la povertà hanno condiviso con il precedente Governo”.
Preoccupazione è stata invece espressa da Annamaria Furlan sulla proposta della Flat Tax. Non solo per quanto riguarda le incognite sulle coperture, ma anche per i possibili effetti di una misura che, abbattendo la progressività, rischia di tradursi in un meccanismo potente di redistribuzione di reddito e di ricchezza verso l’alto, aumentando le diseguaglianze ed entrando in rotta di collisione con la logica che ispira il Reddito di cittadinanza. Con riferimento ad alcune delle più immediate emergenze aziendali, ha citato Ilva e Alitalia. Due banchi di prova decisivi: “Per salvare la più grande acciaieria d’Europa e la filiera produttiva e occupazionale con essa integrata, presidiando, contemporaneamente, il risanamento ambientale; e per dare una svolta di futuro e di sostenibilità sociale all’Odissea infinita della Compagnia di bandiera”.
Ha poi richiamato l’emergenza dei lavoratori delle piattaforme digitali, “che non si limitano ai ciclo fattorini, ma si estendono anche a liberi professionisti e a freelance, sono l’emblema del dumping contrattuale. Anche di questi CCNL pirata dovremo occuparci in tempi molto stretti”. Non è mancato un accenno al tema pensioni. “Siamo molto interessati – ha detto la Furlan - all’impegno di abolire gli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla Riforma Fornero. Importanti risultati in quella direzione – ha ricordato – sono stati ottenuti nel confronto messo in atto col governo Gentiloni (riconoscimento dei lavori gravosi, ampliamento dell’Ape sociale, proroga dell’Ape volontaria, blocco al 2019 dell’aspettativa di vita per chi svolge lavori gravosi e usuranti). Intendiamo continuare – ha aggiunto - nell’estensione dei margini della flessibilità in uscita. Contestualmente, per i giovani riteniamo indispensabile una pensione contributiva di garanzia che consolidi il pilastro pubblico, per scongiurare una generazione di pensionati ufficialmente poveri. A tal fine anche il secondo pilastro, la previdenza integrativa, dev’essere rafforzato.
Nella parte conclusiva del suo intervento la segretaria generale della CISL ha affrontato il tema Europa. La posizione della CISL può riassumersi in tre punti: l’Europa attuale non è sostenibile; l’uscita dall’Euro e dall’Europa sarebbe una terapia peggiore del male; è possibile, necessaria e vitale una fase costituente che restituisca ai suoi popoli un’altra Europa. Più equa, più coesa, più solidale, a partire dalla gestione dei flussi migratori, problema che non può essere gestito su scala nazionale. “Ma per la CISL – ha ammonito la Furlan – non sono ammissibili tentennamenti o riserve quando si tratta di salvare le vite umane”.
Non è mancato un accenno al tema delle riforme istituzionali e della democrazia diretta: è apprezzabile l’obiettivo di potenziare gli istituti di democrazia diretta indicato nel Contratto di Governo, ma resta la convinzione che la democrazia partecipativa, realizzata attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione a tutti i livelli delle grandi rappresentanze sociali rappresenti, nelle società complesse, la forma che più avvicina la democrazia rappresentativa alla democrazia diretta.

Utilizzazioni e ass. provvisorie, 18/19: l’ipotesi di CCNI e le schede con le novità

Mar, 03/07/2018 - 08:55
In materia di utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie del personale della scuola per l’anno scolastico 2018/19, pubblichiamo: a) l’ipotesi di CCNI, sottoscritta il 28.6.2018; b) le consuete schede, a cura della Segreteria Nazionale, riportanti le novità introdotte con il nuovo specifico contratto integrativo.

Adesso troviamo il coraggio: parliamo di morti

Lun, 02/07/2018 - 00:00
I morti: per favore, per una volta invece dei, dei migranti vivi, quelli che ci ingombrano, che non sappiamo ripartire come armenti, dei flussi, degli utili e degli inutili, degli aventi diritto e dei clandestini, si abbia il pudore di non parlare. Contiamo gli altri, i morti, i migranti morti. Guardiamo il mare, un chioccolio di acque calme, l’acqua viva, qua e là, di chiazze iridescenti di petrolio. Uomini portano a riva piccoli cadaveri con vestiti colorati. Diciamo la verità: non sapremmo enumerare tutti questi morti. Sono tanti, sono dappertutto, in ogni lembo del Mediterraneo, ieri davanti al Lampedusa e nelle acque delle isole greche. Se ci provassimo a contarli, i morti, quelli che rientrano nelle statistiche, ebbene ne dimenticheremmo sempre la metà. Forse di più, quelli che non sappiamo, i naufragi senza nome, di cui non abbiamo trovato i segni. Sì. Parliamo dei morti. Se ne abbiamo il coraggio. Attenti. Ne avete chiacchierato amabilmente, mentre loro affogavano davanti alle tavole, imbandite dei vostri vertici. Così: numeri, piccole battaglie diplomatiche, la limatura geniale e grottesca di un aggettivo, volontario… non volontario, destini umani. Attenti perché i morti sono implacabili. Con i vivi si può essere avari: ma con i morti no. Dove sono le vie uscita per aggirarli, per far finta che non esistano? Dove li possiamo nascondere, in preda al comodo oblio, le storie di ciò che sono stati? Non basteranno gli occulti mattatoi degli anni, i ghirigori delle competenze, la carta bollata del tocca a te, la geografia dello scaricabarile diplomatico. I morti sono lì, implacabili, irrimediabili. Ci guardano. La solitudine c’è, forse, solo per i vivi. Rispetto ai morti non c’è solitudine, morti sono sempre qui. Quelli di ieri, e gli altri prima di loro, si insinueranno in ogni nostra singola ora. È il loro destino, la loro vendetta. Ci chiederanno conto: chi siete voi? La vita anche la mia, la nostra non è sacra per voi? Uccideranno, loro, le nostre bugie. Fino a quando ci scopriremo anche noi morti. Raccontano che i naufraghi sono rimasti a lungo in acqua aspettando i soccorsi, prima di affogare. Nascondiamo, per favore, almeno per oggi i vuoti documenti di Bruxelles, le millanterie, il falso vigore della chiacchiera. Parliamo soltanto di quel tempo che hanno passato in mare: quelle che sono le ore che contano tra la vita e la morte. Proviamo a immaginare qual era l’oggetto più prezioso che si erano portati dietro su quella barca dannata, l’ultimo frammento, si illudevano del loro viaggio infinito: un paio di scarpe, un telefonino, una foto del villaggio, di una madre? I naufragi dei migranti, la loro immondizia santificata dalla morte. Non neghiamo nulla, non saltelliamo via. Salveremo ciò che siamo solo se sapremo guardare questi morti, immutabili, ormai lacerati dalla sofferenza, ma non sfigurati, caparbi, immortali.

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