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Aggiornato: 19 min 18 sec fa

Un difficile identikit per la scuola "gialloverde"

Lun, 21/05/2018 - 12:03
Il nuovo governo, che pensavamo di conoscere già lunedì scorso, ancora non c’è. In compenso, pur non essendo ancora reso noto ufficialmente il nome del possibile premier, che in giornata i leader di M5S e Lega dovrebbero sottoporre al vaglio del Capo dello Stato, siamo ora a conoscenza delle linee programmatiche su cui si indirizzerebbe l’azione dell’esecutivo “gialloverde” in fase di gestazione.
Sul “contratto per il governo del cambiamento” non sono certo mancati, nei giorni scorsi, analisi e commenti, che hanno posto per lo più in evidenza il notevole divario tra gli impegni di spesa (stimati dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica fra i 107 e i 125 miliardi di euro) e le coperture indicate, che non supererebbero i 500 milioni.
Tralasciando questi aspetti di carattere generale, su cui si continuerà sicuramente a discutere nei prossimi giorni, vogliamo invece soffermarci in particolare sul capitolo del “contratto” riguardante in modo specifico la scuola. Lo spazio dedicato non è molto, tanto da confermare la sensazione di marginalità riservata a un settore sostanzialmente ignorato anche nei ricorrenti pronostici sui possibili incarichi ministeriali.
Vediamole, le quarantasei righe del capitolo 22: si parte dall’asserita necessità di riportare la scuola “al centro del sistema Paese”, e francamente non ci sembra un’affermazione tanto diversa da quelle di tutti i passati governi, a prescindere dal colore. Va da sé che il vero nodo sia il “come” recuperare tale centralità, con quali scelte di politica scolastica e, a monte, di politica economica.
Poiché come causa delle sofferenze del sistema vengono indicate “le politiche dei tagli lineari e del risparmio”, se ne potrebbe dedurre l’intento di avviare una fase di investimenti, di cui tuttavia l’assoluta genericità delle affermazioni rende azzardata ogni stima.
Il riferimento alla buona qualità dell’insegnamento come “condizione indispensabile per la corretta formazione dei ragazzi”, concetto in sé ovvio e scontato, sottende una  nutrita serie di implicazioni sulle quali sarebbe davvero interessante capire qualcosa di più: quale percorso per formare gli insegnanti, quali modalità di selezione e reclutamento, quali strumenti per sostenerne la formazione in servizio e l’aggiornamento. Temi sui quali non mancano qua e là gli accenni, ma sempre – e forse inevitabilmente, in un documento del genere – piuttosto vaghi e generici.
Si allude alla necessità di rivedere “graduatorie e titoli per l’insegnamento” (problema che, come è noto, apre a diverse e infinite soluzioni), si assume come problema di valenza generale “il precariato nella scuola dell’infanzia e della primaria”, indicando come meritevole di “particolare attenzione” la questione dei diplomati magistrali, della cui complessità, oltre che urgenza, ci auguriamo vi sia piena consapevolezza, indispensabile per chiunque voglia favorire una soluzione politica che tenga conto in modo equilibrato dei tanti interessi e diritti in gioco in quella vicenda.
Il tema reclutamento ritorna qualche riga più avanti, rafforzando l’impressione di un testo scritto a più mani e collazionato in modo un po’ sbrigativo: dopo aver ribadito che “una delle componenti essenziali per il corretto funzionamento del sistema scolastico è rappresentata dal personale scolastico”, indicando come punti fondamentali da affrontare “l’eccessiva precarizzazione e la continua frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti”, si afferma la necessità di “assicurare … anche attraverso una fase transitoria, una revisione del sistema di reclutamento dei docenti”. Sarebbe anche in questo caso interessante avere qualche lume in più sul modo in cui verrebbe condotta tale revisione; lo stesso dicasi per gli “strumenti” con cui affrontare “all’origine il problema dei trasferimenti”, tenendo conto del “legame dei docenti con il loro territorio”, espressioni di cui non è difficile cogliere la paternità politica.
Molto esplicita, anche se formulata in termini apodittici, la posizione assunta sulla chiamata diretta dei docenti, definita strumento inutile e dannoso, dunque da superare. Altrettanto esplicitamente viene affermata la necessità di garantire agli alunni con disabilità “lo stesso insegnante per l’intero ciclo”.
Da notare il taglio centrato in modo pressoché esclusivo su questioni che investono la funzione docente, tanto che ai dirigenti è riservato unicamente il breve passaggio sulla chiamata diretta, mentre del personale ATA e dei suoi problemi non vi è proprio il minimo cenno.
Da decifrare il senso del paragrafo conclusivo, dedicato all’alternanza scuola lavoro; per come è scritto, non vi si coglie un’opposizione di principio al modello dell’ASL (di cui si dice che avrebbe dovuto essere “strumento efficace di formazione”), quanto piuttosto una critica alle modalità con cui lo si è attuato. Viene da pensare che con la garanzia di un efficace controllo sulla qualità delle attività svolte e sulla loro attinenza (e non “attitudine”, come impropriamente troviamo scritto anche nel testo definitivo) con i percorsi di studio lo strumento dell’alternanza potrebbe meritare un giudizio diverso da quello che gli viene impietosamente riservato in chiusura del capitolo.
Resta un interrogativo di non poco conto, rispetto al quale il “contratto per il governo del cambiamento” non offre alcun indizio da cui far discendere una possibile risposta: quale spazio il costituendo Esecutivo vorrà riservare al dialogo e al confronto (con le parti sociali, ma non solo) nei percorsi che necessariamente dovrà intraprendere per la definizione degli atti normativi con cui mettere mano alle questioni evocate nel documento programmatico.
La storia recente ha dimostrato che molte delle criticità riscontrabili nella sovrabbondante produzione di provvedimenti in materia di istruzione e formazione degli ultimi vent’anni sono dovute anche alla sostanziale autoreferenzialità con cui governi e maggioranze pro tempore hanno proceduto nella fase della loro elaborazione. Ne siamo talmente convinti da avere indicato, nel documento inviato alle forze politiche in occasione delle ultime elezioni, la necessità di promuovere un momento di ampio e corale coinvolgimento cui dare visibilità e formale riconoscimento attraverso una conferenza nazionale sulla scuola. Non sappiamo se il governo che potrebbe nascere nei prossimi giorni, per il contesto in cui si troverebbe ad agire e per le modalità con cui viene composto, sarà nelle condizioni di poter mettere mano a un progetto del genere, che naturalmente non si improvvisa richiedndo al contrario tempi congrui di preparazione. Ma non sarebbe male sapere, almeno in linea di principio, che cosa ne pensa chi ambisce a “governare il cambiamento”. (da Dirigenti News - settimanale Cisl Scuola, n. 19 del 21 maggio 2018)

Privacy, il nuovo regolamento europeo: lunedì dal Miur chiarimenti in materia

Ven, 18/05/2018 - 20:00
Si è svolto oggi al Miur l’incontro di informativa relativo alle modalità di applicazione del “Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali”.
Lo scorso 26 aprile le organizzazioni sindacali, in una nota unitaria, avevano richiesto che l’Amministrazione fornisse indicazioni relativamente agli obblighi del Titolare del trattamento e che i singoli istituti scolastici non fossero costretti a procedere in solitudine all’individuazione del Responsabile per la protezione dei dati (RPD); nella nota sindacale, inoltre era stato sottolineato come la professionalità richiesta per questa figura fosse elevata e i costi conseguentemente impegnativi. La riunione si è aperta con una preliminare protesta di tutte le organizzazioni sindacali presenti, per l’emanazione da parte di alcuni USR di indicazioni inviate alle scuole, prima ancora che si svolgesse l’incontro odierno. In relazione all’oggetto dell’incontro, ancora una volta, la Cisl Scuola ha evidenziato le difficoltà delle scuole nell’individuazione del RPD e sottolineato come la mancanza di fondi a ciò dedicati sia un ulteriore aggravante nella gestione dell’impianto organizzativo per la protezione dei dati. L’amministrazione, nella persona della dott.ssa Palumbo, Capo Dipartimento per la programmazione e la gestione delle risorse umane, finanziarie e strumentali, ha affermato che il Miur fornirà istruzioni nella giornata di lunedì prossimo, invitando gli USR ad assumere un ruolo di coordinamento per consentire l’individuazione e designazione di uno stesso RPD su ambiti territoriali ampi (provinciali o sub-provinciali).  La nota pertanto conterrà indicazioni sulle procedure di nomina e sulle modalità di coordinamento degli USR. Sarà annunciato anche il rilascio di un modello per il Registro dei trattamenti. Entro due settimane sarà resa disponibile un’iniziativa di formazione “on line” di 9 ore, alla quale seguirà una formazione in presenza (grazie all’impiego di fondi PON-FSE) con il coinvolgimento della rete dei poli formativi già utilizzata per quella legata ai temi PNSD. La formazione in presenza dovrebbe coinvolgere Dirigenti scolastici e DSGA. Si tratta evidentemente di costruire un sistema di procedure complesse: non aiuta, al riguardo, il ritardo con il quale il Miur ha affrontato la questione, insieme al fatto che non sono stati previsti fondi dedicati e che ancora non è definito il testo del decreto legislativo per l’adeguamento della normativa nazionale, provvedimento del quale si allega una bozza.

Infortuni sul lavoro. Furlan: "La politica ponga il tema della sicurezza tra le priorità dell'azione di governo"

Ven, 18/05/2018 - 11:24
Sgomento, dolore e rabbia per il susseguirsi di incidenti sul lavoro, anche con esito mortale. Sentimenti di cui si fa portavoce la CISL attraverso le parole della segretaria Annamaria Furlan, dopo il tragico incidente in cui ha perso la vita un giovane operaio impegnato in un appalto dell’Ilva di Taranto, cui si aggiunge, da ultimo, quello accaduto ad Arquata del Tronto, dove tre lavoratori sono rimasti gravemente feriti. Eventi che suscitano allarme e indignazione e che rendono quanto mai opportuna la decisione di dedicare alla sicurezza sui luoghi di lavoro le celebrazioni svolte il 1° maggio di quest'anno.
“Non possiamo assistere ogni giorno a questa carneficina
– ha dichiarato la Furlan - nell’indifferenza delle istituzioni e di quanti hanno responsabilità sul tema della sicurezza e della tutela della salute. Serve una mobilitazione di tutto il paese. Non basta solo indignarsi o denunciare l’inosservanza delle norme di legge, dei regolamenti e dei contratti. Il sindacato non farà sconti a nessuno finché non avremo più sicurezza e rispetto per la vita in tutti i luoghi di lavoro a partire dall’Ilva, dove sosteniamo la giusta protesta dei sindacati di categoria".
Le organizzazioni di categoria, che hanno indetto dopo la tragedia di Taranto uno sciopero che si protrarrà anche nella giornata di oggi, 18 maggio, in un documento unitario richiamano con forza “le precarie condizioni in cui vivono i lavoratori delle aziende dell’appalto e dell’indotto ILVA che alle continue tensioni di precarietà, mancanza di stipendi, incertezza sul futuro, aggiungono anche minori condizioni di sicurezza".
"Nel corso degli ultimi mesi - si legge ancora nel comunicato unitario - sono stati consumati più scioperi (ultimo il 30 Aprile) denunciando le condizioni di sicurezza carenti, generate anche da una serie di mancanze organizzative, assenza di investimenti e manutenzioni più volte denunciati, oggi l’ennesimo inaccettabile episodio”.
Non più rinviabile, a giudizio dei sindacati, “una seria discussione sull’intero sistema degli appalti che vengono ancor più aggravate dallo stallo della trattativa ILVA in cui uno dei punti delle nostre rivendicazioni è l’avvio di un vero e proprio codice degli appalti".

Un buon voto non si paga

Ven, 18/05/2018 - 10:40
Che cosa c’è di educativo in un premio in denaro elargito dalla scuola ai suoi studenti migliori? Nulla. Probabilmente, invece, c’è molto di diseducativo. Grazie al contributo di alcune aziende locali, l’Istituto di Istruzione superiore Buonarroti Fossombroni di Arezzo il 19 maggio consegnerà degli assegni tra i 100 e i 150 euro agli allievi che nel primo quadrimestre hanno ottenuto una media superiore al 7,5 (non al 7,4!) e almeno un 9 in condotta. La dirigente scolastica l’ha presentato come un buon modo «per far scattare la motivazione allo studio e promuovere comportamenti corretti in classe». Una scuola che si riempie la bocca (e riempie i suoi documenti) di parole come «talento», «eccellenze», «merito», «qualità», «motivazioni», «competizioni» già allarma abbastanza chi ragionevolmente crede nella scuola come luogo di formazione culturale e di maturazione critica della cittadinanza.
Ma se poi decide di utilizzare il denaro per «valorizzare i comportamenti proattivi (sic!) positivi che consentano il raggiungimento del successo formativo» (come recita il testo intitolato «Progetto Merito» e sottotitolato «Valgo, mi impegno, mantengo un buon comportamento, merito»), allora non resta alcun dubbio su uno spaventoso equivoco molto diffuso: quello prodotto dal cliché di una scuola-azienda efficientista e immediatamente «spendibile» sul mercato, specie in tempo di crisi. Naturalmente con un corollario di concetti forse «proattivi» ma decisamente discutibili come, per esempio, dichiarazioni fasulle o vaghe spacciate per grandi verità: «premiare chi si impegni è in qualche modo una forma di sensibilizzazione contro il bullismo» (chi l’ha detto?) e «diffondere le buone pratiche ha la finalità di far nascere l’imitazione di modelli positivi, raggiungibili per tutti» (ma davvero?).
Poche idee ma confuse, direbbe Ennio Flaiano, espresse con una congerie di luoghi comuni tipici dell’aziendalese à la page. Ma il segnale più preoccupante che proviene da Arezzo è l’idea di una scuola che accoglie i principi neoliberisti diffusi ovunque (e quasi ovunque fallimentari), per cui ogni tipo di impegno, anche fare bene il proprio dovere o comportarsi correttamente, ha un equivalente economico-finanziario misurabile e traducibile in un assegno. Anzi, non sono i valori civili, morali, culturali a favorire l’impegno e la correttezza ma i soldi che se ne potrebbero incassare. Intanto il primo risultato del «Progetto merito» aretino è che decine di studenti si sono precipitati a iscriversi al Fossombroni per guadagnarsi qualcosa negli anni a venire: non un buono-libri né una borsa di studio ma un centinaio di euro.

L'altro siamo anche noi

Mer, 16/05/2018 - 16:32
Papa Francesco sta svolgendo in questi anni, oltre alla sua funzione specifica di massima autorità religiosa della Chiesa cattolica, un ruolo di supplenza etica a lui riconosciuto persino dai non credenti: la lettera che i vescovi italiani, nella solennità di Pentecoste, rivolgeranno alle comunità accoglienti, intitolata "Uscire dalla paura", lo dimostra appieno. Questo testo, a venticinque anni dal documento "Ero forestiero e mi avete ospitato", riassume la storia più recente del fenomeno migratorio gettando le basi per un rinnovamento antropologico di portata storica.
Nel 1993 gli immigrati regolari in Italia non raggiungevano il milione: erano una piccola avanguardia rispetto a quelli che sarebbero venuti dopo. Oggi sono quintuplicati, popolano le scuole, accudiscono gli anziani, contribuiscono a pagare le nostre pensioni, contrastano la denatalità, tuttavia mentre nell’ultimo triennio gli stranieri non aumentano, gli italiani che partono in cerca di lavoro si moltiplicano. Ben cinque milioni di nostri connazionali vivono all’estero: lo stesso numero di quelli che arrivano dai Paesi poveri. È questa la dimensione speciale, a volte sottaciuta, del discorso che stiamo facendo. L’altro siamo anche noi, dipende solo dalla posizione, geografica e spirituale, in cui scegliamo di metterci: o chiusi dentro il castello incantato, spesso dal volto digitale, a protezione di identità prosciugate dalla mancanza di vere relazioni, oppure aperti allo scambio umano, pronti a esporci, a metterci in gioco, a scoprirci per ciò che davvero siamo.
Vincere la paura possiede quindi un doppio registro: esteriore, nei confronti della persona da incontrare – può essere il nigeriano che ci chiede l’elemosina di fronte al supermercato, il compagno di classe di nostro figlio, la collega di lavoro – e interiore, riguardo ai fantasmi che ci assillano: nodi non sciolti, timori, indifferenze, ignoranze, pregiudizi, velleità, egoismi, individualismi. Si tratta, è bene ribadirlo, di un lavoro culturale, non naturale. L’istinto umano è diffidente. Bisogna illuminarlo e guidarlo: in quali altri luoghi ciò si può fare se non nella scuola e in famiglia? Ecco perché, come la lettera della Conferenza episcopale ben spiega, siamo di fronte a una sfida educativa di notevoli proporzioni. Ma se non ci sono valori di riferimento forti, perlomeno civili, siamo destinati al fallimento esistenziale. Eppure, soprattutto gli adolescenti, quanta necessità avrebbero di adulti in grado di incarnare il limite da non superare, modelli di persone che hanno deciso di percorrere una strada, magari la più difficile, e lo fanno con «l’audacia, il realismo, la responsabilità, l’intelligenza, la creatività e la prudenza» che i vescovi auspicano! Fa impressione l’assenza di una visione d’insieme della nostra politica, tutta centrata su obiettivi pratici, economici, legati ai sussidi, alle assistenze, alle tasse, insomma alla lista della spesa. Cose fondamentali, è ovvio, ma il governo nazionale non si può ridurre all’amministrazione di una grande azienda. In tal senso la «convivialità delle differenze» che la nuova società multietnica lascia intravedere e a cui ci spinge il testo della Cei, rappresenta l’unica possibilità che abbiamo per uscire dall’atrofia dei programmi tecnici. Tale impegno militante chiama in causa l’intera cittadinanza italiana. Senza distinzioni sociali.
Ma esiste poi, in questa lettera, un altro aspetto ancora più importante per le comunità ecclesiali, oltre al senso teologico: se il cristianesimo dimentica che ognuno di noi, non solo i battezzati, è fatto a immagine e somiglianza del Creatore, nell’annuncio giovanneo della parola di Dio che è diventata uomo, smarrisce la sua stessa essenza. Quando Gesù sfama la folla non chiede né controlla l’appartenenza alla fede, porta semmai a compimento il memorabile augurio di Isaia (55, 1): «O voi tutti assetati venite all’acqua, / chi non ha denaro venga ugualmente; / comprate e mangiate senza denaro / e, senza spesa, vino e latte».

Docenti supplenti, graduatorie di istituto. Entro il 4.6 le integrazioni (II e III fascia)

Lun, 14/05/2018 - 18:04
Il Miur ha emanato la nota prot. n. 22975 del 14.5.2018 con la quale, trasmettendo il proprio decreto n. 784 dell’11.5.2018 e la relativa modulistica, l'Amministrazione detta le istruzioni operative relative
  • al riconoscimento della priorità assoluta nell’attribuzione delle supplenze di III fascia (art. 1, DM 784/2018 “Nelle more della costituzione triennale delle graduatorie di istituto e dell'apertura dei termini per la costituzione semestrale degli elenchi aggiuntivi … i soggetti inseriti nelle graduatorie della III fascia che acquisiscono il titolo di abilitazione possono presentare domanda di precedenza assoluta, nell'attribuzione delle supplenze da III fascia per le corrispettive classi di concorso” - Utilizzare il “modello A4
  • all’inserimento in II fascia aggiuntiva (art. 2, DM 784/2018 “I soggetti che hanno acquisito il titolo di abilitazione per la scuola dell'infanzia e primaria e per la scuola secondaria di I e II grado entro il 1° febbraio 2018 possono richiedere l'inserimento nella II fascia delle relative graduatorie di istituto e sono collocati, in un elenco aggiuntivo alla graduatoria di inizio triennio” - Utilizzare il “modello A3
  • alla presentazione del titolo di specializzazione sul sostegno conseguito dopo il 24.6.2017 (art. 3, DM 784/2018 “E' consentito agli aspiranti che hanno conseguito il titolo di specializzazione per il sostegno agli alunni con disabilità di inserirlo nelle graduatorie di istituto ove sono presenti, per l'attribuzione delle relative supplenze” - Utilizzare il “modello A5
  • a disposizioni particolari per la scuola dell’infanzia (art. 4, DM 784/2018 “In attuazione dell’art. 3, comma 1, del D.M. 335/2018, i docenti di scuola dell’infanzia e primaria iscritti nelle graduatorie di istituto di II fascia, per effetto delle domande di iscrizione/aggiornamento presentate entro il termine del 24 giugno 2017, possono integrare il punteggio già attribuito, con il servizio prestato presso le sezioni primavera … salvo che abbiano già conseguito, per ciascun anno scolastico di interesse, il previsto punteggio massimo attribuibile per i servizi”) - Utilizzare il “modello A1/S

Contratto Dirigenza, il report del primo incontro svoltosi presso l'ARAN

Lun, 14/05/2018 - 17:26
Nella mattinata odierna si è svolto all’Aran l’incontro di apertura per il rinnovo del CCNL dei dirigenti dell’Area "Istruzione e Ricerca". Il nuovo contratto sostituirà il CCNL Area V, la cui stipula risale addirittura al 15 luglio 2010. La delegazione Cisl Fsur era guidata dalla segretaria generale, Maddalena Gissi. Come è evidente, il lungo periodo di moratoria della contrattazione ha comportato la inesigibilità di molte parti del vecchio contratto a causa delle incursioni normative di questi ultimi anni. Il testo contrattuale vigente, inoltre, non risulta più rispondente all’evoluzione del contesto culturale, istituzionale e professionale nel quale i dirigenti scolastici sono chiamati ad operare. Per ammissione della stessa Agenzia presso la quale è stato contestualmente avviato anche il confronto per il rinnovo del CCNL dell’Area delle Funzioni centrali, il tema della equiparazione retributiva della dirigenza scolastica, rappresenta uno degli elementi centrali della trattativa. A prescindere dai possibili sviluppi relativi alla formazione del nuovo Esecutivo, il Presidente Gasparrini ha precisato che vi sono tutte le condizioni per avviare e rapidamente concludere il negoziato. Sono stati citati sia gli Atti di Indirizzo (di Comparto e di Area) che la disponibilità delle risorse, ivi comprese quelle esclusivamente destinate in legge di bilancio all’equiparazione della retribuzione di posizione dei dirigenti scolastici. Se l’Aran ha molto insistito sulla inderogabilità del d.lgs. 165/2001, le organizzazioni sindacali hanno sottolineato la necessità che il contratto intervenga in tema di valutazione, formazione e conferimento e mutamento degli incarichi. Appare essenziale, altresì, affrontare il tema delle reggenze che è diventato in questo momento un dato non più occasionale ma strutturale del governo del sistema scolastico. In generale occorre ricercare una puntuale regolazione della disciplina del rapporto di lavoro nella direzione di un sostanziale contenimento dei relativi carichi e verso la semplificazione del regime delle responsabilità, in coerenza con quanto previsto dall’art. 25 del d.lgs. 165/2001. Il “tavolo” sarà convocato nuovamente entro dieci giorni e il primo tema in discussione sarà quello relativo alle relazioni sindacali e all’articolazione della struttura del contratto che per la prima volta unifica la disciplina delle ex aree dirigenziali quinta e settima.

Attribuzione degli incarichi dirigenziali, esiti odierno incontro al Miur

Lun, 14/05/2018 - 17:02
Si è svolto oggi, 14 maggio, presso il Miur un incontro di informativa convocato dall’Ufficio II della “Direzione generale per il personale”, avente per oggetto le operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali (conferme, mutamenti, mobilità interregionale). La nota che ci è stata illustrata, ricalca sostanzialmente quella degli anni precedenti. Le organizzazioni sindacali hanno richiesto che vi fosse un riferimento esplicito ai possibili esiti del rinnovo in atto del CCNL, principalmente in relazione alle aliquote da destinare alla mobilità interregionale.  La Cisl Scuola inoltre ha richiesto all’Amministrazione di fornire agli USR indirizzi affinché sia facilitato l’accoglimento delle istanze di mantenimento in servizio dei dirigenti scolastici eventualmente destinatari di un provvedimento di pensionamento d’ufficio. Questa misura infatti consentirebbe di attenuare il ricorso sempre più massiccio all’istituto delle reggenze e risponderebbe all’interesse pubblico di garantire la continuità dell’azione di governo delle istituzioni scolastiche. Con il medesimo obiettivo, la Cisl Scuola ha anche chiesto che gli USR non diano luogo a provvedimenti legati all’applicazione della legge 190/2012 relativamente alla rotazione degli incarichi quale misura anti-corruttiva. Avviene infatti che dirigenti spostati dalla propria istituzione per somma di anni di permanenza, paradossalmente se la vedano affidata in reggenza! L’Amministrazione si è riservata di valutare le richieste sindacali, sottolineando tuttavia che la materia rientra nelle dirette competenze dei direttori regionali.

Attribuzione degli incarichi dirigenziali, esiti odierno incontro al Miur

Lun, 14/05/2018 - 17:02
Si è svolto oggi, 14 maggio, presso il Miur un incontro di informativa convocato dall’Ufficio II della “Direzione generale per il personale”, avente per oggetto le operazioni di attribuzione degli incarichi dirigenziali (conferme, mutamenti, mobilità interregionale). La nota che ci è stata illustrata, ricalca sostanzialmente quella degli anni precedenti. Le organizzazioni sindacali hanno richiesto che vi fosse un riferimento esplicito ai possibili esiti del rinnovo in atto del CCNL, principalmente in relazione alle aliquote da destinare alla mobilità interregionale.  La Cisl Scuola inoltre ha richiesto all’Amministrazione di fornire agli USR indirizzi affinché sia facilitato l’accoglimento delle istanze di mantenimento in servizio dei dirigenti scolastici eventualmente destinatari di un provvedimento di pensionamento d’ufficio. Questa misura infatti consentirebbe di attenuare il ricorso sempre più massiccio all’istituto delle reggenze e risponderebbe all’interesse pubblico di garantire la continuità dell’azione di governo delle istituzioni scolastiche. Con il medesimo obiettivo, la Cisl Scuola ha anche chiesto che gli USR non diano luogo a provvedimenti legati all’applicazione della legge 190/2012 relativamente alla rotazione degli incarichi quale misura anti-corruttiva. Avviene infatti che dirigenti spostati dalla propria istituzione per somma di anni di permanenza, paradossalmente se la vedano affidata in reggenza! L’Amministrazione si è riservata di valutare le richieste sindacali, sottolineando tuttavia che la materia rientra nelle dirette competenze dei direttori regionali.

Istruzione per gli adulti, iscrizioni ai percorsi per l'a.s. 2018/19

Gio, 10/05/2018 - 19:11
Il Miur ha emanato, in materia, la nota prot. 7647 del 3.5.2018 annunciata nei contenuti dalla precedente nota prot. n. 14659 del 13.11.2017. Presentazione domanda di iscrizione
  • Per i percorsi di istruzione di primo livello e i percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana le domande dovranno essere presentate direttamente alle sedi dell'unità amministrativa dei CPIA anche tramite "sedi associate".
  • Per i percorsi di istruzione di secondo livello le domande dovranno essere presentate presso le sedi dell'unità didattica dei CPIA (punti di erogazione di secondo livello), vale a dire alle Istituzioni Scolastiche presso le quali sono incardinati i percorsi di secondo livello le quali provvederanno a trasmetterle tempestivamente, in copia, alla sede centrale del CPIA con il quale le Istituzioni Scolastiche hanno stipulato l'accordo di rete.
Termini di scadenza per le iscrizioni
  • Di norma entro il 31 maggio 2018 e comunque non oltre il 15 ottobre 2018. Sarà comunque possibile accogliere, nei limiti dell'organico assegnato, richieste di iscrizione pervenute oltre i succitati termini. Spetterà al Collegio definire i criteri generali e le fattispecie legittimanti la deroga.

Diplomati magistrali, primo confronto dei sindacati con le forze politiche

Gio, 10/05/2018 - 08:24
A seguito della richiesta inviata il 3 maggio a tutti i gruppi parlamentari, la CISL Scuola, insieme a Flc CGIL, UIL Scuola e GILDA Unams, ha incontrato mercoledì 9 maggio esponenti di due forze politiche, Lega e PD, per un confronto sulle iniziative di natura legislativa ritenute necessarie per portare a soluzione la vicenda determinata dal pronunciamento del Consiglio di Stato sui docenti diplomati magistrali. Sono stati due momenti diversi di incontro, al termince dei quali è stato diramato il seguente comunicato unitario: Oggi, 9 maggio, i segretari generali di Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e GILDA Unams hanno incontrato il sen. Mario Pittoni (Lega) e i sen. Simona Malpezzi e Andrea Marcucci (Partito Democratico) a seguito della richiesta inviata a tutte le forze parlamentari per definire una soluzione concreta alla questione dei diplomati magistrali.
I Sindacati hanno indicato come indispensabile un provvedimento normativo, da adottare con la massima urgenza, a beneficio di tutti coloro che stanno oggi prestando servizio nella scuola primaria o dell’infanzia in quanto assunti negli anni scorsi a seguito di provvedimenti cautelari, tenendo altresì conto dei diritti di eventuali controinteressati nell’applicazione dei suddetti provvedimenti. Si tratta di moltissimi insegnanti che, per effetto di un altalenante andamento della giustizia amministrativa, rischiano di perdere il lavoro con preoccupanti conseguenze per alunne e alunni e per l’ordinata ripresa del nuovo anno scolastico.
Le Organizzazioni sindacali hanno chiesto che nel provvedimento legislativo d’urgenza si preveda una procedura riservata che valorizzi il servizio prestato e metta la scuola nelle condizioni di affrontare un regolare avvio delle attività il prossimo 1° settembre.
Flc CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola e GILDA Unams confermano la volontà di incontrare anche le altre forze politiche già destinatarie dell’invito, confidando in una loro disponibilità
. Roma, 9 maggio 2018 Francesco Sinopoli   Flc CGIL
Maddalena Gissi   CISL Scuola
Giuseppe Turi   UIL Scuola
Rino Di Meglio   GILDA Unams

Mobilità annuale, verso una sostanziale proroga del CCNI dell'anno scorso

Mer, 09/05/2018 - 19:58
È proseguito oggi al MIUR, con un secondo incontro, il confronto per definire il CCNI sulle operazioni di mobilità annuale (utilizzazioni e assegnazioni provvisorie). Come già proposto nella precedente riunione, si è convenuto di confermare, con alcune modifiche, il testo del precedente CCNI; una scelta che si pone in analogia e continuità con quella fatta a suo tempo, quando si è stabilito di prorogare il contratto integrativo sulla mobilità dello scorso anno, attraverso un accordo ponte. Tale scelta era stata determinata dal fatto che in quel momento la trattativa per il rinnovo del CCNL era ancora in corso, rendendo pertanto impossibile il recepimento di eventuali novità in esso contenute e dovendosi nel contempo tenere conto delle esigenze legate alla tempistica delle operazioni di mobilità.
Tra le novità contenute nel CCNL da poco firmato definitivamente vi è anche la previsione di una cadenza triennale per quanto riguarda la definizione dei contratti integrativi, triennalità che riguarderebbe naturalmente anche quelli sulla mobilità annuale. Tuttavia si è convenuto di confermare sostanzialmente anche per il 2018/19 il CCNI 2017/18, salvo alcune modifiche su parti oggetto di controversie e su cui era stata chiesta nel luglio scorso una procedura di interpretazione autentica, purtroppo senza esito. Queste in sintesi le proposte avanzate dalla Cisl Scuola e dalle altre organizzazioni:
  • eliminare l'obbligo di convivenza con il genitore in caso di ricongiungimento
  • ricomprendere i parenti o affini conviventi tra le persone alle quali può essere chiesto il ricongiungimento
  • consentire la richiesta di assegnazione provvisoria nell'ambito della nuova provincia acquisita per trasferimento, al fine di ottenere una scuola del comune di ricongiungimento (l'anno scorso questa possibilità era consentita esclusivamente per coloro che avevano ottenuto il trasferimento beneficiando delle precedenze)
  • chiarire che è sufficiente l'indicazione tra le preferenze esprimibili di una scuola del comune prima di richiedere scuole di comuni diversi (precisazione contenuta in una FAQ inviata dal MIUR direttamente agli Uffici Periferici nel mese di agosto dello scorso anno, ma di cui solo alcuni di questi hanno tenuto conto)
  • consentire la possibilità di richiedere l'assegnazione provvisoria interprovinciale ai docenti privi di titolo di specializzazione sul sostegno, limitando comunque le operazioni ai soli posti in deroga concessi entro una determinata data
Nel CCNI si dovrà anche prevedere l'accantonamento, oltre che dei posti per le nomine in ruolo, anche di quelli vacanti e disponibili per gli eventuali vincitori del nuovo concorso FIT che risultino in posizione utile per le nomine a tempo determinato sui posti fino al 31 agosto. Su tutte queste proposte l'Amministrazione si è riservata un momento di ulteriore riflessione in attesa del prossimo incontro, già fissato per il prossimo 22 maggio.

Peppino Impastato ha vinto

Mer, 09/05/2018 - 11:54
Quando Peppino Impastato è stato dilaniato dal tritolo non aveva in tasca la tessera da giornalista. Non era iscritto all’albo. Eppure denunciava storie illegali della politica locale attraverso i microfoni di Radio Aut, scriveva, alzava la voce, scherzava sui mafiosi del suo paese, ironizzava e li sbeffeggiava. Ora, a quarant’anni dalla sua uccisione, grida. Grida e non smette più. Come dice suo fratello Giovanni Impastato, lui voleva fare il giornalista, ma «i mafiosi hanno commesso un errore», perché «mettendolo a tacere, hanno amplificato la sua voce. E non è solo questione di quanto si fa sentire: è questione di qualità del messaggio, perché se è la vittima a parlare, tutti tacciono, perché la sua autorevolezza è indiscutibile». E per Giovanni i mafiosi fecero un altro errore: «l’avessero lasciato parlare, magari a lungo andare si sarebbe ripetuto e avrebbe stancato. Magari avrebbe perso la testa e avrebbe esagerato, si sarebbe smascherato, sarebbe caduto lui, nel ridicolo. Invece così ha per sempre ragione, ha per sempre voce in capitolo. E gli altri ad ascoltare». Il 9 maggio 1978, quando i suoi amici di Cinisi raccolgono i brandelli di carne del corpo dilaniato di Peppino sparsi attorno al cratere dell’esplosione, i carabinieri sono decisi nella loro ipotesi, scrivendo nei rapporti investigativi che era morto nel tentativo di far saltare in aria con una bomba i binari del treno. Invece lo avevano legato alle rotaie, già morto, per farlo passare per un terrorista. La verità, come si seppe molti anni dopo, è che lo aveva ucciso la mafia, perché dalla sua radio libera prendeva in giro il capomafia Gaetano Badalamenti, uno dei boss storici dei clan siciliani, morto in un carcere americano dopo essere stato condannato all’ergastolo come mandante dell’uccisione di Peppino. Morto senza essersi pentito di ciò che aveva fatto durante la sua carriera criminale. Peppino Impastato però ha vinto su tutti, anche sui mafiosi. Anche sullo stesso Badalamenti. Peppino è stato uno dei primi segni di ribellione siciliana. Il giorno della sua morte, nonostante la tensione che c’era in tutta Italia per il delitto di Aldo Moro, migliaia di ragazzi sono arrivati a Cinisi da Palermo e altre città siciliane per manifestare contro la mafia, gridando subito che erano stati gli uomini delle cosche a uccidere il loro compagno. Quella è stata la prima manifestazione in piazza contro la mafia, in un paese di mafia. Al suo funerale c’era più gente di quanta il militante di Democrazia proletaria ne avesse mai raccolta in piazza, da vivo, durante i suoi comizi per la campagna elettorale in cui si era candidato a consigliere comunale. E, dopo morto, anche il suo primo successo: alle elezioni del 14 maggio lo votano in 260, quasi il sei per cento della “capacità” elettorale di Cinisi. Un’affermazione senza precedenti se si pensa che nello stesso paese il Pci aveva ottenuto appena il 10 per cento dei suffragi e che quella che allora veniva definita la “nuova sinistra”, si manteneva nella zona su percentuali molto più basse. Quando Peppino Impastato fu eletto, dalla sua morte era già passata una settimana: esploso sui binari della Palermo-Trapani assieme a quattro chili di tritolo. Dicevano: come Salvatore Carnevale, come Accursio Miraglia, militanti del movimento contadino siciliano, abbattuti poco tempo prima dalle lupare mafiose. Ma gli investigatori non ascoltavano. Un manifesto di controinformazione compilato dai compagni di Impastato accusava la mafia del suo assassinio. Ma per i carabinieri rimaneva solo un morto scomodo, e per loro una storia da chiudere al più presto. Si è impegnato tanto a ricordare in tutti questi anni la figura di Peppino uno dei suoi amici, Umberto Santino, storico e grande studioso dei fenomeni mafiosi. E poi c’è stato anche il grande film di Marco Tullio Giordana, “I Cento passi”, scritto con Monica Zapelli e Claudio Fava. Una pellicola che ha portato l’immagine di Peppino nel cuore di milioni di persone che prima non lo conoscevano. La Commissione parlamentare antimafia ha indagato sul “caso Impastato” 22 anni dopo il delitto, arrivando a conclusioni su cosa si è opposto a fare verità e giustizia. E lo ha fatto prima ancora che la Corte d’assise arrivasse a sentenza. L’indagine della commissione, presieduta da Giovanni Russo Spena, ha dovuto ricostruire l’anatomia di una deviazione, che ha, nell’immediatezza del delitto, impedito di ricercare e di individuare i mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio. Il quadro mafioso che c’era dietro questo delitto era stato sin dal primo momento segnalato dai familiari e dai compagni di Peppino. Avevano indicato, reclamato, “gridato”, in un grande isolamento, anche politico: troppi avevano sottovalutato gli avvenimenti, limitandosi inizialmente ad una neutra e quasi notarile richiesta di “piena luce” sulla morte del “giovane Impastato”. La Commissione ha dunque accertato se nella fase iniziale delle indagini si fossero verificate anomalie del comportamento degli inquirenti, delle omissioni, del “depistaggio”. L’attività svolta dalla Commissione ha evidenziato all’interno delle pubbliche istituzioni, in particolare in alcuni suoi uomini, omissioni e veri e propri vuoti di contrasto allo sviluppo del potere mafioso nella zona in cui viveva e combatteva Peppino. Perché è successo tutto ciò? Come mai ci furono quei comportamenti omissivi? Perché, di fronte a indizi e prove che confutavano l’ipotesi del suicidio e dell’attentato terroristico, questa non fu abbandonata? La risposta, data dalla Commissione, va cercata in quel contesto storico, la seconda metà degli anni Settanta, e analizzando le forze che si fronteggiavano sul campo. È bene ricordare che all’interno dell’Arma dei carabinieri convivevano opinioni e tesi diverse sull’omicidio. Chi ha subito puntato, deviando la verità dei fatti, all’attentato terroristico escludendo la mafia, è stato l’allora maggiore dei carabinieri Antonio Subranni che scrisse in un’informativa che Impastato si era ucciso o era morto in un fallito attentato. Un’informativa firmata insieme al maresciallo Alfonso Travali, nonostante quest’ultimo, cinque mesi prima, nel dicembre 1977, avesse riferito in una nota inviata al proprio comando che Impastato e il suo gruppo di Democrazia proletaria «non sono ritenuti capaci di compiere attentati terroristici». La relazione della Commissione parla proprio di “depistaggio”, sottolineando che l’omicidio fu, allora, un “impaccio” di cui qualcuno voleva liberarsi immediatamente catalogandolo come suicidio o infortunio di un terrorista, «al di là di ogni palmare evidenza». La corte d’assise è poi arrivata a condannare il mandante dell’omicidio, il boss Gaetano Badalamenti, provando così che era stata la mafia a ordinare l’uccisione di Peppino. Mentre Antonio Subranni, ritrovato fra gli imputati del processo alla trattativa Stato-mafia, è stato adesso condannato a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. Le migliaia di ragazzi che nell’anniversario dell’uccisione di Peppino affollano le strade di Cinisi, e che anche quest’anno ritorneranno a quarant’anni dal delitto per ricordarlo, ci vogliono dire come questo “combattente” è vivo e resta sempre una spina nel fianco per i mafiosi.

Privacy, il nuovo regolamento europeo: la prossima settimana incontro al Miur

Lun, 07/05/2018 - 19:43
Il 25 maggio entrerà in vigore il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali. Il Regolamento richiede una serie di adempimenti onerosi, tra i quali la nomina di un Responsabile per la protezione dei dati. L’introduzione di questa nuova figura professionale deve essere fatta seguendo i dettami europei che esigono l’individuazione di esperti non solo dotati di conoscenze specialistiche complesse e capacità ad assolvere i propri compiti ma anche caratterizzati da integrità ed elevati standard deontologici. La Cisl Scuola ritiene che non si possa richiedere alle oltre 8.000 istituzioni scolastiche di individuare un proprio RPD e di affrontare il relativo onere economico, con una enorme parcellizzazione sul territorio e conseguente dispersione di risorse. Sembrano invece percorribili soluzioni analoghe a quelle adottate per l’individuazione del Responsabile per la prevenzione della corruzione e della trasparenza a livello di USR. Lo scorso 26 aprile, Cisl Scuola, Flc Cgil e Uil Scuola, dopo un’interlocuzione informale con gli Uffici competenti, hanno chiesto all’Amministrazione un incontro urgente per il chiarimento delle modalità di applicazione del Regolamento europeo. Ci è stato anticipato, per le vie brevi, che la convocazione sarà fissata all’inizio della prossima settimana e in quella sede sosterremo le ragioni delle scuole.

Nuovo CCNL, entro maggio gli arretrati, da giugno stipendi a regime

Ven, 04/05/2018 - 20:10
Entro la fine del corrente mese di maggio saranno corrisposti gli arretrati derivanti dagli incrementi previsti - per il periodo “gennaio 2016/maggio 2018” - dal nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto “Istruzione e Ricerca”, sottoscritto definitivamente lo scorso 19 aprile. Ne dà notizia NoiPA, attraverso uno specifico avviso. A partire da giugno 2018 il valore mensile dello stipendio tabellare lordo sarà adeguato, a regime, ai nuovi valori previsti dal CCNL. Gli adeguamenti stipendiali interessano circa 1.200.000 lavoratori, tra dipendenti della Scuola, AFAM ed Enti di ricerca.

Promuovere una Conferenza Nazionale sulla scuola. La richiesta nel documento finale dell'Assemblea Nazionale Cisl Scuola

Ven, 04/05/2018 - 16:34
Rilanciare a livello politico un ampio, approfondito e partecipato dibattito sui temi dell'istruzione e della formazione, da portare a sintesi promuovendo una Conferenza Nazionale sulla scuola. Questa la richiesta con cui si chiude il documento finale approvato al termine dei lavori dell'Assemblea Nazionale Cisl Scuola, conclusa oggi a Rimini e che ha impegnato per tre giorni in un intenso confronto tutto il gruppo dirigente dell'organizzazione. Prima delle conclusioni di Maddalena Gissi è intervenuto nel dibattito anche il segretario confederale responsabile del settore lavoro pubblico Ignazio Ganga, che ha sottolineato fra l'altro come i contratti appena rinnovati rappresentino un fondamentale fattore di sostegno all'innovazione e all'ammodernamento di una Pubblica Amministrazione al servizio dei cittadini, fattore essenziale per l'efficacia del sistema Paese.
Il documento conclusivo, approvato all'unanimità, ribadisce il giudizio positivo sulla firma del nuovo contratto, traguardando già il successivo imminente rinnovo, impegna l'organizzazione a sostenere anche con percorsi di formazione l'impegno dei neo eletti nelle RSU, denuncia la situazione di pericoloso isolamento che la scuola sta vivendo, evidenziata anche dai ricorrenti episodi di aggressione al personale scolastico, segnalando la necessità di ricostituire un patto di alleanza tra scuola, famiglie e società.

Furlan, la scuola bene comune da difendere. Basta insultare e aggredire i lavoratori

Gio, 03/05/2018 - 22:04
"La violenza ed il bullismo nelle scuole sono il sintomo di una degenerazione che sta invadendo le nostre comunità. Ma la scuola è un bene comune del paese. Ed un bene comune non si insulta ma si rispetta". Lo ha detto stasera la Segretaria Generale della CISL, Annamaria Furlan, a Rimimi all'Assemblea nazionale della CISL scuola.
"È dalla scuola che dobbiamo riprendere i fili per ritessere la coesione sociale indispensabile per far crescere il paese", ha detto la leader della CISL. "Se non si rispetta la scuola - ha sottolineato-, noi abbiamo perso la scommessa per il futuro del paese. La scuola, come il lavoro, sono stati troppe volte teatro di scontri e di speculazioni politiche. Adesso sono arrivate anche le violenze fisiche e le forme di intimidazione agli insegnanti ed al personale della scuola. Per questo come sindacato noi diciamo basta. Le elezioni per il rinnovo delle Rsu sono state un grande momento di partecipazione, la CISL è oggi il primo sindacato in termini di rappresentatività. Le proposte che abbiamo fatto in queste settimane nei posti di lavoro sono state condivise da tanti lavoratori che hanno votato la CISL scuola". "Adesso, ha aggiunto, dobbiamo andare avanti sulla nostra strada. Dobbiamo farci promotori di un grande processo di trasformazione e di valorizzazione della scuola italiana, della ricerca, dell'università, facendo stare insieme giovani ed anziani, famiglie e territori, disoccupati ed occupati. La scuola deve diventare il fulcro dello stare insieme", ha concluso. (AdnKronos, 03-MAG-18)

Diplomati magistrali: si cerca una soluzione politica. Lettera alle forze parlamentari

Gio, 03/05/2018 - 17:27
Dopo l’incontro svoltosi nella mattinata odierna al Miur, Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Rua e Gilda-Unams hanno inviato ai Capigruppo Parlamentari di Camera e Senato una nota unitaria con la richiesta urgente di incontro (possibilmente già nelle prossime ore) per esporre le problematiche relative alla gravissima situazione dei docenti diplomati magistrali ante 2001/2002 e per ricercare una soluzione politica per queste decine di migliaia di personale scolastico che la recente sentenza del Consiglio di Stato estromette dalle GAE, compromettendo il loro futuro lavorativo ed esistenziale, oltre che il regolare avvio del prossimo anno scolastico. Soluzione di straordinaria amministrazione che preveda l’emanazione di un provvedimento legislativo e che tenga nella dovuta considerazione ogni legittimo interesse, per essere pienamente rispondente a principi di equità e giustizia sociale. Il prossimo incontro in materia, tra Amministrazione e sindacati, è stato fissato per mercoledì prossimo, 9 maggio, al Miur.

Ricostruire il patto tra società e scuola. Intervista di Francesco Scrima

Gio, 03/05/2018 - 12:43
Intervistato per Italia Oggi da Alessandra Ricciardi, il presidente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, Francesco Scrima, interviene sul tema all'ordine del giorno, le aggressioni ai docenti, spia di un pericoloso scollamento tra scuola, famiglie e società. Un patto che si è rotto pericolosamente e che occorre ricostruire al più presto. Chiare le responsabilità della politica nella "svalorizzazione" del lavoro dei docenti, spesso dati in pasto alla pubblica opinione come impreparati o fannulloni. Una politica alla quale va invece chiesto di rilanciare politiche di attenzione e di investimento, perchè il capitale della conoscenza diventi capitale sociale.

Nessun ragazzo è un bullo per sempre

Gio, 03/05/2018 - 10:49
Cara Scuola, mi domando se conosci gli adolescenti e, se li conosci, perché con inspiegabile facilità sei portata a definirli bulli appena manifestano gesti, stravaccamenti, irrequietezze caratteristiche della loro stagione.
Mi guardo bene dal giustificare e dall’accusare. Vorrei solo capire, insieme a te, quale interesse abbiamo nel confondere (con il generoso aiuto dei mass-media) il bullismo con il terrorismo e con la violenza criminale.Tra il banalizzare e il criminalizzare questi fatti è possibile trovare uno spazio per interpretazioni meno inquietanti? Hanno significati lungimiranti le bocciature, le espulsioni prolungate, le punizioni esemplari, i docenti demotivati e i genitori in polemica continua? (...)
Tu Scuola dirai: «Cosa c’entro io, in questo casino?». C’entri tanto! Se tu, Scuola, diventassi un ambiente a rischio, sarebbe il peggiore dei terremoti. Sei rimasta l’unica istituzione che raccoglie tutti i nostri figli negli anni fondamentali della loro vita. Sei l’unico baluardo cui aggrapparsi per costruire percorsi, mete, speranze, senza le quali le nostre città si ridurrebbero a convivenze disordinate, a grattacieli verdi ma senz’anima, a case orfane di famiglie, a quartieri anonimi per un verso, negativamente etichettati per un altro.
Mi vuoi spiegare perché l’adolescenza dei nostri ragazzi, periodo tra i più straordinari, non viene accolta, tradotta, declinata nei termini giusti? Per capire l’adolescenza dobbiamo, insieme, fare uno sforzo e uscire «dal seminato». È bello sentir dire da tutti che l’adolescenza va paragonata alla primavera. Esplode fuori dalle nostre finestre, la annusiamo correndo nei parchi, ci assorda con i tuoni e i temporali, imbianca di tempesta i marciapiedi dei nostri paesi, in pochi attimi fa del cielo uno scarabocchio e del mare una montagna di onde. Perché tutto ciò non riusciamo a trapiantarlo dentro i «muscoli» e le gambe delle «primavere sedicenni»? Perché quello che ci inebria ecologicamente, ci irrita educativamente? Possibile? Se il sedicenne canta, strilla, esce dal banco, allunga le gambe sul tavolo, se cambia di umore quattro volte all’ora o durante l’interrogazione, se spara qualche «insulto popolare», abbiamo già decretato la sua «mortalità scolastica».
L’avventura della Scuola sta nel riuscire a far convivere le tempeste con la poesia; la scoperta del corpo, delle rabbie, delle cotte, delle antipatie, delle strafottenze, con la maturità del docente. Anzi, vorrei sperare che solo la serietà sorridente dell’adulto sarà capace di riprendere il puledro per le redini. Perché di puledri si tratta e non di bulli. E i puledri collaudano l’allevatore, non lo distruggono. Guai se gli adolescenti in aula fossero composti, attenti, educati e di condotta ottima. Vorrebbe dire che la disciplina e il clima ricattatorio li avrebbero «sedati» oppure che il traffico sottobanco sta proliferando. Ed è proprio questo ambiente che ha generato i fattacci di questi ultimi mesi. Chiunque è impegnato nel mondo della scuola deve amare le storture, le difficoltà, le parti meno espresse e meno lineari delle storie che ha davanti. Deve intuire che i ragazzi si rivelano per lampi. La bellezza dell’insegnare educando sta nell’aspettare che il temporale si scarichi tra un lampo e l’altro, per poi, all’improvviso, riportare l’azzurro con l’arcobaleno. (...) Io, da oltre sessant’anni, cioè dal primo giorno di prete, per scelta vivo tra quelli che tu, Scuola, etichetti come drogati, violenti, terroristi, bulli, irrecuperabili, omicidi, balordi e borderline. Per me sono ragazzi, i miei ragazzi.
Cara la mia Scuola, tu lo sai, perché abbiamo duellato. Ho fatto il direttore e il professore (mi scuso dei titoli) nelle scuole superiori professionali durante gli anni Novanta, di fronte al Parco Lambro. Non mi sono mai seduto in cattedra. Entrando in classe salutavo uno a uno i ragazzi, gridando «ciao». Poi cominciavo l’incontro, non la lezione. (...) Camminando tra i banchi possiamo aprire sentieri che non si perdono nella nebbia del disagio, dei conflitti interiori, dei godimenti incestuosi, come li chiama Massimo Recalcati. Ogni docente è una specie di Cristoforo Colombo. Con la sua caravella ascolta, spiega, riprende, sbaglia, dubita. E, senza accorgersi, approda dall’altra parte. Perché c’è una matematica, una grammatica, una tecnologia che, oltra a insegnare, aiuta a cancellare il disagio dei deboli e trasforma il bullismo dei cafoni degli ultimi banchi in gruppo di sostegno.
Cara Scuola, abolisci i registri e inventa gli insegnanti. Chiama Roma. Non c’è il Ministro, ma c’è il ministero. E tu sai bene che è da quegli uffici che esce l’anno scolastico. Un anno senza stagioni, meglio: senza primavere!

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